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Savoiardi amari

Savoiardi amari

di Drake

Venerdì sera le prime notizie dell’operazione Savoia, il rientro delle salme degli ultimi che hanno regnato davvero, Vittorio Emanuele III e la sua consorte Elena di Montenegro, nella Basilica di Vicoforte di Mondovì. Un’operazione condotta in gran segreto. Una banalità dirlo, dal momento che non vi erano state avvisaglie. Però necessario per sottolineare il metodo e la forma per aprire una discussione sulla liceità della decisione avallata dallo Stato e dalla Chiesa Cattolica. Ed ha scoperto altresì, sempre l’Italia, che nella Repubblica nata dalla Resistenza i Savoia, cittadini comuni fino a prova, rientrano ancora in una categoria speciale. Così speciale da coinvolgere nella massima segretezza anche la più alta carica istituzionale dello Stato. Ora la questione segretezza non è così peregrina se consideriamo il dibattito che precedette lo sdoganamento dei Savoia fu ampio, trasversale e trasparente. E sofferto. Non a caso per tutto ciò che di poco edificante che aveva rappresentato la casa Savoia nel destino degli italiani. Episodi dall’apertura al fascismo e a Mussolini alle leggi speciali contro gli ebrei, dall’ingresso in guerra nel 1940 alla vergognosa fuga dell’8 Settembre, è stato, forse per effetto del clima natalizia, cancellato. Ma questa segretezza puzza anche di grembiulino e cazzuola. Vicinanze pericolose che spuntano e rispuntano in ogni fase controversa del Paese per alleanze di interesse sempre meno d’interesse per la democrazia.

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