Il "matrimonio" tra Sinistra Ecologia e Libertà e Socialisti "s'aveva da fare": alla peggio si poteva rischiare di spaccare a metà il partito, e infatti così è successo. Il malcontento tra gli iscritti di SeL è palese: si sono trovati da un giorno all'altro con un accordo elettorale chiuso e concluso, in sei delle regioni che andranno al voto, senza essere stati in alcun modo interpellati.
Poi tra sabato e domenica l'improvvisa frenata, che sembra molto una marcia indietro: l'accordo con i Socialisti è sospeso, rinviato a mercoledì, forse saltato del tutto. Una sorta di divorzio prima ancora che il matrimonio sia ufficializzato. O forse solo una "pausa di riflessione".
«I Socialisti chiedevano di fare una federazione, cosa per alcuni di noi inconcepibile: sarebbe stata la riproposizione di un cartello elettorale com'era stata la Sinistra Arcobaleno nel 2008» riassume Sergio Vallero (dalla scorsa domenica nella segreteria provinciale di SeL), che aggiunge: «due settimane fa veniamo a sapere che c'è l'accordo con i Socialisti: a loro spetterà un terzo dei nomi da inserire nelle liste elettorali. Nomi che potranno decidere in piena autonomia, e che quindi Sinistra Ecologia e Libertà non potrà mettere in discussione.».
Un accordo calato dall'alto, «senza che prima gli iscritti del partito venissero consultati – continua Vallero – e che permetterebbe, in teoria, ai Socialisti di rifiutare il "decalogo" di Libera, accolto invece da SeL». (Per inciso, Libera – associazione contro le mafie – ha stilato una richiesta, in dieci punti, rivolta a tutti i partiti politici: tra questi punti compare anche l'impegno a non candidare persone condannate per mafia o per reati contro la pubblica amministrazione. Per maggiori informazioni: www.liberapiemonte.it).
Per Maurizio Trombotto, uno dei massimi esponenti torinesi di SeL, un accordo con i socialisti «di per sé, non avrebbe avuto niente di negativo. Già alle scorse europee abbiamo fatto una lista assieme, con nostri e loro candidati, nella prospettiva di un partito unico. Poi Nencini – il segretario nazionale del Partito Socialista, ndr. – a novembre, ci ha ripensato e i Socialisti hanno deciso di non partecipare alla fase costituente di Sinistra Ecologia e Libertà.
E continua comunque da parte nostra a non esserci alcuna pregiudiziale antisocialista: è il metodo con cui si è arrivati all'accordo, e tutta la discussione attorno, ad averci lasciati perplessi.».
Accordo che, pare, sia stato fortemente voluto anche da Mercedes Bresso in persona, soprattutto per "sfoltire" l'ampia rosa di partiti che sostengono la sua ricandidatura alla presidenza della regione; in cambio a SeL sarebbe spettato un posto nel cosiddetto listino del Presidente.
Su questo aspetto a Vallero non tornano i conti: «quattro andranno al PD e tre all'UDC, è già deciso; l'Italia dei Valori ne chiede tre e la Federazione dei Comunisti ne chiedeva uno, che ha ottenuto. In tutto fa undici, ovvero il totale dei posti disponibili.». Sinistra Ecologia e Libertà, allo stato attuale, risulterebbe quindi esclusa dal listino.
Luca Robotti (consigliere regionale piemontese e membro del coordinamento nazionale di SeL), grande artefice e mediatore tra Bresso e i Socialisti, si trova ora a dover spiegare i motivi di questa esclusione. Non lo fa a parole, ma anche lui con i numeri, ovvero tentando di blindare le maggioranze provinciali, per scongiurare il rischio che l'accordo elettorale venga bocciato.
La scorsa domenica, infatti, quando a Torino SeL doveva eleggere il proprio coordinamento provinciale e prendere le prime decisioni sulle regionali, si è arrivati allo scontro fra mozioni contrapposte e il voto sull'accordo con i Socialisti è finito in parità – grazie all'astensione di Monica Cerutti – sospendendo così ogni decisione. In provincia di Cuneo, invece, l'accordo con i Socialisti è stato bocciato.
Le perplessità nei confronti dei Socialisti non sono soltanto sul piano dell'etica e sul metodo, ma anche su quello della politica. Secondo Vallero «ci si doveva confrontare sul programma, e in base a questo si andava eventualmente avanti. Con i Socialisti siamo d'accordo soltanto sul tema della laicità: loro sono favorevoli al nucleare e ad interventi di privatizzazione nella Sanità mentre SeL è contraria; Noi siamo, sulla questione Tav, per la mediazione dell'Osservatorio e loro invece hanno manifestato con i Sì Tav del PD al Lingotto.»
Antonio Ferrentino, consigliere provinciale di SeL, sottolinea come un programma condiviso sia tra i punti che distinguono «una forza politica» da «una coalizione o un cartello elettorale»; una riflessione questa in cui non c'è «niente di personale, ma bisogna far chiarezza da subito per una prospettiva unitaria che vada oltre le scadenze elettorali».
Sicuramente le imminenti scadenze elettorali non hanno agevolato il clima in cui poteva avvenire il confronto, e forse la situazione nel suo complesso poteva essere gestita in maniera differente, magari tentando «la via di una gestione unitaria del partito» come suggerisce Ferrentino, che aggiunge: «siamo partiti con molto entusiasmo, ma vedendo che le divisioni si accentuano e che il confronto va avanti con numeri prefissati, sono molto pessimista. Non capisco questa situazione. A meno che dietro non ci siano interessi di ceto politico».
E poi quest'ultimo fine settimana. Tutto viene rimesso in discussione, e nuovamente senza che la base sia stata ufficialmente consultata. Gli scontri, i tentativi di mediazione, le varie tensioni politiche e personali sono state del tutto inutili, o almeno la loro utilità sarà evidente ad altra data.
Luca Robotti, nella sua doppia veste di deus ex machina dell'accordo in Piemonte e di membro del coordinamento nazionale, si trova ora a doversi difendere dalle critiche dei suoi compagni di partito e a dover spiegare ai Socialisti i motivi per cui non si fa più niente, o almeno non prima di mercoledì.




Il matrimonio combinato tra Sinistra-Libertà e Socialisti




