Nonostante in vista delle elezioni regionali, quello del nucleare sembri un tabù per evitare di spaventare gli elettori, cresce in Italia, la preoccupazione riguardo la localizzazione dei nuovi siti.
Ci si chiede dove sorgeranno le centrali nucleari previste dal decreto 99 e come si orienteranno le regioni eventualmente coinvolte.
Delicata la situazione del Piemonte per i Comuni già sede di servitù nucleari.
«La mia posizione e quella della giunta regionale non sono mai cambiate da anni - afferma il Presidente in carica della regione Piemonte - e la mia posizione è nota».
Esordisce così Mercedes Bresso alla domanda di un chiarimento su quale sia il suo orientamento in materia.
«Da quando il governo Berlusconi ha riproposto questa possibilità, -continua la Presidente-, ho sempre dichiarato la mia contrarietà a una soluzione che reputo sbagliata per almeno due ottime ragioni. La prima è che tutto il mondo sta scommettendo sulle energie rinnovabili, dagli Usa al Giappone passando per tutte le principali economie occidentali, che hanno un enorme potenziale di sviluppo, che possono creare migliaia di posti di lavoro in tempi quasi immediati e che producono risparmi per le famiglie e benefici per l'ambiente.
Solo i paesi che puntano alla bomba atomica stanno installando nuove centrali: il nucleare è stato una fase della storia, ora i costi non lo giustificano più. Tanto è vero, e questa è la seconda ragione del no al nucleare, che la tecnologia acquistata dai francesi, è così antiquata e costosa che è stata respinta da tutti gli altri interlocutori che cercavano soluzioni per la produzione di energia nucleare. In Finlandia, unico paese ad avere fatto questa scelta alcuni anni fa, le centrali stanno incontrando molte difficoltà per questioni di sicurezza.
Il progetto francese è caro e vecchio: con i sei miliardi che costa una centrale (ai quali ne vanno aggiunti almeno altrettanti per lo smantellamento a ciclo concluso) produco molto più lavoro e più energia, per di più pulita, con le rinnovabili. Il rischio di incidente, seppur minimo, esiste e non ha senso correrlo».
«Siamo aperti, anzi disponibilissimi, alla ricerca sul nucleare di futura generazione, -incalza la Presidente Bresso-, un nucleare che non richieda centinaia di migliaia di anni per lo smaltimento delle scorie, un nucleare che non abbia i costi di quello attuale.
Chiudo ricordando che dobbiamo ancora risolvere il problema dei rifiuti radioattivi creati nei pochi anni di funzionamento delle centrali italiane, problema quello dello smaltimento che eleva i costi enormemente e che oggi rischia di mettere in enorme difficoltà coloro che avevano fatto questa scelta».
Bresso: “Vogliamo ricerca, no nuove centrali”
di Maria La Calce




Bresso: “Vogliamo ricerca, no nuove centrali”





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