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Il Comitato di Difesa e Sostegno delle Donne Afgane e RAWA

di Giovanni Catanzaro

Il Comitato di Difesa e Sostegno delle Donne Afgane si è costituito a Torino nel 2000, si riunisce presso la Casa delle Donne e la sua attività principale è quella di sostenere e far conoscere, sia attraverso la raccolta di fondi sia organizzando momenti informativi e di dibattito politico, i progetti promossi dall'associazione RAWA ( Revolutionary Association of Women of Afghanistan). Quest'ultima presente principalmente in Italia, Germania, Spagna, Grecia e Usa è nata nel 1977 per volontà di un gruppo di donne intellettuali afgane. La fondatrice Meena fu assassinata nel 1987 a Quetta in Pakistan dagli agenti afgani dell'allora KGB, in connivenza con i fondamentalisti di Gulbuddin Hekmatyar.

A parlarmi di RAWA sono Tiziana Ferrero e Anna Silvestro entrambe facenti parti del Comitato di Difesa e Sostegno delle Donne Afgane. L'obbiettivo di RAWA (scritto a chiare lettere su un volantino dell'associazione) "è quello di coinvolgere il maggior numero di donne afgane in attività politiche e sociali volte ad ottenere diritti umani per le donne e contribuire alla lotta per la ricostruzione in Afghanistan di un governo basato su valori democratici secolari".

Democrazia e secolarizzazione sono le rivendicazioni portate avanti da RAWA fin dai tempi dell'invasione sovietica e che l'hanno distinta dalla maggior parte degli altri gruppi di fondamentalisti islamici impegnati nella resistenza contro i Sovietici. In quegli anni si sono prodigate poi all'interno dei campi profughi pakistani organizzando scuole, dove alloggiavano bambini e bambine e allestendo un ospedale dotato di nuclei mobili a Quetta. La lotta sui due fronti, anti-sovietico e contro i fondamentalisti, ha provocato la morte di molte attiviste dell'organizzazione.

Dopo il rovesciamento del regime fantoccio dei sovietici nel 1992, RAWA si dedicò a contrastare tutti i fondamentalismi, da quello talebano a quello dell'Allenza del Nord.

La rimozione da parte degli Stati Uniti del regime talebano nell'ottobre del 2001 non ha coinciso con la rimozione del fondamentalismo, al contrario il governo di Karzai (voluto dagli Usa) si è appoggiato in toto ai criminali di guerra dell'Allenza del Nord, altrettanto misogini quanto i talebani.

E dopo nove anni di missione dell'ISAF quest'anno a Kabul, come mi riporta Anna, " non ci sarà la manifestazione dell'otto marzo, svoltasi anche durante il periodo talebano. Quest'anno non era possibile garantire la sicurezza per chi ne avrebbe preso parte". E' ormai evidente che l'Afghanistan è tutt'altro che pacificato e che l'intervento dell'ISAF si è rivelato un fallimento. A tale proposito sono illuminati le parole tratte da un intervento di Sahar Saba, attivista afgana intervenuta a Torino durante la presentazione di un libro a febbraio: " Le donne afgane non sono ingenue come le donne progressiste in giro per il mondo. L'esperienza ha insegnato loro che l'imperialismo lavora solo per il suo profitto. Nonostante i media abbiano dipinto i taleban come "anti-americani", le donne afgane non ci hanno mai creduto. Stanno emergendo sempre più prove riguardo al tacito sostegno che gli Usa avrebbero fornito ai taleban negli anni '90. Quando infine i taleban sono stati sostituiti da un regime formato da brutali, misogini e sadici signori della guerra riuniti sotto il nome di Alleanza del Nord è stato evidente che la retorica sulla liberazione delle donne afgane era solo un pretesto.In confronto al regime dell'Allenza del Nord anche al crudeltà dei talebani nei confronti delle donne erano apparse come un solievo. Ma ora dopo nove anni di occupazione americana, noi donne afgane non siamo neppure prese in considerazione, da molto tempo siamo state escluse dai discorsi ufficiali. Gli Usa hanno avviato, due anni fa, trattative con un famoso signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar tristemente noto ai tempi dell'università per gettare acido in faccia alle ragazze che non portavano l'hijab, che iniziò la sua carriera uccidendo il leader degli studenti maoisti Saidal Sukhandan. Va aggiunto che dopo l'11 settembre si è alleato con i taleban. Per compiacere i disertori taleban Karzai verrà costretto a islamizzare maggiormente il suo regime. Comunque sia l'intento di queste trattative è solo quello di stabilizzare l'occupazione Usa in Afghanistan, anche se questo significa imbarcare di nuovo i taleban. Nel 2001 gli Usa hanno occupato il nostro paese in nome delle donne afgane. Ora Washington tratta con i taleban a spese delle donne afgane".

A completare il quadro dell'afganistan di oggi, in cui un kalashnikov costa cinque dollari, ci sono però anche le parole di Tiziana che parlano di una popolazione "con una forte base culturale ancestrale e una forte vivacità", in cui gli uomini si commuovono leggendo poesie e, là dove RAWA ha potuto agire, i rapporti tra uomini e donne non sono di sudditanza alcuna. Secondo Tiziana, ma è un parere condiviso da molte donne e uomini, tutti i miliardi investiti nella guerra sarebbero dovuti andare a sostegno di quelle realtà come RAWA, ma non solo, che tra mille pericoli lavorano per portare un reale cambiamento e maggiori libertà, solamente quel tipo di supporto politico avrebbe potuto portare miglioramenti.Ora sempre più persone sperano nel ritiro delle truppe dell'ISAF dall'afganistan i cui bombardamenti oltre a mietere vittime innocenti spingono molti a rivolgersi ai taleban in quanto conosciuti e non stranieri.

Intanto il Comitato di Difesa e Sostegno delle Donne Afgane continua a supportare RAWA, lo fa quotidianamente mettendo a disposizione un conto corrente (Unicredit Banca IBAN IT12T0200801058000003268345 intestato a comitato di difesa, sostegno, promozione dei diritti donne afgane) e organizzando iniziative come quella che si terrà il prossimo 8 marzo "Ninete mimose, Please!" per raccogliere fondi e in cui sarà possibile acquistare splendidi gioielli prodotti dalle donne afgane.

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