L’eroina Wallie La Sganga,  capogruppo senza macchia (a parte quelle di caffè sulla camicia gialla) e senza paura del Movimento Sociale Cinque Stelle, conferma di seduta in seduta in Sala Rossa il suo personalissimo e straordinario modo d’interpretare il concetto di democrazia. Che a suo avviso deve trattarsi di un optional, usa e getta.
Lo si deduce da come ha sbrigativamente liquidato la pratica referendum sulla Torino-Lione. Più veloce del suo collega e ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli che di mestiere faceva l’assicuratore sinistri e furti, prima di rubare il futuro degli italiani con le sue gaffe parossistiche e le risate fuori luogo al convento di frate Vespa.

Il referendum non è nel contratto di governo, sentenziato la giovane Wallie, con quello stile da madre padrona di chi non ha tempo da perdere nell’ascoltare il parere della gente che ama sostituire il suo “vaffa”, di cui ha fatto grande uso e consumo nelle adunate ordite dal suo comico preferito, con la dialettica.

È gente di Torino che prova a ragionare – verbo però desueto tra i grillini pronti a scambiare la stagnazione economica (parole del ministro Tria) per boom economico (parole del ministro al Non Lavoro Di Maio) – vuoi per costruire una prospettiva di sviluppo (sebbene sempre con i soldi pubblici), vuoi per l’ambizione, tipica della borghesia sabauda, di riprendersi quel posto a tavola, scioccamente lasciato alla Nostra Signora Appendino, una di loro che pensavano di manovrare. Non è andata così.

Ed ora le tante madamine e consorti al seguito si ritrovano a fare i conti con tipine alla Wallie che di discutere non ne vogliono sapere. Dalla loro parte le Wallie hanno la forza dei numeri. Non a caso, a ciò che le disturba fanno puntualmente mancare il numero legale in aula. Non è democratico, è vero. Ma nel patto di governo sottoscritto con Salvini, è forse scritto che la democrazia va rispettata?