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In nome del padre. Gli Afterhours al Teatro Concordia

In nome del padre. Gli Afterhours al Teatro Concordia

di Emanuele Rebuffini

«Gli ultimi quattro anni sono stati densi di cambiamenti a volte naturali e necessari, a volte laceranti. Ho perso mio padre che era da poco ridiventato il mio migliore amico. L’ho perso dopo essere stato al suo fianco con tutta la mia famiglia e averne seguito da vicino il calvario. Non ero abituato e non lo sono ancora ad un mondo senza di lui. Quando sono arrivato io, lui era già qua. L’universo e l’esistenza per me significavano la sua presenza. Ora voglio essere libero per poter dire come mio padre di non aver paura di morire, perché la vita, qualsiasi cosa significhi, l’ho vissuta perché lo volevo non perché dovevo. Di questo parla il disco»: con queste parole Manuel Agnelli presenta “Folfiri o Folfox”, l’ultimo album degli Afterhours, un doppio CD che contiene 18 brani, il cui titolo sembra una filastrocca ma allude al nome di due trattamenti chemioterapici.

A quattro anni di distanza dal precedente “Padania”, gli Afterhours sono tornati con un nuovo progetto, accolto dal pubblico e dalla critica come uno dei migliori lavori dell’anno, nonché un tassello fondamentale nella discografia del gruppo. “Folfiri o Folfox” è arrivato al numero 1 della classifica degli album più venduti in Italia. Dopo il tour estivo che ha visto la band fare tappa al Flowers Festival e dopo la partecipazione di Manuel Agnelli in veste di giudice ad XFactor, gli Afterhours tornano sul palco e lunedì 20 marzo suoneranno al Teatro Concordia di Venaria Reale (organizza Hiroshima Mon Amour), proponendo i brani del disco dalla sofferta “Grande” alla struggente “L’odore della giacca di mio padre” alla consapevole “Lasciati ingannare (ancora una volta)”, e ovviamente i loro vecchi successi.

Gli Afterhours in concerto al Teatro Concordia (foto di Ilaria Magliocchetti Lombi)
               Gli Afterhours in concerto al Teatro Concordia (foto di Ilaria Magliocchetti Lombi)

Spiega Manuel Agnelli: «È un disco sulla morte e sulla vita, sulla malattia e sulla “cura”, sulle domande senza risposta, sull’egoismo che ci fa sopravvivere, sulla rabbia e sulla felicità, sulle chiusure di cerchi che ci permettono di aprirne altri. Su tutto quello che era diventato scontato e che mi ha fatto bene riaffrontrare per decidere che siamo qui per vivere, non solo per subire la vita. Ma è anche un disco di rinascita perché il dolore se non ti annienta ti fa trovare energie che non pensavi di avere. Abbiamo eliminato tante tossine, cose che ci facevano stare male. Siamo adulti, crediamo che il rock lo sia a sua volta e crediamo che possa affrontare argomenti ritenuti tabù. Ho sempre pensato che il rock possa raccontare storie vere, che non sia solo divertimento».

“Folfiri o Folfox” è un disco importante, un’ulteriore tappa del lavoro di sperimentazione iniziato dagli Afterhours negli anni Ottanta consacrandoli come uno dei più importanti gruppi indie rock non solo italiani.

“Folfiri o Folfox” è il titolo dell'ultimo album degli Afterhours
                              “Folfiri o Folfox” è il titolo dell’ultimo album degli Afterhours

Un album “forte ed intenso sia liricamente che musicalmente” (Buscadero), “un mix allucinato e lucido di chitarre ora lievi, ora impazzite, cori ossessivi, assoli e grida…è un piacere riconoscere a quel che resta del rock, l’onestà furiosa di solitudine e rinascita” (Rolling Stone).

Un disco che spiazza, emotivamente deflagrante, che tratta di cose scomode, malattia, dolore, morte, rabbia, vita, rinascita, conflitto, libertà, senza però cadere in toni cupi. Perché alla fine, dice Manuel Agnelli, “voglio essere felice e non me ne frega più un cazzo se è la cosa più banale del mondo”.

www.afterhours.it

www.hiroshimamonamour.org

www.teatrodellaconcordia.it

 

 

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