Il "Dell'Utri olandese" ha un nome e cognome. Leone van Kleef. Professione: avvocato della regina d'Olanda e presidente delle camere penali olandesi. Dal suo studio in uno dei quartieri più eleganti di Amsterdam sono partite le telefonate grazie alle quali narcos colombiani, ndranghetisti e camorristi trattavano partite di droga e denaro. L'avvocato ha detto di non saperne nulla del resto come puo' conoscere tutta la gente che passa per il suo studio. Una risposta di "dellutriana" memoria.
E' un autentico fiume in piena Francesco Forgione, docente di sociologia ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia. Nel sotterraneo della Torre di Abele di Torino accanto a due grandi amici, il procuratore Caselli e il docente di relazioni internazionali Fabio Armao, presenta il suo ultimo lavoro "Mafia export".
"L'idea nasce dopo il 21 marzo dell'anno scorso a Napoli quando ho chiesto ai magistrati, allo Sco e alle procure se esisteva una mappatura dettagliata degli insediamenti mafiosi nel mondo". Di fronte alla risposta negativa Forgione ha iniziato un lavoro minuzioso di ricostruzione dei flussi e delle sfere d'influenza delle mafie italiane non solo in Europa ma in tutti i continenti fino all'Australia. "In questo modo spero che ogni volta che si sviluppino inchieste sull'ndrangheta in Australia o in Germania non si debba ripartire da zero, ma si abbia una base dalla quale attingere informazioni".
Le mafie infatti hanno allargato il proprio raggio d'azione in tutto il mondo grazie ad una precisa strategia: "La potenza delle mafie- spiega Armao - risiede proprio nella capacità di coniugare il controllo sul territorio, sul quartiere, e la dimensione globale dei grandi flussi commerciali e finanziari". Flussi che seppur in modo nascosto pervadono le economie di molti paesi europei. "Troppo spesso però – fa notare Forgione – è diffusa una certa ipocrisia che ritiene che quando le strade non sono insanguinate, le mafie non esistono. È il caso della Germania: il primo rapporto della polizia tedesca che descriveva le attività delle cosche implicate sulla strage di Duisburg è del 2000. Ma nonostante ciò, fino alla strage di ferragosto 2007 gli inquirenti non hanno fatto nulla semplicemente perché non le strade non avevano visto il sangue che può creare allarme nell'opinione pubblica".
Ma cambiando paese il quadro non migliora: "La Spagna rappresenta un autentico colabrodo nel contrasto alle mafie dove la stessa stampa spagnola descrive la Costa del Sol come "Cosca del Sol" perché gli investimenti delle mafie uniti al non riconoscimento del reato di associazione mafiosa ha consentito un sistema dove regna l'impunità". La penisola iberica è infatti il principale porto d'accesso delle rotte della droga e la legislazione non è adeguata ad affrontare il fenomeno: "In numerose intercettazioni i camorristi raccontano che le carceri spagnole sono un lusso rispetto al regime di 41 bis. Possono telefonare tranquillamente dal carcere dirigendo così gli affari della cosca.
I buchi legislativi della Spagna offrono così terreno fertile per gli insediamenti delle mafie che si muovono sullo scacchiere europeo proprio seguendo le diverse opportunità che i paesi offrono.
Ma le infiltrazioni non riguardano solamente il piano economico, ma sempre più spesso riescono a penetrare anche all'interno delle istituzioni. "In Australia la ministra all'immigrazione è stata costretta a dimettersi in seguito alla proroga del permesso di soggiorno ad uno dei più grandi narcotrafficanti, protagonista dell'arrivo di un carico da un milione e mezzo di pasticche di ectasy a Sidney proveniente da Gioia Tauro". Il caso ha voluto che dopo le dimissioni diventasse ambasciatrice in Italia.




Mafia export, gli interessi delle mafie nel mondo





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