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I cantastorie

I cantastorie

di Drake

A cinque mesi esatti dallo tnusami umano di piazza San Carlo, 3 giugno-3 novembre (il 3 nella smorfia napoletana è sinonimo di gatta…) sono arrivati i primi spifferi sulla conclusione dell’inchiesta giudiziaria. C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico, come direbbe il poeta: di nuovo i provvedimenti giudiziari, ma d’antico ritornano le responsabilità collettive, inizialmente respinte scaricate sullo straccio di turno un po’ da tutti, dinanzi anche all’enormità dell’accaduto, all’incredulità di una tragedia imprevista e allo stupore per la superficialità, in epoca di sindrome terroristica, con cui si sono prese le misure e contromisure all’evento.
Di nostra signora Appendino e del suo vizietto di addossare ad altri colpe e responsabilità si è scritto a iosa e in questo momento l’unico titolato ad avere la libera docenza sull’argomento è l’ex sindaco Piero Fassino, oscar alla carriera per antipatia, ma pur sempre un politico che ha saputo governare con rettitudine capacità più ministeri e sottosegretariati.
Indugiare sulla Lei di palazzo Civico sarebbe come infierire. La s’immagina oggi più che mai Appendown, in attesa dell’ultimo sms da leggere con avidità salvifica alla velocita della luce grazie ai suoi polpastrelli multitasking, incredula nello scoprire che potrebbe essere Lei e non la Raggi tutta nervi e scatti, la prima delle gemelline del flop a cadere anzitempo dalla torre; tra lo sgomento del comico inventore del movimento sociale Cinquestelle. Roba da lettino dello psicoanalista. E, in effetti, ci vorrebbe una pennellata di qualche pronipotino di Freud per spiegare al mondo come sia stata data a una miracolata dal voto democratico la licenza di miracolare in un nanosecondo, di stendere una mano su una città ancora in ginocchio e dire: “alzati e cammina”.
Purtroppo la psicologia delle masse è una scienza che ha fatto grandi passi in avanti nel Novecento, ma evidentemente da Berlusconi all’Appendino non ha ancora raggiunto quella perfezione celestiale per spiegare perché si amano i cantastorie.

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