Renzi è in campo, anzi è in strada, anche se per andare dove non si sa. Per tornare alla guida del Partito Democratico pensano tutti, ed è l’ipotesi più credibile. Ma non è detto. Ma che voglia tornare a dare le carte, lo afferma più che con quanto dice, e i suoi inevitabili richiami all’unità del partito, e con i suoi silenzi, senza rispondere alle punture del segretario Maurizio Martina contro l’uomo solo al comando, con i suoi movimenti. Persino la sua presenza alla commemorazione di Sergio Marchionne ieri in Duomo ricordando la contestuale assenza del governo, lo sottolinea. Per il Pd c’era innanzitutto lui.

E paradossalmente l’assenza dei big torinesi del partito, al suo intervento quasi a sorpresa alla Festa dell’Unità di Torino, lo ribadisce. Del resto, l’ex premier, aveva visto Chiamparino e Fassino proprio in Duomo. Chiamparino aveva già confermato la sua presenza ad un dibattito alla festa di Liberi e Uguali. E visto che per il presidente del Piemonte la campagna elettorale è già cominciata, con la benedizione obbligata di Martina, è stato meglio coprirsi a sinistra che presentarsi alla festa dell’Unità, e provocare una nuvoletta di imbarazzo al suo segretario.

Di Fassino, di cui non conosciamo le mosse romane dopo i suoi falliti tentativi da sherpa con i Cinque Stelle, non sappiamo. Cesare Damiano, altro Pd torinese di spicco era già tornato a Roma. A Renzi sono rimasti i suoi fedelissimi subalpini, Valle, Fregolent e altri. Un Esposito più coerente che “gigliato”.

Ma soprattutto tanti militanti. Ed era quanto voleva davvero l’ex premier. La leadership non è tutto, dice Martina, e alla politica che guarda lontano non bastano i toni alti, nel senso di aggressivi, aggiungiamo noi. Ma Renzi non ha intenzione di regalare a chicchessia il suo popolo, che lo ha spinto nella sua veloce ascesa e che, hic et nunc, nonostante tutto, sente il bisogno di un volto che sappia contrapporsi a muso duro a Salvini. Per questo l’ex segretario si è rimesso in movimento: per mettersi sulla bilancia e pesarsi.

Magari mettendoci anche quei chiletti in più che spingono sotto la camicia. E, contare, magari sfilando proprio questa gente, che non sarà il 40% dei tempi d’oro ma è popolo, umore, e voti, ai suoi avversari. Dentro, ma anche fuori dal partito.