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Libera e bella

Libera e bella

di Drake

“Ci sono cose più importanti, ma toglieremo i segni fascisti…”. Libera e bella, al secolo l’assessore al commercio di Torino Alberto Sacco (usiamo con piacere il vezzeggiativo che fu già di Luca Cordero Montezemolo dei tempi d’oro), dopo le numerose prove di grande capacità organizzativa (nel solco della migliore tradizione della giunta Appendino) ha offerto una grande lezione di storia contemporanea a noi comuni mortali.

La simbologia del Ventennio capitata tra una cosa e l’altra (appunto cose più importanti) per il Mercatino di Natale è stata derubricata con quella frase di circostanza, quasi di fastidio, ma che ben riassume la sensibilità antifascista di chi amministra Torino, città medaglia d’oro della Resistenza.

Ora, non è il caso di lucidare la retorica della memoria, ma qualcuno dovrebbe pur ricordare a Libera e Bella Sacco che non tutto è sempre casuale o privo di importanza. Di cose più importanti si vociferava anche all’inizio degli anni Venti del Novecento, quando le squadracce fasciste bruciavano le Camere del lavoro e le sedi dei giornali e manganellavano chi osava frapporsi alle loro prepotenze.

Uno “stile” politico che ci avrebbe portato – ed è imperdonabile, insieme alla complicità della monarchia sabauda – ad assecondare le camere a gas della cricca criminale di Hitler e a gettare il nostro Paese nella vergogna. Ma questa è storia, caro Sacco. Così come è cronaca il fatto che la società che si occupa del Mercatino di Natale sia di Bolzano. Ha presente? E’ la città dell’Alto Adige o se vuole del sud Tirolo da cui proveniva il reparto della polizia della Wehrmacht, reggimento Bozen (in tedesco equivale a Bolzano) che i gappisti romani fecero saltare in aria nell’attentato di via Rasella, nel marzo del 1944 e che diede ai nazisti il pretesto di uccidere 335 italiani e gettarli nelle Fosse Ardeatine.

Tralascio di ricordare che Bolzano a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta fu la culla del terrorismo altoatesino, germinazione di sentimenti violenti anti italiani, perché questo ci porterebbe ad aprire una serie di pagine non particolarmente edificanti per la nostra storia patria e l’attività dei nostri servizi segreti. Per oggi la chiudiamo qui, per evitarci un Sacco di favole natalizie.

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