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Lo scrittore-alpinista Erri De Luca interviene contro la Tav

Erri De Luca
di Davide Pelanda

«Qui, non passeranno. Non ce la faranno, a passare». Erri De Luca parla così al Valsusa FilmFest in corso in questi giorni appunto nella valle dove dovrebbe passare il treno ad Alta Velocità Torino-Lione. Lo scrittore ed alpinista ha voluto incontrare il popolo NoTav al presidio di Sant'Antonino di Susa, ed ha sostenuto che la Valle di Susa la spunterà contro i poteri forti, contro l'economia e la politica che di questo progetto ne stanno facendo un baluardo indispensabile, a detta loro, per il benessere della valle e dell'Italia tutta.

«C'è una popolazione qui – ha sostenuto De Luca - che non vuole essere invasa da opere gigantesche e inutili. L'epoca dei feudatari è finita, i sudditi non esistono più: qui ci sono solo cittadini.

Una popolazione alpina ha un rapporto molto più stretto con il suo territorio, con l'ambiente, con la montagna, con l'acqua, con l'aria, con il suolo sul quale lavora. E dunque ha un diritto maggiore di intervento. E merita più ascolto».

Lo scrittore-alpinista si è schierato contro «stupidissimi e meschinissimi interessi economici», da quando è l'economia a «dettare le leggi», che poi «la politica esegue», intascando grandi affari a beneficio di quelli che ne approfitteranno».

Erri De Luca ha poi ricordato, condannandole, le cariche di violenza del 17 febbraio scorso della polizia che hanno causato due feriti che gli hanno ricordato il G8 di Genova del 2001 dove «ci furono torture, ma in Italia non esiste il reato di tortura. I poliziotti colpevoli sono stati condannati per lesioni».

Nel suo intervento una stoccatina De Luca l'ha data anche all'informazione dicendo che i media «sono anch'essi asserviti, fanno parte anche loro della catena di comando che l'economia ha sottomesso: politica, informazione», ma che «esiste la possibilità di fare informazione indipendente, il monopolio dell'informazione non è così minaccioso: può essere sempre scalzato». E, sempre secondo De Luca, sarà l'informazione indipendente a costringere i grandi media a raccontare meglio la realtà di lotte sociali come questa in quanto i grandi giornali e le televisioni, se saranno adeguatamente "incalzati" da un esercito di reporter indipendenti, armati di telecamere «dovranno abbassarsi a informare».

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