Alle prossime elezioni regionali, tra le file della Bresso spunta il nome di Pierluigi Marengo. L'avvocato molto conosciuto dai tifosi del Toro perché nel 2005 rilevò grazie al lodo Petrucci la società reduce da un fallimento a causa della sciagurata gestione di Francesco Cimminelli e poi la consegnò nelle mani dell'attuale presidente Urbano Cairo, ha una carriera politica che lo vede passare dal Pli a Forza Italia e infine ai Moderati, ora alleati con il Pd. Dopo averci accolto nel suo studio dalle tinte tendenti al granata e le foto dei campioni caduti di Superga su una parete, in un elegante palazzo del centro di Torino, ci ha spiegato i motivi di questo passaggio.
Io sono un liberale ed ero dentro Forza Italia come liberale: non sono mai stato berlusconiano, anzi ero segretario regionale del Partito Liberale prima che Berlusconi entrasse in politica. Poi il partito si è diviso e la maggioranza è andata con grande sofferenza verso Berlusconi che non abbiamo mai visto come simbolo dei valori liberali che convivevano all'interno dello schieramento. Ciò che ha fatto la differenza è stato il venir meno delle preferenze. È stato il momento cruciale perché, fino a quel momento, Berlusconi aveva un limite alle sue aspirazioni da megalomane: il parlamentare eletto infatti non ti dice sempre di sì perché deve rispondere all'elettorato. Ora è possibile per lui manovrare il suo schieramento come gli pare e questo è inaccettabile per un liberale che ha un forte senso dello stato.
Un'offesa allo stato possono essere anche gli attacchi ai magistrati.
Berlusconi può anche avere ragione, non discuto su questo. Non può permettersi però di ridicolizzare, disprezzare una delle più grandi istituzioni dello Stato. Questo è pericolosissimo ed è uno dei motivi che mi hanno portato anni fa a lasciare Forza Italia, che ancora non era Pdl.
E perché questo rientro in politica, proprio con la Bresso?
Mi è stato chiesto di candidarmi e la politica è come una droga: una volta che la provi non puoi farne a meno. Ho ricevuto pressioni di amici a vari livelli, anche della Bresso. Nel centrosinistra ho trovato il programma politico di una socialdemocrazia di stile europeo, forme di un moderno riformismo che hanno superato l'ideologia politica otto/novecentesca del comunismo non più ascrivibili alla sinistra. Credo che in Italia si possa giungere a un programma "lib-lab" (liberal-laburista) e Bersani sta andando in questa direzione.
Nell'opposizione la Lega sta prendendo sempre più importanza, basti pensare a Cota in Piemonte. Cosa ne pensa?
A differenza dell'Udc che vede nella Lega la causa di tutti i mali, sono favorevole ad alcuni aspetti come la lotta allo spreco di denaro pubblico e il tentativo di semplificare il sistema, ma sono contrario al rifiuto dell'unità d'Italia. Poi non riuscirò mai a condividere la posizione della Lega sul problema degli extracomunitari. Non si può affrontare né con la baionetta della Lega, né con il buonismo del "venite venite venite" di certa sinistra.
E la normativa sul reato di clandestinità?
È una follia allo stato puro: dal punto di vista politico non si collega al principio di diritto, da quello giuridico come potrei espellere uno senza diritto di difesa? E se poi rimane cosa faccio? Lo multo? È una follia al pari delle ronde che infatti non hanno avuto successo.
Passiamo a Torino. La Fiat è in crisi con tutto l'indotto e Marchionne ha puntato sulla Chrysler. Che ne pensa?
Tra gli impegni ci sono norme che garantiscono ogni forma di contributi pubblici alle aziende che non delocalizzano. Poi da liberale dico che un'azienda può andare dove vuole, ma con i soldi suoi. Secondo me, la Fiat ha usato lo Stato a partire dagli anni '30, ma nei suoi confronti ha un basso potere contrattuale.
E a proposito degli impianti post-Olimpiadi? È possibile valorizzarli?
Sono un'altra follia sulla quale mi sono battuto, anche da solo. Per esempio, non era necessario costruire la pista di bob a Cesana, ma si poteva utilizzare quella di Cortina. Bisogna capire come si possono utilizzare ora quegli impianti: non per lo sport perché 10000 posti sono troppi per qualsiasi evento, magari per fiere o convegni, ma per fare questo serve un sistema che lo permetta e quindi bisogna attuare una politica economica adeguata. In alcuni casi sarebbe più economico abbatterli come fanno in Francia.
Adesso parliamo di un altro simbolo della città, il Toro e lo stadio Filadelfia.
Quello per il Fila è il mio impegno principale. Non credo nelle favole, nel miliardario che arriva e stacca l'assegno e nella possibilità di una raccolta di soldi tra i tifosi: sarebbe impossibile, chi decide poi? Il Fila può rinascere solo con soldi pubblici. La Bresso, su mia precisa richiesta, ha inserito la ricostruzione del Fila nel suo programma di governo e se sarò in Regione mi batterò per questo.
Sempre rimanendo in tema Toro, alcuni tifosi si chiedono ancora come è avvenuto il passaggio del Toro a Cairo. Perché non aspettare la fideiussione?
Cimminelli non l'ha mai portata, noi abbiamo evitato la cancellazione della squadra e, ripartendo con il lodo Petrucci, siamo ripartiti dalla B. Poi il Toro è passato a Cairo su pressione della piazza che all'epoca lo vedeva come un papa, colui che avrebbe risolto i problemi. Abbiamo fatto qualche resistenza perché volevo che lui tenesse l'80% della squadra e il restante 20% fosse dei tifosi, della città, ma lui voleva il 100%.
Ora Cairo ha messo il Toro in vendita. Lei sarà un tifoso come tanti o entrerà in qualche modo in squadra?
Sarò un tifoso come tanti. Tuttavia, se mi venisse chiesto di entrare in società, per il Toro sarei sempre in prima fila.




Il lodista Marengo, liberale ex-Forza Italia ora con la Bresso





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