La discussa misura anti smog della giunta Appendino, con lo stop ti tutti i veicoli diesel fino a euro 4 e i benzina, metano e gpl euro 0 non sembra trovare pace. Nei giorni scorsi il contenzioso verteva sull’opportunità o meno di questa misura preferita ad altre, con le aspre parole di Confesercenti e dei partiti dell’opposizione, che hanno spaziato da inviti ad abbandonare la misura a proposte di manifestazioni di piazza.

Da ieri sono finiti sotto la lente i numeri, a dimostrazione che addirittura la matematica può essere un’opinione. Da una parte M5S e amministrazione comunale, dall’altra il Partito democratico. Secondo la sindaca di Torino «Le misure emergenziali prese in questi giorni contro lo smog stanno dando i loro risultati ed è per questo che le sosteniamo convintamente». Secondo il vicepresidente del Consiglio comunale Enzo Lavolta «Il blocco così non serve a nulla, crea disagi e risulta incomprensibile ai più. Siamo al 2° giorno di blocco euro4 e al 5° giorno blocco euro 3. E il PM10? AUMENTA!».

Chi ha ragione, quindi? Al momento, nessuno. E per spiegarlo bene dobbiamo fare qualche passo indietro. Il passaggio obbligato è quello di interpellare i dati forniti dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale, ente incaricato di misurare i livelli di Pm10, le famose particelle la cui eccessiva concentrazione ripetuta ha fatto scattare il blocco.

I livelli di Pm10 negli scorsi sabato e domenica, giorni precedenti all’inizio delle limitazioni per gli autoveicoli, erano rispettivamente a quota 78 e 76 microgrammi per centimetro cubo. Il primo giorno di blocco, lunedì, i livelli salgono a 87, con un aumento del 14%, precipitando poi a 65 il secondo giorno (-25%), per poi vedere un lieve aumento (fino a 69 con un +6%) il terzo giorno. Come si spiega questo apparente paradosso per cui il primo giorno di blocco lo smog sarebbe aumentato? Con le caratteristiche delle particelle Pm10, le quali rimangono in sospensione nell’aria per un periodo che oscilla tra le dodici e le 24/30 ore, a seconda della grandezza. I dati misurati lunedì, quindi, non tengono conto solo dello smog cittadino di quel giorno.

Non è vero, quindi, che malgrado i blocchi ci sia stato un innalzamento dei livelli di Pm10 che, anzi, sono diminuiti sensibilmente. Questo comporta che la sindaca abbia ragione e che la misura abbia avuto effetto? No, non è vero nemmeno questo, almeno per il momento.

Come spiegano i tecnici dell’Arpa Piemonte, infatti, i livelli di Pm10 sono determinati da una lunga serie di macrovariabili di breve, medio e lungo periodo: pressione atmosferica, correnti d’aria, umidità, temperatura. Ad esempio, un clima caldo aumenta la dispersione dei fattori inquinanti, che quindi, tendenzialmente, aumentano d’inverno. In altre parole: sarebbe bastato un aumento della temperatura per “falsare” i dati sullo smog. I dati su cui tanto si dibatte, pertanto, sono aggregati molto ampi, che nulla dicono, almeno al momento, sulla riuscita della misura.

Per riuscire a capire se la misura funziona o meno, quindi, occorre aspettare e dare il tempo agli organismi preposti di scomporre le varie dimensioni e consegnare un quadro chiaro dove la matematica possa cessare di essere un’opinione e ricominciare a essere una realtà oggettiva. Ci potrebbero volere settimana, che a questo punto si prospettano fatte di una vivace polemica politica.