Nel «sistema gelatinoso» fatto di corruzione, tangenti, raccomandazioni, favori (e forse altro: le indagini sono ancora in corso) è comparso anche il nome – anzi l'intercettazione – di Vito Bonsignore, eurodeputato piemontese e imprenditore.
Il "self made man" venuto a Torino da Bronte, modesto paese della Sicilia, ha iniziato la sua carriera come dipendente della Satap (la società dell'autostrada Torino-Piacenza) con un diploma di geometra. Poi, «studiando di notte», la laurea e quindi la qualifica di Direttore generale e i 287 miliardi di lire pagati da Gavio (il patron della Satap) «per toglierselo di torno».
È anche grazie a questo denaro che l'attività di Bonsignore può finalmente decollare, avviando la costruzione del terzo polo autostradale d'Italia. Sicuramente sarà anche tornata utile la sua militanza politica nella Democrazia Cristiana – fu il proconsole piemontese di Andreotti.
Meno utile, nel '92, la condanna a 2 anni per una tangente per l'ospedale di Asti.
Al tramonto della Prima Repubblica fu tra i fondatori del CCD (poi UDC, ancora oggi guidato da Casini), eurodeputato nel 2004 e riconfermato nel 2009, ma nelle file del PdL berlusconiano.
Vito Bonsignore era ed è rimasto andreottiano, nell'accezione di prassi politica: amico a suo tempo di Cirino Pomicino, poi di Alessandro Sodano (cugino del cardinale), del conterraneo imprenditore Salvatore Ligresti e infine di Cesare Previti (il cui figlio Stefano è socio nello studio di Katia Bonsignore: avvocati come i genitori). Ma le amicizie, o i contatti, si estendono fino alla sinistra, fino a D'Alema.
Quest'ultimo, intercettato per l'affare Unipol-Bnl (la Gefip di Bonsignore deteneva il 2,8 % del pacchetto azionario Bnl) dice a Consorte che Vito «è interessato, se vi serve».
E servirà, perché sarà tra i contropattisti che venderanno a Unipol il 27% di Bnl (insieme a Bonsignore furono Caltagirone, Ricucci, Coppola, Lonati, Grazioli – quello del palazzo romano di Berlusconi). Sempre in materia di banche, Bonsignore sarà additato da Fiorani come uno dei suoi referenti politici per la scalata della Bpl (di Fiorani) ad Antonveneta.
Scoppia poi il caso dei conti bancari in Liechtenstein, e si scopre che Bonsignore ha depositi per 5,5 milioni di euro. Sempre nelle banche di Vaduz hanno depositi anche Luigi Grillo (Forza Italia, coinvolto anche lui nell'affare Antonveneta) e Rocco Buttiglione (UdC).
Per arrivare ai giorni nostri, all'intercettazione in cui Denis Verdini, il triumviro del PdL, dice all'imprenditore Riccardo Fusi di mettersi «in contatto con Vito». Cosa fatta prontamente, a cui Bonsignore risponde che «Sì, sono a Strasburgo... ho una ipotesi che poi volevo discutere con te... domani che rientro in Italia ti chiamo...».
L'ipotesi di cui si parla potrebbero essere alcuni appalti, per un totale di circa 360 milioni di euro, nel Lazio e in Sicilia.
In ogni caso è proprio su questo che la magistratura continua ad indagare, dopo aver scoperchiato il calderone del G8 alla Maddalena, della ricostruzione dell'Aquila e del giro di favori tra il sottosegretario Bertolaso e il «sistema gelatinoso» dei grandi affari italiani.
Come nel passato, tuttavia, Bonsignore pare non scomporsi e mantenere la riservatezza che lo ha sempre contraddistinto. Nessuna dichiarazione, nessuna intervista richiesta per smentire (difficilmente per confermare) ogni suo coinvolgimento nel «sistema».
Le sole uscite pubbliche recenti, e di un certo rilievo, sono state la presentazione della candidatura di Claudio Bonansea (a consigliere regionale, del PdL) nel pinerolese;
la trattativa che ha portato il suo fedelissimo Daniele Cantore (capogruppo PdL in consiglio comunale a Torino) ad entrare nel "listino" del candidato presidente Roberto Cota e, infine, la partecipazione alla cena di Villa Sassi, a Torino, a cui era presente anche Silvio Berlusconi, organizzata come «raccolta fondi» del centrodestra per le prossime regionali.
Le vie di Bonsignore sembrano infinite
di Davide Moffa




Le vie di Bonsignore sembrano infinite





Commenti