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Dalla Calabria a Duisburg: affari e delitti della mafia calabrese

di Gaetano Farina
In questi giorni, dopo l'intimidazione armata alla procura di Reggio Calabria, si sono puntati i riflettori sulla mafia calabrese. In realtà, negli ultimi anni, sono stati messi finalmente in circolazione diversi saggi che hanno tentato, con successo, di indagare l'organizzazione, la struttura, gli strumenti, le strategie, le proiezioni nazionali ed internazionali della ‘Ndrangheta, che si è riparata, per troppo tempo, dietro l'attenzione mediatica rivolta tutta su Cosa Nostra e i suoi padrini. La cui pittoresca subcultura - simboli, credenze, linguaggi, codici, comportamenti, religione e superstizione - ha ispirato, fino a stancare, centinaia di romanzi e produzioni cinematografiche.

Se Roberto Saviano ha il merito di aver svelato, suo malgrado, molti segreti della mafia casalese, dobbiamo molto alla reporter, di origine tedesca, Petra Reski se si è riusciti a scoprire che la ‘Ndrangheta è forte e temibile quanto Cosa Nostra e, forse, anche più ricca.
La Reski, infatti, si è ormai accasata in Italia, in quanto corrispondente di alcuni giornali tedeschi; e, anche per compensare un colpevole deficit di conoscenza e attenzione da parte della politica, della magistratura e dell'informazione nazionale, si è avvicinata coraggiosamente, soprattutto dopo la strage di Duisburg, ai circuiti mafiosi calabresi, nell'intento di capire quanto fossero (siano) estesi e consolidati.

Quello che ha scoperto è sconvolgente ed è quasi tutto racconto nel libro - edito da Nuovi Mondi - Santa Mafia, immesso nelle librerie qualche mese fa e che si avvale della prefazione del procuratore antimafia Vincenzo Macrì. Al pari di Saviano, Petra Reski snocciola, senza riserve, indizi, dati e informazioni scottanti e "fa" molti nomi, come quello di Dell'Utri il quale si è affrettato a screditare il lavoro della reporter tedesca. Al pari di Saviano, il suo coraggio le crea non pochi problemi, tanto da subire numerose intimidazioni, non solo provenienti dal mondo criminale. Alcuni stralci di Santa Mafia sono stati addirittura censurati in patria tanto che, provocatoriamente, Nuovi Mondi, nella versione italiana, ha voluto lo stesso pubblicare tutte le frasi cancellate in nero.

"La televisione e i giornali si sono concentrati sulla mafia siciliana specie dopo le stragi in cui hanno perso la vita Falcone e Borsellino e per i grandi processi politici riguardanti Andreotti, Contrada e Dell'Utri. E nel frattempo la ‘Ndrangheta ha potuto sfruttare l'ombra che le faceva Cosa Nostra." - così giustifica Petra Reski i suoi propositi di esplorazione della criminalità calabrese - "In questo modo, la ‘Ndrangheta ha potuto svilupparsi, riprodursi e ramificarsi in tutto il mondo, diventando l'organizzazione criminale più ricca in Italia, con 44 miliardi di euro di presunto fatturato all'anno."

A dispetto di quello che credono e pensano ancora molti, la ‘Ndrangheta non è più una versione stracciona, casereccia della mafia siciliana, solamente un fenomeno tipico dell'arretratezza meridionale. La ‘Ndrangheta è ormai, da tanto tempo, una vera e propria holding internazionale del crimine, meno rumorosa di altre organizzazioni, ma altrettanto spietata e pericolosa. Cerca, infatti, di evitare il più possibile, a differenza di Mafia e Camorra, i delitti di sangue, essendo orientata all'infiltrazione nei circuiti economici legali, nel cuore economico d'Italia, il Nord e Milano. Come confermato dai recenti arresti in Emilia Romagna e in Piemonte.

"La Mafia si è sempre organizzata in maniera gerarchica, mentre la ‘Ndrangheta è organizzata in maniera federalista: i clan risultano autonomi nelle loro decisioni, a volte, si mettono d'accordo su questioni cruciali e strategie globali (per esempio, per la specie di armistizio dopo la strage di Duisburg. Rendendosi conto che un ulteriore faida sarebbe stata controproducente per tutti, la vendetta è stata soppressa. Almeno per il momento)." - enuclea la Reski - "E' importante sapere che la ‘Ndrangheta accetta, come membri dei clan, quasi esclusivamente parenti, puntando sul principio che è molto più difficile che i parenti di sangue si tradiscano tra di loro. La Mafia fa altri calcoli, preferendo esaltare le qualificazioni di una persona: le sue facoltà e capacità sono più importanti che le sue parentele (anche se a volte ci può essere coincidenza)."

La ‘Ndrangheta è molto forte e radicata anche nel resto del mondo, segnatamente nel Sud America, dove ha acquisito un ruolo centrale nel traffico di droga. Anche nel paese d'origine della stessa autrice di Santa Mafia, la ‘Ndrangheta ha innalzato sicure roccaforti, come testificato dal bagno di sangue di Duisburg. "Se vogliamo continuare il confronto con Cosa Nostra, possiamo affermare che, per tradizione e storia, in Germania la ‘Ndrangheta è sicuramente più forte dei Siciliani. Siccome i calabresi si muovono molto più dei siciliani, sia per emigrazione che per affari, i ‘ndranghetisti sono sempre stati più presenti in Germania: in tutte le zone dove arrivavano emigranti calabresi in cerca di lavoro, c'erano anche ‘ndranghetisti" - spiega la giornalista teutonica - "Si sono insediati nella zona industriale della Ruhr, poi attorno Stoccarda e a Monaco. Dopo la caduta del Muro, parte dei clan si sono trasferiti all'Est, alcuni membri del clan dei Pelle Romeo si sono trasferiti a Erfurt, in Turingia, e di seguito anche a Lipsia, Weimar, Eisenach. Cosa Nostra, come sappiamo, è legata storicamente agli Stati Uniti. Ciò non significa, comunque, che la Mafia abbia smesso di curare interessi milionari in Germania, in particolar modo nell'industria edile. Una delle più importanti basi di Cosa Nostra è Colonia. E non sono rare le collaborazioni fra i calabresi e i siciliani, oppure campani."

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