NuovaSocietà

Errore
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con id: 1590

Quale destino per i profughi scappati dalla Libia?

di Moreno D'Angelo

Sulla scrivania del suo ufficio un adesivo con quattro mani di diverso colore che si vengono incontro con la scritta 'Quelli del Ritz'. E' il logo di volontari, operatori e profughi ospitati all'Hotel Ritz di Banchette di Ivrea. Hotel che da luglio 2011 accoglie un centinaio di rifugiati, in prevalenza centroafricani, che lavoravano in Libia. Paese da cui sono fuggiti in modo rocambolesco nel vivo della guerra che ha portato alla fine del regime di Gheddafi. Un contesto,quello libico, non certo tenero per i black, di fatto oggetto di apartheid, che però consentiva a tutti di lavorare e poter mantenere le famiglie rimaste nei paesi di origine.

"Qui si è stabilito un bel clima con gli oltre cento profughi che sono transitati da questo centro"- afferma il direttore Massimo Tornabene – che spiega: "Un grande merito è dovuto al forte impegno dalle associazioni di volontariato locale, dalla cittadinanza e della collaborazione ed attenzione delle autorità locali (forze dell'ordine,sindaci, assessori..).

Associazioni che, oltre a impegnarsi nei corsi di italiano, informatica, cucina e nelle attività ludiche, hanno di recente lanciato un pressante appello ai sindaci dell'eporediese sul tema: Casa, lavoro e legalità.

"Abbassa il volume " dice rivolto ad un nigeriano che si avvicina con il telefonino che diffonde una nenia reggae soul e chiedendo pazienza alla fila un po rumorosa di ospiti che in continuazione cerca di comunicare con lui.

Ma dopo quasi otto mesi quali sono le prospettive di queste persone in attesa del riconoscimento del sospirato status di rifugiato politico?

"Ci siamo preoccupati di ottenere il codice fiscale, il tesserino sanitario e sul loro permesso di soggiorno è ora riconosciuta anche la possibilità di lavorare. Ora sono tutti in attesa di essere ricevuti dalla Commissione che valuterà le singole posizioni ma un fattore chiave in tal senso è anche la condizione dei paesi di origine. Un percorso molto lento.." Sono infatti circa 1500 i profughi ospitati in Piemonte e vengono presi in esame circa dieci casi al giorno..".

'Quelli del Ritz' sono stati impegnati, con ottimi risultati, in operazioni di pulizia di parchi e piazze, scuole di Ivrea e Banchette, molto apprezzate dalla popolazione. ma è chiaro che il persistere di una simile condizione di stallo alimenti frustrazione, disagi e renda impossibile per queste persone mandare qualche euro alle loro famiglie quasi sempre molto numerose e povere".

In tal senso le notizie provenienti dalla Nigeria, paese da cui proviene la maggioranza degli ospiti, con l'alimentarsi della folle catena di feroci vendette tra cristiani e musulmani, rende molto difficile il 'rientro' di queste persone che certo non potranno essere riaccolte in Libia.

In un affollato convegno a dicembre sulla tema dell'integrazione dei profughi , al centro Le Serre di Ivrea, è emerso in modo chiaro come chi ha fatto tanto per sfuggire alla miseria abbia rotto i ponti con il proprio paese. Per loro tornare oltre che triste rappresenta una sconfitta sul piano umano.. Tanti di questi africani ne han viste di tutti i colori non solo nell'attraversare il mediterraneo, che è diventata la tomba di migliaia di migranti, ed anche nel raggiungere la Libia per gli assalti che bus, Land Rover, subiscono da parte di ribelli senza pietà che uccidono violentano e se va bene si limitano a spogliare questi disperati di ogni bene nel deserto prima di raggiungere la Libia. Molti hanno visto file di cadaveri morti quasi sempre di stenti in quel disperato viaggio senza cibo e con poca acqua. Alcuni hanno percorso miglia e miglia a piedi vedendo i loro compagni morire di stenti prima di raggiungere un villaggio.

"E' inutile contarsi storie. Queste persone devono essere integrate ed accolte. Si può poi discutere sulle modalità". Alcuni esperti di Connecting People, il consorzio sociale che segue le emergenze profughi, stanno bussando a tutte le porte istituzionali per trovare qualche sbocco lavorativo. Molti di questi profughi vantano buone professionalità che occorre vagliare. Molti sono saldatori, tornitori, carrellisti, piastrellisti, imbianchini lavori che non sono molto appetibili dagli italiani. E sugli annunci di lavoro sono frequenti richieste in tali settori. Molti potrebbero essere impiegati in vasti progetti di pulizia ambientale in chiave eco preventiva. Parchi, fiumi, boschi. Nell'ambito di Connecting People si stanno intervistando i profughi proprio nell'ottica di creare una sorta di banca dati delle professioni per facilitare le loro opportunità lavorative. "E' un goccia nel mare.. ma qualche risultato lo stiamo già vedendo" dichiara chi effettua le interviste ai profughi quanto mai attenti e coinvolti.

Un approccio che si sta definendo è quello di dividere queste persone in gruppi piccolissimi, una due famiglie al massimo, che possono essere ricevuti nei singoli anche minuscoli comuni senza creare grandi stravolgimenti. Il tutto con un contatto con la popolazione ed uno scambio.

"Ricordiamoci che sono uomini liberi" sottolinea in conclusione Tornabene, che segue in prima persona ogni dettaglio delle mille istanze di queste persone. In conclusione ci tiene a precisare che i profughi non ricevono alcun contributo economico ma solo un 'poket money', ovvero una chiavetta in cui sono caricati pochi euro per poter acquistare beni di igiene personale, soft drink, merendine e soprattutto le tanto agognate schede telefoniche.

Anche tra i profughi è comunque ben evidente la coscienza che in Italia vi sia molta crisi.

Per Il direttore del Ritz l'integrazione concreta di queste persone è una 'mission' sostenibile ed un impegno concreto che travalica il mero lavoro e la non facile gestione del centro di accoglienza. Un centro dove non è mai emersa alcuna conflittualità nella miriade di culture, religioni, storie di queste persone sono portatrici.

www.nuovasocieta.it versione online del quindicinale "Nuovasocietà 2007" registrazione tribunale di Torino n.17/07 del 8/3/2007 - Redazione Nuovasocietà - Via Sagra di San Michele 31 - 10123 - Torino, Italia - redazione@nuovasocieta.it - amministrazione@nuovasocieta.it - DESIGN BY FEX: www.futureexperience.it

Top Desktop version