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Anche in città l'orticello dietro casa

di Luigi Nervo

Molti ricorderanno le foto di Michelle Obama che, dopo l'insediamento del marito alla presidenza degli Stati Uniti, curava un orto nel giardino della Casa Bianca. Poche settimane dopo, nell'altra sponda dell'Atlantico, in Inghilterra, la regina Elisabetta II veniva immortalata mentre, indossando un elegante abito rosa, lavorava la terra con una pala in mano. Di primo acchito può sembrare un vezzo da ricchi oppure un'attività che può essere svolta solo in grandi aree, ma è possibile praticare la coltura dell'orto anche negli spazi ristretti della città. L'esempio arriva dal Giappone dove, in una Tokyo invasa dallo smog e colpita da un crescente innalzamento della temperatura, dal 2001 è entrato un Green Plan che prevede per tutte le costruzioni con il tetto con una superficie superiore ai 1000 mq l'allestimento di un'area verde su almeno il 20% di essa. Spostandosi in Europa, il caso più eclatante è quello della Germania: a Monaco di Baviera grazie ad un piano regolatore che risale al 1984, in 15 anni sono stati realizzati 400 mila mq di coperture verdi.

A Torino, Legambiente ha organizzato dei corsi per insegnare ai partecipanti a creare un piccolo orto sui terreni attigui all'abitazione, sui terrazzi, oppure nei balconi. "È una moda bella e sana – afferma Vanda Bonardo, presidente di Legambiente – è molto gratificante vedere crescere dei vegetali ed è anche un modo per avere verdura fresca. Inoltre, è una pratica che aiuta a capire la natura, quindi, oltre ad avere un elevato valore a livello di sensazioni, è anche educativa". L'insegnante è Ornella Navello, che spiega come questa attività alla moda abbia in realtà origini più antiche: "l'idea è quella di coltivare l'orto nel tempo residuo e riprendere le abitudini dei nostri nonni che avevano il loro pezzo di terra dietro casa". L'obiettivo è quello di dedicare alla cura dell'orto poche ore al giorno, come hobby, prima o dopo l'orario di lavoro.

Sono molti i vantaggi che possono derivare dalla coltura dell'orto. Innanzitutto, fornisce alle famiglie verdure fresche delle quali è nota la provenienza: possono essere coltivati infatti molti tipi di vegetali. Da una parte c'è la sicurezza, poiché viene favorito l'utilizzo di sostanze naturali al posto di quelle chimiche, dall'altra c'è il risparmio dovuto al fatto che non è più necessario acquistare tutte le verdure al mercato. Oltre alle verdure, si possono piantare anche fiori che abbelliscono il miniorto, oppure piante che servono a tenere fresca la casa. Ci sono però anche degli interrogativi, per esempio la città non è troppo inquinata per coltivare verdure genuine? "Non è più inquinato dei campi che si trovano lungo le autostrade o le statali dove passa ogni giorno una grande quantità di auto – spiega Ornella Navello – in città bisogna considerare anche che lo smog segue le correnti d'aria che lo trasportano, per cui ci sono zone più o meno esposte".

Questi corsi hanno avuto molto successo con più di cinquanta iscritti alle prime due edizioni e una sala gremita per la terza che è iniziata sabato. A partecipare sono uomini e donne, giovani e anziani, persone che non hanno mai toccato una pianta e "pollici verdi" interessati a imparare nuove tecniche soprattutto biologiche. La maggior parte proviene dalla cintura torinese e si tratta di persone che hanno un piccolo appezzamento di terra, ci sono anche molti trentenni che hanno un nuovo nucleo familiare e vedono in questo tipo di attività un modo per ridurre le spese. Per ora i corsi vengono tenuti solo a Torino, ma l'obiettivo degli organizzatori è quello di formare nuovi insegnanti che possano esportare queste conoscenze anche fuori dal capoluogo piemontese.

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