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Viciane, una neoitaliana nella lista Bresso

di Elena Romanello

Tra i candidati a Torino nella lista Bresso per il PD c'è il nome di Viciane Wetchitcheu (che sulla scheda si può indicare come Viciane), nata in Camerun nel 1979, cittadina italiana dal 2009, residente a Santa Rita e laureata in Economia a Torino e in Management internazionale all'Università di IAE di Lyon.

L'incognita di queste elezioni è l'assenteismo, e su questo Viciane ha le idee chiare: "Votare è importante, inutile allora poi lamentarsi dicendo che non cambia mai niente. Bisogna farlo per trovare altre soluzioni, per poter cambiare la classe dirigente. In Italia c'è la libertà, non rischi di venir ucciso se vai a votare o non sei costretto ad appoggiare una dittatura. Dobbiamo essere noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere nella vita, come diceva Gandhi".

Il senso di cittadinanza in Italia è molto sentito da Viciane, ed è cittadina italiana solo da poco più di un anno: "Sono nata in Camerun, sono arrivata in Italia a 17 anni e ho seguito un percorso lungo di integrazione. Lavoravo tutta la notte come badante in una casa per anziani per pagarmi gli studi, ho preso il diploma e poi due lauree, ho lavorato anche come colf, alla Gam, al Salone del libro. Ho vissuto con un fratello e una sorella maggiori, con altri studenti e poi per conto mio, e ho chiesto poi la cittadinanza. Ho voluto poter partecipare alla vita politica italiana, ricordo che quando nel febbraio del 2009 ho pronunciato il giuramento e mi hanno letto la Costituzione è stato un momento unico, emozionante".

Un punto fondamentale per questa neoitaliana è proprio il volersi migliorare: "Importantissimo volersi creare altre opportunità. Se tuo padre è operaio ma tu puoi studiare, devi farlo e cercare per te stesso un destino diverso. A me dicevano che avrei potuto fare solo la badante o stare a chissà quali compromessi 'facili': ma così non è stato. In fondo, se Obama si fosse fermato, non sarebbe dov'è adesso. In Italia c'è un potenziale di uomini e donne altissimo. In particolare, bisogna dare più spazio alle donne, che studiano come e più dei maschi e devono potersi esprimere.

Sul razzismo, la candidata dice: "La gente a Torino non è poi così razzista, pesano l'ignoranza e gli stereotipi. Del resto, io ho incontrato una signora che votava PDL che mi ha detto che la società per cui io mi batto è quella che vuole anche lei, e che cambierà partito perché non vuole appoggiare la Lega".

Ma è vero che per entrare in politica bisogna essere raccomandati? "No. Io non conoscevo nessuno, dopo aver ottenuto la cittadinanza ho fatto delle ricerche via Internet, mi sono presentata ai circoli del PD e sono entrata tra i giovani, dove ho votato varie mozioni. Mi hanno poi proposto di candidarmi. Sono visibile su Facebook, mi hanno spesata per il volantinaggio, ma ho fatto poi da sola, andando nelle famiglie, parlando con immigrati che hanno amici italiani, partecipando ad incontri come uno molto bello in Val di Susa recentemente. Tutto con le mie forze, come da quando sono arrivata dal Camerun".

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