La campagna congressuale di Maurizio Martina, candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, farà tappa domani, venerdì 15 febbraio, a Settimo Torinese per un faccia a faccia con Mauro Berruto, l’ex ct degli azzurri del volley e oggi direttore tecnico della nazionale italiana di tiro con l’arco, autore di una lettera aperta al governo targato M5s-Lega, a cui abbiamo chiesto alcune anticipazioni sulla serata.

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla serata?

Si tratta davvero di un faccia a faccia fra due persone che si stimano molto, partendo però dal punto di vista di chi, come me, è fuori dalle dinamiche interne di partito. Arrivo da una storia che appartiene ad un altro pezzo di mondo ma che si riconosce nei valori del Partito democratico e nelle qualità di una persona come Martina.

Una persona perbene, dove perbene vuol dire, seria, coerente, chiara, che riconosce la necessità di fare le cose che dice. Personalmente non credo nei superuomini o in quelli che si propongono come la soluzione a tutti mali. Martina è una persona di cui mi fido e a cui affiderei la cura dei miei figli e del paese. Troppo spesso ci si basa sulla prima impressione, diamo credito ad un’idea che ci siamo fatti troppo rapidamente, certamente perché siamo fatti anche di istinto e sensazioni ma l’essere umano a volte si sbaglia….ne sanno qualcosa gli elettori abruzzesi. 

A chi dice che il Pd e la sinistra sono morti, cosa risponde?

Rispondo di venire ad ascoltarci domani. La serata vuole essere un refresh su cosa voglia dire essere di sinistra. Partiremo dalle parole che ci contraddistinguono e dai valori che ci appartengono come l’essere tutti uguali ad esempio.

Dobbiamo tornare a rifarci ai vecchi padri come Norberto Bobbio quando parlava dell’eguaglianza come criterio distintivo tra destra e sinistra. Essere uguali non vuol dire che tutti possono fare tutto ma che tutti debbano essere messi nella condizione di poter fare tutto.

Possiamo e dobbiamo riappropriarci delle parole belle della sinistra e che oggi qualcuno ci vuole far credere debbano essere superate o di cui vogliono farci vergognare. Domani sera vorrei potessimo riflettere su cosa voglia dire essere di sinistra e lo faremo con tantissima gente, ma dobbiamo parlare anche a chi sarà fuori da quella sala, è quello  il vero campo di battaglia. Dobbiamo muoverci  metro per metro e parlare soprattutto fuori da quei contesti che già condividono le nostre idee. 

Esiste ancora una dimensione ideologica dell’elettorato?

Parlare di ideologia vuol dire far riferimento a valori, a un modo di stare al mondo e di interpretare la realtà.  E proprio per questo non ci vedo nulla di male. Parlare di ideologia vuol dire rimettere a fuoco concetti e parole chiave. Abbiamo assistito in passato ad oscillazioni percentuali di voto che hanno rischiato di far saltare i governi.

Forse oggi mettere in chiaro chi siamo e da che parte si sta non può che farci bene. La volatilità del voto non credo sia valore assoluto, guardiamo al caso Trump, alla Brexit. Le prossime Europee saranno decisive in questo senso, per capire da che parte stiamo e dove vogliamo andare,  mi spaventa che quel momento, in cui saremo chiamati al voto, possa essere preso con leggerezza.

Se dovessimo ragionare in termini sportivi, qual è il punto debole degli avversari politici del Pd? E il punto forte del Pd e della sinistra? 

Rispondo da allenatore. Direi che interessa poco il punto debole o di forza dell’avversario. Ciò che deve interessare  e su cui bisogna concentrarsi è il punto di forza della propria squadra. E aggiungo, la forza di una squadra sta proprio nella forza degli avversari, più sono forti e più questo deve spronare a dare il cento per cento.

Credo sia questa la strada strategicamente migliore da seguire: esaltare  e lucidare i propri punti di forza. Andare a rincorrere punti deboli degli altri è frustrante, fa perdere tempo  e distrae da quelle che sono le qualità su cui lavorare. E di qualità la squadra Pd ne ha tante. 

Come nello sport conta la preparazione atletica, in politica quanto è importante la competenza e la preparazione?

La preparazione è tutto. La bellezza di una squadra che si allena sta nella gioia della preparazione, nel viaggio che porta alla gara. La preparazione è quel momento in cui studi strategie e i dettagli per andare a vincere. Certo la gara è il momento di verifica ma l’allenamento è l’aspetto più affascinante.

I competitor che ci troviamo di fronte oggi sono forti, ma lo sono in maniera  furba, subdola e strategica e parlo della Lega. Il M5s esce indebolito dalla competizione di questi mesi. Mi ricorda quei ciclisti che tirano la volata  ma poi si defilano e arrivano ultimi. 

Ha spesso parlato di pericolo per la salute del Paese? Di cosa è malata l’Italia di oggi?

Il Paese ha un problema psicofisico. Certamente la patologia più diffusa è la rabbia che si è innescata e si manifesta nel linguaggio e nei modi con cui la gente si relaziona. Poi esistono dati strutturali non fanno che confermare la gravità della condizione fisica in cui siamo: penso agli  indicatori economici, dati  oggettivi che predicono cosa accadrà. Penso al taglio agli investimenti per la cultura che produrranno danni nel lungo periodo, meno quantificabili oggi ma certi. Ci sono poi effetti collaterali apparentemente intangibili come l’attacco alla competenza, come se parlassimo di qualcosa che penalizza invece che essere qualificante. Questo approccio genererà danni inenarrabili nella struttura e alla solidità del Paese. 

Martina dice di voler ridare protagonismo ai giovani e a chi, nei territori, vive la militanza e la partecipazione politica come autentico servizio. Insomma è come dire, puntiamo sulla squadra giovanile…

Riavvicinare i giovani alla politica è uno degli obiettivi anche della serata di domani. Sono loro la vera frontiera. Dobbiamo ricominciare a dare spazio ai nostri figli e alla militanza. Dobbiamo trovare le parole e i modi per parlare ai giovani che più di chiunque altro hanno dimostrato in questi ultimi anni, volatilità elettorale. Hanno dato fiducia ma andando per tentativi, alternandosi in una fiducia a singhiozzo e a termine  per poi riscoprirsi  ancora una volta delusi e cambiare nuovamente squadra.  È la fascia dai 18 ai 35 anni quella su cui investire, da convincere, da rassicurare. 

Le liste civiche rappresentano o meno un valore aggiunto per il Pd?

Il simbolo del Pd non è fonte di vergogna, ma al contrario un valore. Incredibile che ci sei debba vergognare di appartenere o sostenere un partito che è sintesi della storia di sinistra di questo paese.

Sicuramente aprirsi alla società civile è un bene in termini di confronto e capacità di rinnovarsi come quando in casa si aprono le finestre per far entrare aria fresca ma questo non vuol dire  nascondere propria identità.