di Maria La Calce
«Più balle che kilowattore!» Esordisce così Fabio Mussi a Torino, durante il convegno sul nucleare organizzato da “Sinistra ecologia e libertà”, il 29 gennaio a Palazzo Lascaris.
L’onorevole prende la parola incalzando subito sul grande malinteso che sostiene la campagna per l’impianto in Italia di quattro nuovi reattori. Sottolinea la necessità di avere a riguardo «notizie accertate, veritiere, verificabili» e fa un balzo a ritroso nel tempo, ricordando i certificati di sicurezza propagandati dall’Unione sovietica dopo l’incidente di Three Mile Island in America, due mesi prima che la catastrofe di Chernobyl ridisegnasse i parametri di pericolosità delle centrali atomiche.
Sottolinea poi lo stretto connubio tra nucleare e scopi militari, ricordando come il ricorso alla fissione nucleare per finalità civili sia stato solo un aspetto secondario.
«Obama,- aggiunge Mussi, ha prospettato un’ America ed un mondo senza più testate nucleari, ma questa notizia in Italia non si è conquistata neppure un titoletto e sulle pagine dei nostri quotidiani ad avere la meglio è stato Corona».
Il nucleare rappresenta per una società un ideologia, un modello.
Non va, infatti, dimenticato che i siti nucleari sono anche militarizzati.
Onorevole, la sua posizione riguardo il nucleare, che del resto risale ai tempi in cui militava nel Pci, si può dunque esaurire ad una scelta ideologica?
Non è una questione ideologica, ma il rifiuto al nucleare si fonda su fatti concreti su un’ampia documentazione scientifica ed economica, su esperienze verificabili. Il no al nucleare accomuna praticamente tutti i paesi occidentali che da tempo stanno riducendo la realizzazione di nuovi reattori. Gli Stati Uniti hanno in previsione per il futuro un solo stabilimento, come del resto analoga tendenza è riscontrabile anche in Francia dove sono in costruzione solo due centrali. Si punta più che altro, in Europa, su l’ utilizzo dei siti già esistenti, se ne prolunga la vita, ma non se ne progettano di nuovi. A costruire centrali nucleari sono ormai paesi come la Cina, l’India, la Corea, l’Ucraina, la Bielorussia. I costi infatti sono eccessivamente elevati, così come i rischi. Il problema delle scorie poi, non è stata assolutamente risolto. Trenta, quaranta anni fa, sulla scorta dell’entusiasmo, si assicurava che la gestione dei rifiuti radioattivi avrebbe trovato senz’altro una soluzione, ma evidentemente non è stato così. L’America ha affidato delle scorie all’Oceano Artico ed ora, li, ci si aspetta di osservare delle alterazioni genetiche nella flora e nella fauna. Anche noi, basti pensare al Piemonte, a siti come Trino e Saluggia, siamo bel lontani dalla risoluzione.
Bresso si è detta ben disposta verso le centrali di terza e quarta generazione,dopo aver tranquillizzato lo scorso anno la popolazione riguardo la posizione di rifiuto del Piemonte rispetto al nucleare. Crede forse che possa dipendere dalla scelta di un’alleanza alle prossime regionali con UDC ed API? Che cosa ne pensa?
Quello del nucleare non è un problema che si può affrontare politicamente, la questione energetica riguarda tutta la terra, tutto il genere umano, ne va delle sua stessa sussistenza. Le centrali nucleari di quarta generazione sono ancora “nelle braccia di Dio”, quanto a quelle di terza, all’EPR dei francesi, per intenderci, sono numerose le perplessità. Si tratta di un sistema più sicuro, nel senso che in caso di incidenti, le conseguenze dovrebbero rimanere circoscritte all’impianto e non dilagare all’esterno come fu per Cernobyl. Ma nessuna tecnologia potrà mai azzerare i rischi. Di EPR i francesi ne hanno venduti pochi, c’è poca domanda? In Europa è ancora in costruzione la centrale finlandese di Olkiluoto, analoga a quelle che dovrebbero sorgere in Italia, doveva essere consegnata nel 2009, ma non sarà pronta nemmeno nel 2011, avendo accumulato 3 anni di ritardo nei primi 3 anni di cantiere e con i costi di realizzazione praticamente raddoppiati.
Un eventuale mancanza di chiarezza del presidente della regione sul tema del nucleare potrebbe compromettere l’accordo con Sinistra e libertà?
Spero che la linea seguita da Mercedes Bresso sia chiara, l’ho conosciuta ai tempi in cui militava nel Pci, allora le sue posizioni ambientaliste erano radicali. Sono sicuro che la sua formazione rappresenterà, in materia, una garanzia. A tal proposito, vorrei dirle, che non basta reagire rispetto ai siti sui quali dovrebbero sorgere le centrali, ma soprattutto bisogna entrare in merito alla tecnologia. Non ci si può e soprattutto non si ci deve accontentare della logica nimbi. Non basta che i reattori siano lontani dalla propria casa. Scaiola era partito da 12 centrali, al ché sono andato ad Imperia e ho detto: sostengo la scelta, anche se non la condivido, se la prima si fa ad Imperia.
Che cosa ne pensa della scelta del governo di rilanciare il nucleare e di mantenere segreta fino a dopo le elezioni regionali la lista dei siti, a quanto pare già stilata, su cui dovrebbero sorgere i nuovi reattori?
Sulla questione dei siti il governo centrale sta bleffando. È l’ennesimo tentativo di svilire i poteri e le istituzioni locali. In confronto Napoleone era un federalista. A parlare di voler smantellare il federalismo c’è da morir da ridere. La scelta di mantenere segreta la lista dei luoghi su cui dovrebbero sorgere le nuove centrali in qualunque altro paese democratico verrebbe pagata a caro prezzo. In America una cosa del genere sarebbe inconcepibile. Tacere su una questione così importante per non incorrere in giudizi è inammissibile. Spero che in Italia qualcuno se ne accorga.
Secondo gli standard USA poi, in Italia non ci sarebbero luoghi adatti per le centrali, né tanto meno per lo stoccaggio dei rifiuti, è necessario, infatti, rispettare rigidi parametri quanto a sismicità e lontananza dai centri abitati. Costi e rischi elevatissimi non troverebbero alcuna giustificazione. L’Uranio non è una risorsa inesauribile ed è anch’esso legato a zone calde della terra: Africa, Kazakistan, in Italia non ce n’è. Del resto è insostenibile un’economia che si basa sulla continua produzione di merce in cui la curva dell’energia sale all’infinito. Ad un certo punto una società dovrebbe stabilizzarsi. Bisogna fare ora, investimenti e scelte!




Mussi: l’imbroglio del nucleare





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