Il loro colore sarà l’arancione e le uniche bandiera ammesse quelle dell’Italia e dell’Unione Europea. Sono queste le regole dettate dalle sette organizzatrici della manifestazione di sabato per la Tav e contro la giunta Appendino. Una protesta che vuole essere «rivoluzione garbata, corretta» e «senza etichette», come annunciano Patrizia Ghiazza e Giovanna Giordano Peretti, due delle sette donne leader del movimento che si è definito come “Onda”.

Il tutto nasce dopo il voto sull’Odg per fermare la Tav in Sala Rossa: «Quel no alla Torino-Lione, in Consiglio comunale, è stato come un lutto, come se la montagna ci fosse crollata addosso» spiega la Ghiazza. Da lì dunque la voglia di far sentire la loro voce, di chi vuole la Tav e tante altre opportunità di sviluppo per Torino. Ed ecco che le sette donne si sono trovate una a fianco dell’altra, hanno scritto un loro manifesto programmatico e hanno dato un nome al loro impegno. Un nome non nuovo, Onda era già il Movimento studentesco anti Gelmini del 2008. Ma i loro intenti sono diversi: «Vogliamo portare in piazza la compostezza, vogliamo una manifestazione estremamente pacifica. L’importante è essere presenti senza urlare, non è più il momento di urlare e possiamo essere un laboratorio per lanciare un paradigma nuovo che possa andare al di là di Torino».

Quello che è sicuro è che sabato piazza Castello si trasformerà in una piazza dei sì: «il sì alla Tav, ma anche il sì allo sviluppo, ad un futuro di lavoro, cultura e turismo, per una città che “vuole crescere e non rimanere indietro».
Top secret il programma della manifestazione che dovrebbe però vedere alternarsi gli interventi di diverse personalità, che parleranno da un pullman scoperto, su svariati temi della mobilitazione. Vietate le bandiere di partito, «se ce ne saranno chiederemo per favore di abbassarle», i partecipanti sono invitati a vestirsi di arancione.

Ma come detto il mondo che scenderà in piazza sabato è variegato e a spendersi per l’iniziativa è anche Mino Giachino, e sottosegretario di Forza Italia e convinto Si Tav. «Torino si ribella perché non vuole che le si porti via le carte per il rilancio, come quando si ribellò quando le portarono via la capitale. Il 10 novembre può essere la svolta per l’Italia intera» spiega «Per uno come me, che da 20 anni si batte per la Tav, ha subito minacce e ha visto solo manifestazioni no Tav, spesso violente, il fatto di organizzare una manifestazione si Tav in piazza, con le categorie produttive che ci hanno messo la faccia e la gente è incredibile» prosegue Giachino che non rinuncia a qualche stoccata ad Appendino: «Il no alla Tav del Consiglio comunale è grave perché è fatto da gente cieca e sorda perché Torino non è ancora uscita dalla crisi e l’unica possibilità è la Tav che ci mette in comunicazione col mondo. Oggi la Tav è per noi ancora più importante di 20 anni fa. La sindaca Appendino dice che è disponibile a discutere degli altri temi, ma senza la Tav, che non è merce di scambio, il resto non vale niente. Noi andremo avanti fino a quando non raggiungeremo l’obiettivo di avere la Tav, perché la mancanza di infrastrutture è costata al Paese 140 miliardi».