Un interessante dibattito si è aperto di recente attorno all’inchiesta sulla progettazione del nuovo stadio di Roma. Inchiesta della Procura capitolina culminata in nove arresti e più indagati.

Una bufera, l’ennesima,  che si è abbattuta sulla giunta Raggi e nello specifico sull’assessore all’Urbanistica del Campidoglio Luca Montuori. Al centro del caso giudiziario e politico la figura di Luca Lanzalone accusato di associazione a delinquere.

Avvocato, 49 anni, Lanzalone è indicato nel circuito mediatico come un “facilitatore”, persona la cui competenza sarebbe quella di risolvere i problemi delle pubbliche amministrazioni. In questa veste si è guadagnato una certa  fama e notorietà, secondo le descrizioni fornite dai media.

Insomma una sorta di “Risolutore”, naturalmente meno brutale di quello portato sullo schermo nel 2003 da Vin Diesel, tendenzialmente un diplomatico dell’affarismo, a seguire i passi della Procura.

In altri termini un faccendiere, figura intramontabile nella storia repubblicana, cui il signor Flavio Carboni, classe 1932, ha dato spessore e dignità dagli anni Settanta in avanti, entrando con grande professionalità in tutti i crocevia dei misteri d’Italia che hanno visto protagonisti i servizi segreti, la P2 di Lucio Gelli, la Mafia, il banchiere Roberto Calvi e il conseguente fallimento del Banco Ambrosiano.

Un faccendiere di talento Carboni che mai e poi mai si sarebbe arreso alla definizione di facilitatore, chiaramente una diminutio per chi gestisce grossi affari. Ma per la politica dell’oggi impiegare un facilitatore evidentemente fa fine e non impegna.

Però di qui a sostenere che “male c’è” come asserisce l’assessore Montuori, ce ne corre o no?