Come in ogni elezione degli ultimi anni, spuntano fuori Renzo Rabellino e le sue molteplici liste-civetta caratterizzate da nomi che catturano l'attenzione di specifici settori di potenziali elettori e cercano persino di ingannarli con simboli che somigliano a quelli di gruppi e movimenti più forti. In passato, da quello che può essere definito "rabellinismo" sono nate liste come Grilli parlanti, Pensionati e invalidi, No privilegi politici, Lega Padana, Moderati, AutomobiLista, Forza Roma e ha avuto vita la cosiddetta "operazione Alias" che prevedeva la candidatura di omonimi di personaggi famosi che mai avrebbero accettato, come Giuseppe Grillo detto Beppe e Pericle Barlusconi.
Quest'anno il leader dei No Euro ha suscitato un coro di proteste anche da parte dei vecchi alleati del Pdl: Rabellino ha infatti intitolato una lista in Piemonte una certa Incoronata Nadia Cota, nemmeno candidata, con lo slogan "Cota contro Cota", suscitando le ire dell'esponente di centrodestra Roberto Cota per l'evidente utilizzo improprio del suo nome. Il legame con il centrodestra sembra ormai un ricordo lontano e quest'anno il fantasioso Rabellino ha deciso di formare un terzo polo e di correre da solo per la presidenza della Regione Piemonte con un nugolo di liste farlocche: Forza Toro, lista del Grillo, Lista Cota-pdl, Lega padana.
La nuova tendenza del rabellinismo è però quella della vera e propria truffa. Questo losco personaggio della scena politica torinese ci aveva già abituati a mezzi poco leciti: a novembre era stato usato, con il suo consenso interessato, dai fascisti di Forza Nuova per tenere un dibattito xenofobo nella sede della Circoscrizione 10 di Torino che per legge non sarebbe stato consentito. Invece ora la truffa colpisce alcuni ignari tifosi del Toro che per amore delle tradizioni del Toro non si sono accorti di un personaggio che in realtà stava usando la storia granata per meri interessi di poltrona.
Tra agosto e settembre, con l'inizio del campionato di calcio, gli uomini di Rabellino avevano montato dei banchetti all'esterno dello stadio Comunale e di quello che rimane del Filadelfia per raccogliere firme per accelerare la ricostruzione del tempio dove giocò il Grande Torino. Molti li hanno scambiati per una delle associazioni che di solito si battono veramente per questo scopo e che hanno subito preso le distanze sostenendo di non avere niente a che fare con quel cialtrone. Nel volantino dal titolo "Giù le mani dal Filadelfia!" che veniva distribuito ai tifosi si leggeva: "Basta con speculazioni vergognose sul Filadelfia, vogliamo il Filadelfia tutto per noi, Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino devono intervenire per fare chiarezza e per assumersi le proprie responsabilità sulla vicenda". Niente speculazioni dunque. Peccato che a firma avvenuta e a totale insaputa dei tifosi, sarebbe poi stata tagliata la parte relativa al vecchio stadio e sarebbe stata aggiunta una parte sulla lista Forza Toro, corredata da date e altre indicazioni false. In questo modo sono state raccolte ben 5000 firme, 2000 in più di quelle richieste. Anche sul loro sito hanno cambiato obiettivo e la frase conclusiva riferita alle istituzioni è stata sostituita dallo slogan politico "alle elezioni regionali vota Forza Toro".
Domani il caso finirà al Tar: l'avvocato Luca Procacci, il cui fratello è proprio uno dei tifosi truffati, è stato incaricato dal candidato leghista Roberto Cota di raccogliere le richieste dei tifosi truffati e di chiedere alla Procura l'apertura di un'indagine su queste liste. Il reato ipotizzato è quello di falso ideologico, contemplato dall'articolo 479 del Codice Penale.




Il "rabellinismo" politico e la truffa ai tifosi del Toro





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