di Andrea Doi

Si è fatto un gran parlare nei mesi scorsi dell’audit sui conti della Comune disposto dalla sindaca Appendino in seguito all’esposto in Procura del consigliere Alberto Morano, che denunciava l’esistenza di disallineamenti trai bilanci della Città di Torino e quelli delle sue partecipate.

La Giunta guidata dai Cinque Stelle ha dapprima immaginato di affidare l’incarico ad una società esterna, e ha poi più prudentemente optato per un audit interno, affidato ad una commissione mista. L’esito di questa ricognizione è pubblico da alcuni giorni, ma non è pubblicato sul sito del Comune. Nonostante la Giunta parli da sempre di trasparenza e di partecipazione, infatti, non ha pubblicato la relazione tanto attesa, ma ha provveduto a distribuirla a mano ai consiglieri nel corso dell’ultima Conferenza dei Capigruppo.

Anche se nessun documento è stato diffuso online e nessun comunicato stampa ha annunciato la conclusione dei lavori, molti quotidiani locali e nazionali hanno dettagliatamente descritto l’esistenza di importanti debiti fuori bilancio. È probabile, dunque, che il Movimento torinese preferisca canali informali e confidenziali nella distribuzione delle notizie piuttosto che quelli ufficiali.

Noi crediamo, invece, sia utile per i lettori e i cittadini avere accesso al documento ufficiale in versione integrale, così da poterlo leggere e interpretare senza filtro alcuno. Ed è per questo che è possibile scaricarlo in formato pdf cliccando qui.

Spiace registrare che, ancora una volta, c’è un’enorme distanza tra ciò che è lasciato trapelare e la realtà dei numeri. Del resto è anche su questo documento che poggia la sempre più vacillante “litania del buco”, che accompagna l’esperienza di governo dei Cinque stelle a Torino.

Cosa dice, dunque, il documento in questione? In sintesi esamina per ogni società partecipata i rapporti economici e finanziari, ne reperisce la documentazione a supporto, esprime delle osservazioni conclusive, caso per caso e poi complessive.

Partiamo dalle conclusioni più significative del gruppo di lavoro:

1.Nelle conclusioni complessive, si legge: “È stata reperita documentazione amministrativo-contabile idonea a giustificare (ovvero riconciliare) la quasi totalità delle differenze relative ai rapporti di debito e di credito fra la Città e le società partecipate oggetto di esame”. Tradotto dal burocratese, significa: “nessuna sorpresa, le voci corrispondono a documenti disponibili e ad atti noti”. Il “quasi” si riferisce probabilmente al caso dei 530mila euro spesi da Gtt per le giornate ecologiche per cui la Città non ha la copertura.

2. La parte largamente preponderante dei disallineamenti commerciali vedono il Comune in posizione neutrale, ovvero a mancare è lo stanziamento dello Stato o della Regione che non supporta crediti di Gtt e Infrato, sostenuti quindi da stanziamenti dei due enti.

3. Gli investimenti alla metropolitana e alla linea 4 e i relativi disallineamenti sono spiegati in quanto “conseguenze dei diversi sistemi contabili applicabili alla Società rispetto al Comune” ovvero differenti metodi di contabilizzazione tra partecipata e Comune; si evince anche che per le somme di 13,74 milioni di euro per Gtt e 18,7 milioni per Infrato (totale 32,44 milioni, comunque comprese nel disallineamento) – somme non ancora erogate dal Comune riferite alla metro e alla linea 4 per carenza di risorse – dovrà essere intrapreso un “percorso relativo a condizioni e modalità che consentano il pagamento delle somme in questione, tenendo peraltro presente, per contro, della necessità di rientrare degli ingenti crediti che la Città vanta nei confronti della società (Gtt)”. Sono somme per investimenti deliberati oltre 15 anni fa “non più sostenibili rispetto al mutato quadro economico e finanziario” che, nel caso della linea 4, portarono il Comune a chiedere a Gtt una rinegoziazione dei mutui dell’azienda stessa stipulati a quello scopo. La relazione conclude ritenendo comunque tali cifre “non classificabili nelle casistiche previste dall’art. 184 del TUEL”, ovvero non sono comunque debiti fuori bilancio.

Ma allora, da dove nasce il numero 75, ovvero i presunti 75 milioni di buco che sarebbero scaturiti dalla relazione e che qualcuno ha comunicato agli organi di stampa? L’impressione è che sia l’ennesima cifra buttata lì un po’ a caso, perché anche sommando mele e pere, quel numero proprio non viene fuori.

Il 10 novembre la sindaca disse durante un dibattito nella chiesa della Crocetta che Ci sono tra i 60 e i 70 milioni di euro di debiti fuori bilancio che la città dovrà recuperare” . Come faceva Appendino a dare quei numeri? Chi li aveva calcolati ben un mese prima della fine del lavoro dell’audit? E soprattutto, come?

Ora emerge che quelle cifre non risultano e la strana corrispondenza tra l’uscita di novembre (60-70milioni) e le indiscrezioni filtrate a dicembre (75 milioni), del tutto differenti dalle conclusioni reali della relazione, fanno pensare a “quadrature” mediatiche per non smentire troppo l’uscita improvvida della prima cittadina.

Ultima nota: se davvero fossero emersi debiti da riconoscere, l’assestamento di Bilancio in Consiglio Comunale ne avrebbe dovuto tenere conto. Invece, su quello, la giunta pentastellata tira dritto. Strabismo finanziario o la solita doppia narrazione?

Il dibattito in aula dei prossimi giorni ci aiuterà a rispondere a questo quesito.

 

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