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Caso Sistema Teatro Torino, Valle: “Grave danno fermare l’attività”. Assessora Leon assicura: “E’ solo una nuova impostazione”

Caso Sistema Teatro Torino, Valle: “Grave danno fermare l’attività”. Assessora Leon assicura: “E’ solo una nuova impostazione”

di Giulia Zanotti

Nessun rinnovo della convenzione, ma Sistema Teatro Torino proseguirà. Lo garantisce l’assessora alla Cultura Francesca Leon, proprio annunciando la decisione del Comune di non firmare la convenzione in atto nei 12 anni passati, optando piuttosto per nuove linee guida che saranno da stabilire con gli enti coinvolti in una serie di incontri, già iniziati in autunno.
«Sistema Teatro Torino – ha precisato la Leon – resta uno strumento importante per la promozione delle medie e piccole imprese, ma va definita una nuova impostazione». In particolare per l’Assessora ci sarebbe «la forte necessità che si stabilisca una diverso rapporto tra il Teatro Stabile, le istituzioni partecipate e le compagnie emergenti dove le grandi istituzioni non solo ospitino spettacoli ma siano di reale supporto alla produzione, alla distribuzione e alle necessità organizzative e promozionali utili a far crescere il tessuto teatrale della città e favorire il ricambio generazionale per dare maggiore solidità al sistema teatrale cittadino nel suo complesso».
Una posizione non condivisa dal presidente della Commissione Cultura della Regione Piemonte, Daniele Valle, che ha invece definito la scelta dell’amministrazione comunale come «un grave danno per Torino. Sistema Teatro in questi anni ha rappresentato un modello partecipato tra istituzione teatrale, ente locale e compagnie che aveva reso l’ambiente torinese un esempio virtuoso per molte città, includendo realtà diverse per dimensioni e vocazioni». Per Valle quella presa dalla giunta Appendino «è l’ennesima azione di smantellamento del sistema culturale torinese, sottraendo risorse economiche e professionalità. Se questi rivolgimenti fossero sostenuti da una prospettiva alternativa chiara potremmo discutere del merito, purtroppo si interrompono sistemi che da più di dieci anni funzionano bene senza proporre alcuna novità».

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