NuovaSocietà

Tuesday, Sep 07th

Ultimi aggiornamenti:07:52:34 AM GMT

Sei qui: diversamente piemonte Asai, l'intercultura non è la sommatoria delle multiculture

Asai, l'intercultura non è la sommatoria delle multiculture

di Loredana Biffo

L'Asai di Torino, sita in San salvario, la zona più antica, e più multietnica di Torino, è un' agenzia educativa che lavora in modo particolare nel supporto interattivo con la scuola, soprattutto rispetto ai figli degli immigrati.
Poiché il primo elemento di integrazione, passa proprio attraverso la scuola, è utile ricordare che fino ad una decina di anni fa, S. Salvario era un quartiere "contenitore" di immigrati, un posto dove nessun italiano avrebbe iscritto il proprio figlio a scuola. Oggi è un quartiere dove il 60% dei bambini è di nazionalità straniera, ed è stato in grado attraverso politiche di riqualificazione e sostegno, grazie anche ad agenzie educative come l'Asai, di diventare un quartiere "status symbol" per gli italiani. La scuola materna Bay ha addirittura difficoltà a far fronte alle richieste di inserimento di bambini italiani che provengono che provengono anche da altri quartieri.
Secondo l'Asai, il problema principale rispetto ai figli degli immigrati, è quello di ridurre la dispersione scolastica, la formazione di bande, attraverso delle occasioni di incontro "guidate".
In realtà si riscontra una saturazione di agenzie sociali sul territorio, che cercano di fare proposte e iniziative nel quartiere, ma non sempre si riesce ad aiutare i ragazzi ad elaborare alcuni elementi di frustrazione legati
alla multiculturalità, che possono produrre e alimentare aggressività nei confronti del diverso, delle istituzioni o delle agenzie.
Il lavoro dell'Asai, vuole essere soprattutto in direzione di una coesione sociale che non azzeri le differenze, ma che le valorizzi, attraverso alcuni interventi, come l'affiancarsi alle famiglie senza "sostituirle". La creazione di incontri anche al di fuori dell' agenzia, mettendo in primo piano il tema della cittadinanza e la partecipazione alla scena sociale e politica. Il modus operandi dell' Asai, è basato sul principio che famiglia, scuola e territorio, sono gli ambiti principali dove si costruisce un progetto di integrazione dei giovani, dove si costruiscono le relazioni, e per questo è stato creato anche uno sportello lavoro.
Inoltre gli interventi devono essere molto ampi, dal tempo libero, al lavoro e la scuola.
Essendo sul territorio da quindici anni, il riscontro della maggiore problematicità, è sulla "frattura" tra l'aspetto interculturale che i ragazzi sentono in modo particolare rispetto ai messaggi che ricevono in famiglia, che spesso sono in contrasto o comunque non facilmente conciliabili nella realtà quotidiana fuori casa. Peculiari al problema sono le esperienze dei ragazzi cinesi, le cui famiglie parlano solo cinese, fuori vivono il problema della "doppia identità".
Si crea un "conflitto interiore, e quì subentra la necessità che da parte dell' agenzia ci sia una messa in dialogo tra le due parti: "culturazione", e "inculturazione", che parlano due lingue diverse. Per esempio una ragazza marocchina ha confessato in lacrime: "quando sono con gli amici mi sento italiana, poi a casa torno ade essere marocchina, è come se avessi una doppia identità, mi sento scissa".
Quello dei modelli culturali in conflitto è un problema molto comune tra i figli degli immigrati, complice anche la concezione restrittiva di cittandinanza, vissuta come senso di discriminazione, di rivalsa, di richiesta.
Il rapporto tra adolescenti e è ambivalente e mette in risalto il conflitto interculturale, l'esperienza degli operatori Asai, insegna che l'intercultura è il risultato di un processo di "costruzione" e "decostruzione", anche attraverso il conflitto su base etnica, tra marocchini e rumeni, piuttosto che tra immigrati e italiani.
Quello che conta, è affrontare la diversità senza creare agglomerazione, o posizioni subalterne.
Interessante a tal proposito, è l'esperienza che l' Asai ha fatto e continua a proporre, rispetto alle attività integrate con il liceo psico-pedagogico Regina Margherita, dove incontra studenti italiani che grazie alle esperienze di tirocinio, interagiscono con i ragazzi.
La composizione degli operatori Asai, è molto articolata, va dagli scout, tirocinanti, volontari in pensione, religiosi, soggetti sociali, politici. E' una realtà molto variegata, alla ricerca di uno spazio di interazione e costruzione di un modello di società che vada oltre l'identità, in senso interculturale. Lo scopo è anche di aiutare i ragazzi a leggere la realtà che sta loro intorno, per esempio ultimamente è emerso molto prepotentemente il tema della crisi economica che le famiglie subiscono, la scorsa estate una esperienza che doveva concludersi a fine settembre, è fallita perchè a riapertura delle attività, alcuni non c'erano più, erano ritornati nel paese d'origine a causa della perdita del lavoro.
E' ancora di grande importanza il tema religioso, in un paese che continua a parlare di crocifissi, ci ragazze mussulmane con famiglie che impongono codici specifici e restrittivi, e che sono le più sottoposte a conflitti e tensioni.
Uno dei problemi più rilevanti dal punto di vista della pianificazione dei progetti e delle attività, è quello della parcellizzazione delle attività, di avere progetti "spot" che poi non decollano, o peggio, vengono interrotti per mancanza di fondi o cambio di politiche.
Il concetto basilare è la comune appartenenza al "genere umano", in una realtà eterogenea, dove la gestione del conflitto è pane quotidiano, e vi è molta necessità di personale qualificato, di poter pagare gli educatori invece di licenziarli, purtroppo le risorse sono insufficienti, diecimila euro l'anno per un centro aperto tutti i giorni dalla mattina alla sera, sono troppo pochi.

www.asai.it

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.