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Dieci domande a Andrea Bairati, capolista alle Regionali in Piemonte per la Lista Bresso

di Alfio Marzio
1. Perché la lista Bresso? Da chi pensate possa essere composta? Quali i candidati?

La lista nasce per tre ragioni, la prima è dare uno spazio a chi non fa politica per professione, spazio spesso negato dalla rigidità dei partiti. Qualcuno l'ha etichettata semplicemente come una lista civica e qualcun altro, ironizzando, l'ha definita una lista "regia" visto che si parla di regionali. Noi crediamo in un progetto che solleciti una riflessione politica su futuro della nostra regione, una regione europea, innovativa, aperta e lo vogliamo fare con occhi e punti di vista che non sono solo quelli interni ai partiti, ma con esperienze e visioni nuove per interpretare una società in forte cambiamento.

La seconda ragione è che dobbiamo intercettare il voto di chi si è distaccato dalla politica e ne è deluso e amareggiato e forse è anche deluso e amareggiato da quello che doveva e può ancora essere il progetto del PD.
Dobbiamo parlare ai giovani che da questa distanza sono forse quelli più colpiti. Fino a qualche anno fa, votare per la prima volta era un fatto importante, un segno del proprio ingresso nella società degli adulti; oggi i giovani, in molti casi, non si accorgono neppure di averne diritto.
La terza ragione è, infine, il fatto che noi abbiamo la necessità di rinnovare la classe dirigente di questa regione, di competenze, di capacità, di visioni innovative e aperte.

2. Lei non è iscritto al Partito Democratico?

Sono stato iscritto fino al 2009. Oggi lavoro a questo progetto, e penso che questo sia un progetto che può portare qualche valore aggiunto alla sinistra e alla cultura progressista piemontese che ha difficoltà, oggi, a trovare spazio nel PD e vede un po' di disordine e lacerazioni oltre il PD, ma che è portatrice di contenuti di conoscenza e anche di capacità organizzative.

3. Quali sono stati i punti di eccellenza che hanno qualificato il governo del Piemonte in questi ultimi cinque anni?

Nonostante quello che si dice e spesso si scrive, penso innanzi tutti alla sanità, lo dimostra l'indagine del ministero: noi siamo una delle migliori regioni d'Italia.

Poi credo l'energia, siamo diventati un riferimento per le energie rinnovabili e, terzo, l'ho fatto io e ci sono affezionato, la difesa dei grandi valori industriali: Mirafiori, Bertone, Pininfarina, Pirelli, il problema Motorola, l'arrivo di DeTomaso a Torino, sono segnali importantissimi, migliaia di posti di lavoro assicurati.

4. Quali sono state invece le carenze?

Credo che avremmo forse dovuto essere più incisivi e riformatori sul sistema educativo-formativo, ci eravamo posti l'obiettivo di fare una riforma di stampo europeo, dobbiamo farla nella prossima legislatura.

5. Per i prossimi cinque anni su quali linee programmatiche la nuova Giunta intende muoversi, cioè, quali le scelte di governo?

Dobbiamo invertire la tendenza attuale creando lavoro per i giovani, quindi, sto lavorando ad un fondo d'investimento che si chiamerà progetto futuro, a titolo provvisorio per la creazione di nuove opportunità di alto valore per i giovani.

Dobbiamo fare un passo di modernizzazione tecnologica e organizzativa della sanità, che è buona, ma va un po' ammodernata.

Dobbiamo far crescere il terziario piemontese, la nostra economia cresce come quella nazionale ad un tasso dello 0,8-1% noi ci metteremo dodici anni a recuperare i livelli di ricchezze del 2007. Non possiamo appoggiarci solo sulla difesa dell'industria che è sacrosanta, ma dobbiamo fare crescere il terziario ad alto valore aggiunto nella nostra regione.

6. Nella legislatura che sta scadendo avete governato con il sostegno di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani: pensate di riconfermare questa alleanza malgrado l'intesa già firmata con l'UDC?

Io qui esprimo il punto di vista della lista "Insieme per Bresso" , cioè noi abbiamo davanti un confronto che non è solo con un altro candidato come Cota, ma un confronto di culture istituzionali radicalmente diverse, radicalmente contrastanti: è un confronto di visioni e di culture civili, non a caso loro si chiamano "lega lombarda". Allora per non fare del Piemonte una succursale sbiadita della Lombardia occorrono tutte le forze, tenendo conto che l'ala sinistra della nostra coalizione in questi cinque anni ha dimostrato una assoluta lealtà nei confronti del programma di governo. Ha governato un pezzo importante, come la sanità. Non dobbiamo perdere un voto in questo confronto.

7. Puoi dare un giudizio sia su Valpreda che sulla Artesio, i due assessori che si sono succeduti alla Sanità?

Con Mario Valpreda ho avuto un rapporto umano molto positivo e qualche differenza di visione su alcune questioni che hanno segnato la nostra collaborazione come il rapporto tra tecnologia e salute.
Artesio è una persona di notevole valore e serietà, l'ho vista governare un sistema e una galassia di interessi molto difficile, subentrare in un momento delicato e credo che l'abbia fatto bene.

8. L'UDC ha manifestato di aspirare con l'accordo con la Presidente Bresso a tre posti nel listino e a tre assessorati. Le risulta vero?

Tre posti nel listino sono confermati dall'accordo. Credo che sugli assessorati sarà la Presidente a decidere il giorno dopo le elezioni perché penso che si faranno i conti anche in base all'esito delle urne.

9. Tra gli assessorati l'UDC avrebbe ipotecato quello della Sanità, annunciando che intenderebbe privatizzare alcuni settori di questo importante servizio. Cosa ne pensa?

Politicamente penso che si debba difendere con forza che due diritti universali fondamentali per il cittadino la salute e la scuola debbano restare in salde mani pubbliche; per inciso penso che anche l'acqua debba rimanere un diritto pubblico. Il privato c'è opera in regimi regolati e convenzionati in integrazione con il sistema pubblico. Quindi bisogna intendersi cosa si intende per privatizzazione in un momento in cui il mondo riflette sui limiti della privatizzazione, in particolare in alcuni settori delicati e particolarmente complessi come salute e istruzione.

10. L'associazione Libera Piemonte, fondata da Don Ciotti, ha presentato un decalogo in cui chiede a tutti i partiti di impegnarsi su alcune importanti questioni relative alla legalità. Chiede che siano esclusi dalle liste candidati che abbiano avuto problemi con la giustizia e soprattutto se hanno subito processi con relative condanne. Qual è il suo parere al riguardo?

Ho risposto alle domande di "Libera". Primo sono d'accordo. Secondo l'esercizio della vita pubblica richiede un'assoluta trasparenza dei comportamenti e una netta separazione tra gli interessi privati e gli interessi pubblici. Io non sono un giustizialista, ma penso che questo paese abbia bisogno di restaurare una cultura della legalità a partire dall'esempio di chi governa a qualsiasi livello, di chi siede in un'aula parlamentare, in un consiglio regionale o comunale. Non ci sono mediazioni possibili su questo punto. Dedicarsi alla vita pubblica è uno sforzo stimolante, bellissimo, molto impegnativo. Richiede un'assoluta trasparenza nei confronti dei cittadini.

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