Il brand “gilet giallo” attrae anche in Italia e non strappa simpatia esclusivamente a Luigi Di Maio. Un po come era accaduto per il movimento dei Forconi nel nostro Paese indossare il gilet giallo significa in qualche modo ribellarsi. Ed eccoli apparire la domenica pomeriggio in piazza Castello, pochi, circa una decina, di cui quattro con indosso la “divisa di ordinanza”, dietro uno striscione “#No global compact”, la campagna portata avanti da “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni.

Ma i manifestanti di piazza Castello si definiscono semplici cittadini e prima di iniziare il “comizio” sparano nella cassa portatile l’Inno di Mameli.

Come detto oggetto della loro protesta è il patto “Global Compact” sull’immigrazione voluto dall’Onu e siglato lo scorso dicembre a Marrakech, e a cui l’Italia in realtà non ha aderito. Ma per i manifestanti non averlo firmato non è abbastanza: «Questo governo ha vinto le elezioni per le sue politiche sull’immigrazione e doveva fare qualcosa di più che non firmare, doveva dire chiaramente no».

Per i manifestanti «il global compact è il suicidio della cultura occidentale permettendo a chiunque di venire in occidente indipendentemente dal proprio stato giuridico, aprendo le nostre frontiere a terroristi e fondamentalisti». A preoccupare le decina di persone che si è riunita oggi in piazza Castello sotto un grande striscione è non solo il terrorismo ma anche l’immigrazione incontrollata. Non negano accoglienza a nessuno, ma «meglio essere poveri nel proprio Paese che in uno straniero lontano dai propri cari». «Questo patto – aggiungono – dà via libera a una immigrazione di massa ed è un crimine contro l’umanità perchè sradica la gente dai propri Paese con false promesse di stare meglio per farli vivere da poveri lontani da casa».

Infine, i No Global Compact chiedono una risposta più dura al Governo gialloverde nei confronti del patto di Marrakech, invitando i ministri a prendere sul serio i suoi rischi.