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Er Maio o er peggio?

Er Maio o er peggio?

di Drake

Fa davvero tenerezza Luigi Di Maio, leaderino in pectore di MS5 per la corsa a Palazzo Chigi. Fa tenerezza e tanta per come si espone alle battute facili, a costo zero, nel tentativo di ricostruire la sua immagine, uscita un po’ appannata da questa terribile estate di siccità e roghi. Con il calendario che accorcia la data delle primarie del movimento grillino, Di Maio ieri ha avviato il suo personalissimo lifting mediatico con una affermazione che ha stroncato per un nanosecondo le critiche di avversari interni ed esterni, postando una lunga e spaziale arringa difensiva che il Fatto Quotidiano ha efficacemente riassunto con il titolo: “Non sono come dicono”.
Evidentemente l’immagine che Di Maio ha di sé è opposta alla vulgata corrente e recente. Lui si vede sempre allo specchio della politica con il grembuilino lindo, pulito e con il fiocco blu. È la raffigurazione itinerante e atemporale dello scolaro perfetto cui il riconoscimento di capoclasse avviene in modo naturale e diremmo quasi ossequioso, dall’alto di un grembiulino che più bianco non si può.
Ma la politica tanto o poco è destinata a macchiare il bianco del grembiulino quando dall’adulazione si passa alla fase adulta che prende il nome di confronto, tra pari, che tendenzialmente dovrebbe sempre premiare le idee e non gli spot.
E allora per una volta concordiamo con il giovin Di Maio: ha ragione da vendere nel lamentarsi. Le critiche non sono obiettive: lui non è come lo descrivono, è decisamente peggio.
“Ti piace vincere facile”, direbbe la pubblicità progresso. Ma come diceva Oscar Wilde l’unico modo di liberarsi di una tentazione è cedervi.

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