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Don’t Step On Your Inner Dwarf. L’arte viscerale di Barbara Fragogna

Don’t Step On Your Inner Dwarf. L’arte viscerale di Barbara Fragogna

di Emanuele Rebuffini

“Per dimostrare di essere seria, un’artista non può essere ironica. L’umorismo è un lusso da ostentare in menopausa”. Barbara Fragogna è una donna coraggiosa. Lo è come artista, come curatrice (è direttore artistico della Fusion Art Gallery), come editore (ha fondato nel 2013 le Edizioni Inaudite). Classe 1975, veneziana di origine, dopo aver vissuto e lavorato per diversi anni a Berlino, nel 2015 sceglie di trasferirsi a Torino.

“Don’t Step On Your Inner Dwarf” (Non calpestare il tuo Nano Interiore) è la personale di Barbara Fragogna alla Galleria Alessio Moitre fino al 17 settembre
      “Don’t Step On Your Inner Dwarf” (Non calpestare il tuo Nano Interiore) è la personale di Barbara Fragogna alla Galleria Alessio Moitre fino al 17 settembre

Fino al 17 settembre la Galleria Alessio Moitre ospita la mostra personale “Don’t Step On Your Inner Dwarf” (Non calpestare il tuo Nano Interiore), a cura di Semaforo Brown e Alessio Moitre, che presenta al pubblico un variegato gruppo di recenti lavori (oli, sculture in creta, opere grafiche) frutto della ricerca di Barbara Fragogna sui temi del fallimento produttivo: l’ironia, l’ansia, il senso del ridicolo, la nausea, l’individualismo, il confronto non democratico, l’ossessione, la disfatta della memoria, la ri-dimensione dell’ego, l’assurdo e il paradosso attraverso la pratica artistica come azione inutile ma necessaria. «Il Nano Interiore è la parte più onesta del nostro essere – spiega Barbara Fragogna – ho scelto questa figura che ricorda un mondo fantastico come metafora di quella parte di noi che può essere scomoda, antipatica, ma anche creativa, che le persone tendono a sopprimere. Non calpestare il Nano Interiore è un invito a fare i conti con se stessi.»

Classe 1975, veneziana di origine, Barbara Fragogna vive e lavora a Torino come artista, curatrice ed editore
   Classe 1975, veneziana di origine, Barbara Fragogna vive e lavora a Torino come artista, curatrice ed editore

La mostra si articola in due parti, una figurativa con tele, sculture e disegni, e un’altra più concettuale. «Cerco di far fornire al pubblico diverse chiavi di lettura attraverso i medium che utilizzo. La rappresentazione del Nano Interiore avviene tramite ritratti di un corpo senza pelle, si vede l’anatomia interna, gli organi. Le sculture sono rappresentazioni fisiche tridimensionali di quello che succede quando si lascia uscire il Nano, viscere in movimento, nature morte viventi. Nella serie di lavori “Repulisti” e “Failure” mi soffermo su che cosa succede quando calpesti il tuo Nano interiore. È un lavoro sul fallimento: che cosa è il fallimento? È non avere successo e non essere riconosciuti? Oppure il fallimento vero è quello per cui non si può o non si vuole o non ci si può permettere di esprimere se stessi?»

"Il Nano Interiore è la parte più onesta del nostro essere,  è un invito a fare i conti con se stessi"
  “Il Nano Interiore è la parte più onesta del nostro essere, è un invito a fare i conti con se stessi”

Nel testo critico che accompagna la mostra, tra il letterario ed il giocoso, si parla di “tripudio gastrico”, «il Nano Interiore è viscera esposta (pittura, creta, linea), il colore irraggiungibile della bocca di Bacon, la mano sulla gola di Maria Callas, la biacca sul volto butterato di Elisabetta Prima, gli uccelli greci di Virginia Woolf, il lobo di Vincent, la danza convulsa e ridicola di Kate Bush, la bile schiumosa e hybris di Jean Clair, il genio di Bulgakov, la febbre di Silvia Plath, Flatlandia, Ghiaccio Nove e Raffaella Carrà se cantasse Shakira». «Il mio soggetto metaforico è sempre stato il corpo – aggiunge Barbara Fragogna – Quello che realizzo è in qualche modo una rappresentazione del corpo che per me è il soggetto più chiaro, limpido, onesto, puro che si possa trovare. La natura dell’essere umano è rappresentata da ciò che sta sotto la pelle, che è la nostra maschera: nelle viscere c’è la vita, c’è l’essenziale. Nei titoli dei miei lavori (Variazioni di Maria Callas’ Intestine, Variazioni Ruysch, Vecchie ciabatte, Balanced Obsession…) mi piace utilizzare riferimenti letterari e poetici, giochi di parole.»

Nella serie “Repulisti” Barbara Fragogna ha utilizzato vecchi lavori, ridotti prima in strisce e poi arrotolati per dare vita a nuove installazioni
  Nella serie “Repulisti” Barbara Fragogna ha utilizzato vecchi lavori, ridotti prima in strisce e poi arrotolati per dare vita a nuove installazioni

Nella serie “Repulisti” l’artista ha utilizzato vecchi lavori, ridotti prima in strisce e poi arrotolati per dare vita a nuove installazioni. «Erano tanti anni che ragionavo su come rielaborare i lavori più vecchi. Una quarantina di quadri che mi sono portata con me nei vari traslochi e che simbolicamente rappresentavano quel peso, quello zavorra che ti porti dietro chissà poi perché. Non si trattava di ‘scarti’, ma di lavori importanti solo per me perché non desiderati, non acquistati né scelti. Così ho deciso di fare questa azione personalmente molto difficile di distruggerne la metà per ritrasformarli. Ed è una cosa che forse continuerò a fare, una riflessione esplicita sul fallimento e sulla ri-valutazione del proprio lavoro artistico. Un modo per portare il pubblico a interrogarsi su che cosa è l’arte, a cosa serve e per chi la si fa.»

"L’ironia è per me un elemento essenziale, nel mio lavoro c’è sempre una fondo ironico perché credo che l’intelligenza consista nel saper ridimensionare le circostanze"
     “L’ironia è per me un elemento essenziale, nel mio lavoro c’è sempre una fondo ironico perché credo che l’intelligenza consista nel saper ridimensionare le circostanze”

“Barbara Fragogna se la racconta e se la ride ed è molto seria nel corcinfischiare tutto ciò” scrive Semaforo Brown. Perché un’artista può essere ironica anche in attesa della menopausa. «L’ironia è per me un elemento essenziale – confessa Barbara Fragogna – nel mio lavoro c’è sempre una fondo ironico perché credo che l’intelligenza consista nel saper ridimensionare le circostanze e l’ironia è ciò che ti consente di affrontare le cose più drammatiche come quelle più assurde. Nel sistema dell’arte, e non solo, ci viene sempre chiesto di essere seri e professionali. Non possiamo mai rilassarci, e questo è per me controproducente perché non ci permette di concentrarci sul senso vero della nostra ricerca».

http://www.barbarafragogna.com

http://www.galleriamoitre.com

http://www.edizioniinaudite.weebly.com

"La natura essenziale dell’essere umano è rappresentata da ciò che sta sotto la pelle, che è la nostra maschera: nelle viscere c’è la vita, c’è l’essenziale"
     “La natura dell’essere umano è rappresentata da ciò che sta sotto la pelle, che è la nostra maschera: nelle viscere c’è la vita, c’è l’essenziale”
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