Sei qui
Ultima spiaggia

Ultima spiaggia

di Drake

Che baffino di ferro, al secolo Massimo D’Alema, fosse di una cattiveria inversamente proporzionale alle sue capacità strategiche è noto. D’Alema appartiene a quella fauna politica per cui conta soltanto l’intelligenza pura, di cui madre natura lo ha ampiamente fornito.

Per questo ha sempre dato l’impressione di disprezzare l’intelligenza applicata, quella che sostenuta dalla giusta ambizione si mette al servizio di un sano principio condiviso nell’interesse generale. Ma, condividere è faticoso, soprattutto nell’ascolto. Perché ascoltare significa riconoscere pari dignità agli altri. Impossibile per chi, come l’ex lìder maximo, ha un ego bulimico che, caso raro all’interno della nomenclatura del Pci, lo ha portato nella sua lunga carriera politica – da segretario della Fgci a segretario regionale della Puglia, da direttore de l’Unità a capogruppo alla Camera del Pci, per poi continuare nel Pds, Ds, Pd, nei rapporti con il governo Prodi, ed altro ancora – a premiare solo un termine del famoso binomio di gramsciana memoria “distruzione/ricostruzione”, con esiti sconvolgenti, diventati ormai leggenda.

Ma oggi che, per ragioni oggettive, è diventato lìder minimo, D’Alema ha dovuto constatare che non c’è più o quasi nulla da distruggere. Se non gli altri. E qui entra in gioco Matteo Renzi che gli fa da sponda, perfidamente. È bastato una battuta al vetriolo del rottamatore – «il Nazareno finì per la loro intesa sul Colle», lanciata a Berlusconi e D’Alema – a far incupire il massimo tenebroso che ha rilanciato – scrive il Corsera – con un lessico alla moda: “ha reazioni psicotiche”. Renzi naturalmente.

Ma D’Alema dovrebbe sapere che la psicosi è vera sofferenza. Dunque da maneggiare con cura e nei luoghi appropriati. Altrimenti, è come gridare nelle favole “al lupo, al lupo”, o “indemoniata” all’indirizzo della malcapitata di turno nei tempi bui della Santa Inquisizione.

Insomma, nel mondo moderno, è una cattiveria gratuita gettata come fango sull’interlocutore per distruggerlo. Senza accorgersi, però, che il silenzio commiserevole di chi accusi, racconta al mondo che sei arrivato all’ultima spiaggia.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Print this pageEmail this to someoneShare on LinkedIn0

Related posts