Poche righe, non per svalutare la questione perché Er meio Di Maio candidato premier – di lui parleremo – merita sempre gli onori della cronaca, ma per dare anche il giusto peso agli eventi. Esattamente come lui è riuscito a darne ieri a Casale Monferrato all’Afeva, l’associazione familiari vittime dell’amianto Eternit, con cui aveva un appuntamento. Il nostro, forte della sua esperienza di qualche giorno nel mondo del lavoro, si è presentato in ritardo, fortemente in ritardo provocando l’ira funesta dell’Afeva, capitanata da Bruno Pesce, che per quanto vaccinato dai suoi trascorsi di sindacalista Cgil, 90 minuti devo essergli sembrati veramente troppi.

Ma questo in fondo è il meno della prestazione der meio che a Casale si è cimentato in un curioso parallelismo storico, paragonando la delicata vicenda della fabbrica in cui si produceva il materiale in Eternit, uno stabilimento storico, la cui attività era cominciata agli inizi del Novecento, con la storia drammatica e criminale ad un tempo della Terra dei fuochi, di quella terra che la camorra ha letteralmente “confiscato” allo Stato per farne la più grande discarica illegale della Campania e non solo.

In confusione totale e totalmente disinformato Er meio Di Maio ha esaurito il suo compitino elettorale nel giro di un quarto d’ora con le doverose frasi di circostanza (scuse incluse all’Afeva) sull’ambiente che non si negano mai a nessuno, omettendo però gli impegni dei governi precedenti, da Monti a quello Renzi: gli stanziamenti milionari per la bonifica e la ricerca medica per combattere il mesotelioma pleurico, la malattia che si contrae a cause delle fibre d’amianto, che porteranno il Casalese ad essere una delle prime aree libere da rischio contaminazione.

Una storia lievemente diversa dalla Terra dei fuochi e, perché no?, decisamente diversa per impegno e metodo rispetto a come la sua collega di movimentismo verbale Virginia Raggi gestisce la vergogna rifiuti a Roma. Allegria!, come avrebbe detto il buon Mike Bongiorno.