di Giulia Zanotti

Il Guy Fawkes sabaudo si chiama Luca Olivetti. Come il cospiratore inglese del Seicento il 5 novembre vuole lasciare il segno: Guy tentò di far saltare il Parlamento di Londra, lui sgombererà l’Askatasuna lo stesso giorno.
V come Vendetta, il famoso film le cui maschere coprono i volti dei ribelli di oggi, ha ispirato il candidato a leader del centrodestra. Per questo ha creato il progetto “Un sogno per Torino”, probabilmente una piattaforma da cui partire per le prossime amministrative.
Olivetti, avvocato, è celebre per i suoi cartelloni. Il primo dove dava il benvenuto agli immigrati, basta che non portassero la Shari’a e la delinquenza nella nostra città, il secondo, che sta facendo discutere, che riguarda la promessa che il 5 novembre alle ore 20 sgombererà il centro sociale Askatasuna, il più famoso in Italia. La “profezia” sta facendo il giro del web, mentre Olivetti ha già ricevuto insulti sul suo profilo Facebook.
Ma si tratta di una boutade oppure la promessa verrà mantenuta? Lo abbiamo chiesto a Luca Olivetti.

Avvocato, perchè chiede lo sgombero dell’Askatasuna?

Non sono solo io a chiederlo. Il 25 novembre del 2013, infatti, è stata approvata una mozione (leggi)dal Consiglio Comunale in cui si chiedeva al sindaco e alla giunta di sgomberare Askatasuna, El Paso, Asilo Occupato, Gabrio e gli altri spazi occupati illegalmente. Viste le difficoltà della città si suggeriva la vendita ad uso sociale di quegli edifici per fare cassa e far fronte ai tagli al welfare che c’erano stati.

Dal 2013 ad oggi non è cambiato nulla, però…

Nulla è cambiato, infatti. Se io apro un’attività senza autorizzazione vengo chiuso, mentre luoghi come l’Askatasuna fanno serate con Dj, bar e fanno soldi tutto in nero senza che nessuno dica niente.

Un silenzio che fa comodo a chi?

Ai loro amici: Piero Fassino e Sergio Chiamparino.

Quindi Askatasuna secondo lei è complice di quello che viene definito “Sistema Torino”?

L’Askatasuna è radicata nel “Sistema Torino”. Gli occupanti e i militanti sono quattro scaraffaggetti rossi, figli di papà che giocano a fare i rivoluzionari. Si sono dati un nome basco (Askatasuna significa libertà, ndr) ma i veri indipendentisti baschi, che io conosco, riderebbero di loro.

Perchè ha scelto il 5 novembre come data per lo sgombero?

È un giorno simbolico. Quello della rivolta inglese del 5 novembre 1605 quando i ribelli cattolici guidati da Guy Fawkes tentarono di assassinare il re Giacomo e i membri del Parlamento riuniti nella camera del Lord.

All’appuntamento davanti all’Askatasuna andrà da solo?

No, è aperto a tutti i cittadini. Noi andremo come società civile insieme al gruppo “Un Sogno per Torino”.

Pensa che il sindaco accoglierà il suo invito per la consegna delle chiavi alla città, come ha scritto nel suo manifesto?

La mia è una provocazione che ho lanciato a Fassino, perchè so già che lui non si presenterà. Anzi. Io verrò cacciato mentre gli occupanti non verranno toccati, ma protetti.

Ipotizziamo che nel 2016 i torinesi scelgano lei come sindaco. Come cambierebbe la città?

Torino è una città europea e moderna, governata negli ultimi vent’anni da una classe politica incapace di gestirla. Posso anche rispettare chi governa oggi la città per la preparazione che hanno e perchè sono onesti. Però non basta l’onestà, serve anche la competenza.
La loro è una vecchia politica che non sa affrontare i problemi della città. Mi passi la battuta, a Londra e Berlino non li metterebbero nemmeno come uscieri di un circolo di bocce.
Bisogna quindi vedere le cose in maniera differente. Basti pensare che per Torino capitale dello Sport 2015 sono stati spesi 3 milioni di euro per il nulla. L’ultima tappa del Giro d’Italia l’anno prossimo sarà a Torino: un appuntamento su cui bisogna investire, invece Fassino nella logica dei tagli non ha investito, togliendo quindi l’opportunità di dare una visibilità internazionale a quello che il territorio offre.

Ma negli anni la Torino post industriale ha cambiato volto secondo molti…

Torino non offre molto. Si dice che sia una città universitaria per via dei tanti studenti fuori sede che frequentano Politecnico e Università, invece non è sicura, non ci sono servizi, o attività sportive.

Oltre lo sgombero dell’Askatasuna del 5 novembre, quale sarà il suo prossimo passo?

In realtà ce ne sarà uno precedente. Il 15 ottobre quando presenteremo “Torino 100”, ovvero i cento cittadini che hanno collaborato a stilare le “100 idee per Torino” una sorta di programma in cui proponiamo progetti studiati nel minimo dettaglio, dai costi alla realizzazione, e che metteremo a disposizione dei candidati sindaco, ma soprattutto di chi sarà eletto.