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Il buco c’è ed è nei conti del 2017: multe e oneri lontanissimi dagli obiettivi del bilancio preventivo

Il buco c’è ed è nei conti del 2017: multe e oneri lontanissimi dagli obiettivi del bilancio preventivo

di Andrea Doi

Siamo ormai a oltre un anno dalla sua elezione, e la stella della Sindaca Appendino è molto offuscata. Vicende spinose che riguardano il suo fidato capo gabinetto (caso Ream) o direttamente lei, con il coinvolgimento nelle inchieste giudiziarie, come quella sui fatti di piazza San Carlo. Poi una certa inerzia amministrativa a Palazzo, il pasticcio delle ordinanze, sostanzialmente l’incapacità di gestire manutenzioni ordinarie e decoro urbano, magri risultati per quanto concerne economia e lavoro nonostante le tante promesse, per certi versi vane, che cominciano a pesare. Un cocktail micidiale che ha scatenato in città la satira che ha messo nel mirino la sindaca.

Nel bilancio 2017, la Appendino aveva provato a sostenere che impiegare le entrate da multe e da oneri di urbanizzazione a finanziare spesa corrente ordinaria era un male necessario per garantire manutenzione e servizi alla cittadinanza. Questa affermazione si sta rivelando pericolosamente priva di fondamento e sta diventando la vera causa dell’inazione in molti settori.

Vediamo il perché

Il bilancio 2017 è stato “aggiustato” da Appendino e Rolando finanziando spesa ricorrente e ripetitiva con entrate una tantum come multe, oneri di urbanizzazione, recuperi vari. Oltre 110 milioni di multe,  quasi 44 milioni di oneri di urbanizzazione e altre fino alla cifra “monster” di 200 milioni di entrate una tantum su 1200 in tutto. Un dato mai registrato prima.

La cosa estremamente grave è che tali entrate sono state ampiamente stigmatizzate dalla Corte dei Conti che ha definito il loro impiego eccessivo (ovvero non rapportato agli incassi e alle spese della stessa natura-una tantum) come squilibrio strutturale. Parola ampiamente abusata da Appendino stessa per incolpale la gestione Fassino e cercare di giustificare il governo a Cinque Stelle. I dati però dicono dati che lo squilibrio strutturale, se c’è, è nel bilancio 2017.

Facciamo due esempi

Al 30 giugno, quindi a metà esercizio, dei 44 milioni di oneri di urbanizzazione di cui 38 applicati alla spesa corrente, pare ne siamo entrati appena sette.

Se il trend continuerà con costanza, a fine anno saranno 14 e non 44. E pensare che solo il contratto di servizio con Iren per semafori, illuminazione pubblica e riscaldamento ne vale 24. Due milioni al mese. Vuol dire che nei primi sei mesi la giunta pentastellata non ha coperto nemmeno il 60% del contratto Iren. E zero manutenzione ordinaria di strade e verde.

Questo finalmente spiega perché impiegare gli oneri di urbanizzazione per finanziare gli sfalci dell’erba è stata una decisione da dimissioni. Ma non di Stefania Giannuzzi, come è avvenuto, bensì di Rolando, unico vero responsabile del disastro “erba alta”. Del resto con cosa poteva pagare gli sfalci? Con le varianti del vicesindaco Montanari? (LEGGI ARTICOLO)

Il secondo esempio riguarda le multe. La sindaca, sin da fine 2016, ha sostenuto che la campagna sulla malasosta avrebbe incrementato anche le entrate. Ebbene, pare che non sia affatto così. Infatti le sanzioni comminate su base mensile sarebbero sotto la media del 50%. Ovvero se nelle Sezioni più “produttive di multe”, ad esempio il centro, si arrivava a “staccare” circa 3000-3500 multe al mese, ora sono la metà. Non solo, quindi, non si raggiungeranno i livelli previsti a bilancio, ma siccome le multe non fatte non si possono incassare, ecco spiegato perché sotto la giunta grillina l’uso dell’anticipazione di tesoreria è salito a livelli mai raggiunti.

Non c’è da stupirsi visto che per le notifiche di ordinanze viene utilizzato un numero considerevole di Civich, anche in straordinario, impiegati nelle operazioni antigrill come la “caccia al barbecue” domenicale, con l’inevitabile effetto di togliere uomini dai compiti più propriamente amministrativi. Diventa quindi al quanto inesatto raccontare, come si sta facendo da Palazzo di Città, che il tema multe era «un problema del passato non affrontato efficacemente».

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