Una lacrima tatuata sulla guancia. Dalla felpa spunta il segno di un passato doloroso e ingombrante. L'inchiostro sulla pelle emerge come simbolo di una realtà che difficilmente si può comprendere, seduti sul divano dei comodi salotti europei. Valentin Rodriguez, così vogliamo chiamarlo, rappresenta l'esempio di una umanità violata dalla barbarie di lotte e carneficine.
L'argomento Maras, trattato con assiduità da stampa e televisione con l'emergere dei problemi legati alle lotte tra bande rivali nei quartieri milanesi, assume la sua natura drammatica dai racconti di chi ne ha fatto parte. Bande di salvadoregni emigrati negli Stati Uniti e successivamente rispediti nei luoghi d'origine rappresentano oggi la prima causa di emigrazione dal centro America verso nuovi lidi.
"Le bande sono alla base dei traffici di droga di tutto il centro America. Il pizzo costituisce la seconda attività in cui si viene coinvolti. Le violenze e le lotte tra gang sono iniziate nei quartieri di Los Angeles negli anni '80; con le leggi repressive adottate dal governo statunitense molti di noi sono stati rispediti nel Salvador. Lì ci siamo addestrati sempre di più, alcuni di noi hanno fatto ritorno negli Usa dopo poco, inasprendo il clima di odio già esistente".
Valentin Rodriguez mostra i segni di un passato da dimenticare: "Nel Salvador avevo 5 amici. Sono morti tutti. Se voi pensate che la stampa esageri le informazioni vi sbagliate; quel che si viene a sapere qui è solo una minima parte di quel che realmente esiste nel mio Paese."
"Un giorno, ricordo ancora, stavo seduto sul muretto di una piazza vicino a casa mia. Arriva la notizia che uno che conoscevamo era stato ammazzato. L'amico seduto accanto a me impazzisce, cerca il carnefice come un matto. Lo trova, gli spara. Poi prende una bottiglia di vetro rotta e inizia a seviziare il cadavere. Ho cercato di allontanarlo! Urlavo di lasciare perdere, che tanto era morto, ma non c'è stato verso. La gente impazzisce, troppa violenza dà alla testa. L'unica soluzione è una pulizia radicale, le mele marce contaminano tutte le altre. Si deve distruggere il problema alla radice, fermando i membri delle Maras."
Le immagini delle violenze rendono meglio l'idea. Foto di teste mozzate, cadaveri appesi alle altalene delle carceri centro americane, senza braccia e senza testa. Parti del corpo in putrefazione lasciate nei giardini dei centri di detenzione, a seguito dell'ennesimo scoppio di barbarie. Tutto questo è pane quotidiano.
I salvadoregni emigrati in Italia, in aperta opposizione a simili leggi di morte e odio, sfuggiti dall'inferno per garantire un futuro migliore ai propri figli, denunciano con fermezza quanto oggi sembra costituire l'unica possibilità di esistenza nel Salvador. "Qui non potrà mai verificarsi nulla di simile. La nostra comunità vigila affinchè non accadano episodi di violenza anche in Italia".




Io, ex membro di una gang





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