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Grimaldi e Artesio (Torino in Comune): “Rivedere le tariffe sulle mense scolastiche”

Grimaldi e Artesio (Torino in Comune): “Rivedere le tariffe sulle mense scolastiche”

di Moreno D’Angelo

Come intervenire per mettere fine alle defezioni nelle mense scolastiche?. A Torino la quota dei bambini che utilizzano il “panino portato da casa” è salita a 5000. «Aboliamo la tassa di iscrizione, promuovendo una vertenza nazionale sul valore educativo della mensa scolastica» è la proposta presentata oggi alla stampa del Capogruppo di Torino in Comune Eleonora Artesio e il Consigliere regionale Marco Grimaldi.

«Il tempo della mensa è un momento educativo che fa parte del tempo scolastico» ricorda l’Artesio che ricorda come solo a Torino, a seguito della nota querelle sul “panino in classe”, sia stata riconosciuta dal Tribunale Civile Ordinario la libertà di scelta per poter consumare nel tempo pieno il cibo portato da casa.

«Ma – per Marco Grimaldi – c’è chi porta solo grissini e scatoletta di olio, chi porta la vaschetta di cibo riscaldato e chi mangia quando fornisce la mensa»,- aggiungendo come – «a pagare il prezzo per la “libertà del panino in classe” siano sempre i più deboli, ovvero gli addetti alle cooperative che lavorano su quei pasti e quelle famiglie costrette a fare attenzione anche a pochi euro giornalieri». Nel rilanciare l’importanza della mensa in chiave anche popolare Grimaldi evidenzia come proprio per i bimbi delle fasce più povere la mensa scolastica costituisca un modo significativo per migliorare il vitto di fornendo più proteine di quanto solitamente possano permettersi.

I due rappresentanti della sinistra hanno preso le distanze dall’impostazione dell’amministrazione pentastellata che su vede la questione principalmente come un problema di menu puntando sul pasto fresco.

Dietro il fenomeno dell’abbandono della mensa per l’Artesio vi è invece la reazione ad un costo ritenuto irragionevole e anche insostenibile.

Gli abbandoni maggiori si registrano nelle fasce più alta ma, pur se in percentuale minori, anche tra quelle più tutelate. «Questo significa che le agevolazioni attuali non siano sufficienti, mentre molti genitori torinesi si chiedono perché devono pagare sette euro al giorno mentre a Milano, Moncalieri, Novara no?» ricorda la consigliera di Torino In Comune che, entrando nei dettagli della questione, precisa come in questa quota siano compresi non solo i costi diretti del pasto (preparazione e distribuzione) ma diversi altri fattori indiretti. Per i due esponenti della sinistra torinese «è odioso” che siano stati collocati dei costi generali sulla tariffa pagata delle famiglie che andrebbero ricondotti invece alla fiscalità generale».

Insomma, come è stato evidenziato dal comitato dei genitori di chi ha figli che utilizzano le mense scolastiche, perché questi dovrebbero pagare i costi degli uffici amministrativi che in qualche modo si occupano di mensa. Perché i costi generali entrano nelle tariffe da loro pagate?

L’Artesio precisa come la proposta presentata sia sostenibile, ragionevole e ben lontana dall’attuale pioggia di promesse elettorali, anche in una fase non certo facile per le casse degli enti locali. Un intervento che intende dare rilancio ad un servizio con un valore sociale e generale essenziale, partendo da principi di sostenibilità e giustizia sociale, interrogandosi responsabilmente come compensare i minori introiti: «Dobbiamo ristabilire un rapporto di fiducia sulla mensa come servizio essenziale del percorso formativo scolastico proponendo l’abolizione della quota di iscrizione». Certo la rinuncia alla quota iscrizione rappresenta una minor entrata, ma è emblematico il fatto che i 5000 utenti in meno delle mense, specie nelle fasce più elevate, abbiano determinato perdite superiori al milione di euro.

«Se volessimo ridurre la tassa rifiuti – puntualizza l’Artesio – dovremmo per legge dello stato trovare delle compensazioni mentre ciò non vale per le mense scolastiche dove la compensazione si trova nel bilancio complessivo».

Sule tema delle risorse viene lanciata la riapertura di una contrattazione ministeriale per nuovi protocolli d intesa e per l’accredito delle risorse spettanti per la quota parte al personale statale. Un rientro non banale che potrebbe coinvolgere diverse amministrazioni locali.

Viene poi lanciata la necessità di aprire una vertenza nazionale sul valore sociale ed educativo della mensa scolastica come servizio essenziale e non solo a domanda individuale trovando nuove convergenze.

Anche nel lancio della proposta pro mense, rispetto agli ultimi tempi, si è riscontrato un ritrovato entusiasmo , frutto senza dubbio dell’onda positiva che sta incontrando il progetto Liberi e Uguali che, dopo anni di divisioni e polemiche, sta riunendo i tanti cespugli della sinistra.

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