di Maria La Calce
Nonostante la crisi in atto, la Croazia si prepara ad entrare nell'Ue ed a pochi giorni dal referendum di domenica prossima che dovrebbe dare il via libera all'adesione il paese si spacca. Secondo i sondaggi, infatti, circa il 55-58 per cento dei croati si esprimerà a favore, mentre solo il 28-30 per cento si dirà contrario.
La maggior parte delle forze politiche e sociali si sono già espresse positivamente quanto all'ingresso della Croazia nell'Unione Europea prevista per il primo luglio 2013.
«L'adesione della Croazia- ha dichiarato infatti il presidente Ivo Josipovic - garantirà una base solida per utilizzare in pieno le potenzialità creative del nostro giovane Paese». Evidente dunque nelle parole di Josipovic l'invito rivolto ai croati a votare a favore, in concomitanza tra l'altro con l'anniversario del riconoscimento dell'indipendenza del paese dall'ex Iugoslavia. Proprio il 15 gennaio del 1992, infatti, esattamente vent'anni fa, era stata proprio la Comunità euoropea a dichiarare, per prima, l'indipendenza di Zagabria da Belgrado. L'adesione all'Ue arriverebbe per il paese dopo otto anni di negoziati e la Croazia sarebbe, dopo la Slovenia, il secondo paese ex jugoslavo a far parte dell'Unione.
Anche il ministro degli Esteri, Vesna Pusic, ha più volte fatto appello a votare sì, spiegando che un rifiuto dell'adesione spingerebbe la Croazia nell'isolamento accentuando cosi la crisi economica in un momento per tutti particolarmente delicato.
La volontà di aderire all'Unione Europea appare evidente nel parlamento, eletto lo scorso dicembre, dove, su 151 deputati in rappresentanza di 11 partiti politici, solo un partito con un deputato, di stampo nazionalista, ha espresso parere negativo all'Unione. La voce si leva quasi unanime anche dalle istituzioni culturali e accademiche, dalla società civile e dalla Chiesa cattolica, pronte ad esprimere il loro si a Bruxelles. La Croazia tra l'altro, è l'unico Stato europeo a maggioranza cattolica a non far ancora parte dell'Ue
Rimangono ostili all'ingresso della Croazia soprattutto esponenti della destra nazionalista o ultraconservatrice, che giudica negativamente la perdita di alcune prerogative della sovranità nazionale come anche «l'ideologia liberale europea» dannosa per i valori tradizionali e l'identità nazionale croata.
Anche la sinistra radicale, molto debole in Croazia, è critica e guarda con sospetto allo stesso concetto di integrazione europea, che vede come «sistema di oppressione istituito dalla forze neo-liberali e imperialiste». I detrattori dell'Europa comunque
sostengono che l'economia croata non è ancora pronta e che molte piccole e medie imprese saranno soffocate dalla concorrenza europea.
Qualora attraverso il referendum, che per essere valido non deve avere un quorum definito ma una semplice maggioranza dei voti effettivamente espressi, i Paesi membri dovranno ratificare il Trattato nei loro rispettivi parlamenti nazionali.