Via Pedona, borgo San Dalmazzo, in provincia di Cuneo. Un paese di neanche tredicimila anime.
Villette. Tutte vicine. A schiera in alcuni casi.
Vicine, ma allo stesso tempo così lontane. Al punto che i fatti propri restano tali, e benché il “paese sia piccolo” i mormorii della gente non rompono la privacy.
Una solitudine che viene fuori in tutta la sua drammaticità proprio nella storia della “mummia”. Come può una donna scomparire nel nulla per oltre un anno senza che qualcuno non si chieda dove sia finita?
Ma la donna in questione, inoltre, non è una “qualsiasi di Borgo San Dalmazzo”. Già, perché Graziella Giraudo era conosciuta. In tanti si erano rivolte a lei per farsi leggere le carte, per essere benedetti o guariti, per avere delle certezze da un futuro buio.

La scoperta

Graziella Giraudo diventa la mummia di Borgo San Dalmazzo il 27 ottobre. Pochi giorni dopo che la consuocera Rosa Giraudo, è morta di tumore. Vivevano insieme Rosa e Graziella. Le esequie e il giorno successivo la visita dei figli nella casa di via Pedona dove la donna viveva con la consuocera. La macabra scoperta. Un corpo mummificato, quello di Graziella Giraudo, la santona del paese, seduto su una poltrona, le gambe avvolte con delle lenzuola, la mano alzata in segno di benedire. La pelle è tesa, sembra cuoio, pochi i capelli sulla nuca.
Nessun cattivo odore, bensì l’inebriante e prepotente profumo di oli, essenze e canfora. Sembra di essere catapultati nell’Antico Egitto, età in cui la mummificazione era un’arte.
Ma qui a Borgo San Dalmazzo diventa un mistero, un incubo.

La villa degli orrori

La casa dell’orrore

La gente passa veloce davanti a quella villetta di due piani. Ormai per tutti è la casa degli orrori. La gente non si capacita di quanto avvenuto. C’è chi racconta ai taccuini dei cronisti che non si vedeva Graziella in giro da diciotto anni. Chi invece sapeva che le due donne, che vivevano insieme, uscivano in macchina. Rosa faceva da autista alla consuocera, ricordano i vicini. Ma è tutti qui. Nessuno aveva mai capito cosa avvenisse dietro quelle tendine. Sono solo fotogrammi di tanto tempo fa.
Altri invece di Borgo San Dalmazzo e di paesi vicini erano entrati in quella villetta di via Pedona: si affidavano a Graziella per essere guariti, dicono che aveva le mani calde, e che conoscesse il futuro.
Ma si dice anche che era da un po’ che in quella villetta non entrava nessuno.

Un anno di buio e di mistero

Tanti tasselli in questa storia. Tasselli di un mosaico che però ancora non prende forma. Ci sono i familiari. La figlia e il genero che abitavano nell’alloggio a fianco. Quelli che la credevano in viaggio: ne faceva tanti Graziella. Lei e Rosa erano diventate molto riservate. Ma da quanto tempo non la sentivano? Non si sono mai preoccupati? Tante domande a cui gli inquirenti stanno cercando di dare delle risposte.
Il primo a provarci è il medico legale Mario Abrate, da un primo esame, ha appurato che la donna è deceduta da oltre un anno. Sembra non per morte violenta.
Una nebulosa avvolge i fatti. La mummia ora si trova a Savigliano. Un pool di esperti sta cercando di comporre il mosaico. La prossima settimana gli esami decisivi: autopsia, Tac e dna.
E proprio la Tac dovrà stabilire se si è trattato di una mummificazione spontanea o se addirittura attraverso l’asportazione di organi e viscere.
Inoltre verrà anche ascoltato un entomologo che dovrà stabilire dove sia avvenuta la mummificazione, se nella casa di via Pedona o in un altro luogo.
La verità per il momento resta nascosta dietro quel volto di cuoio.

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