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La Fondazione sopravvive. Ma l’Assessore Leon?

La Fondazione sopravvive. Ma l’Assessore Leon?

di Stefano Actis

Sul fronte cultura, la temutissima e battagliera sindaca Appendino è apparentemente addivenuta a miti consigli. Sembra indicarlo chiaramente il “coup de théâtre” di cui è stata protagonista ieri la consigliera Daniela Albano, presidente grillina della Commissione Cultura, durante la discussione della mozione del consigliere leghista Fabrizio Ricca sul destino della Fondazione per la Cultura. La Albano, una delle consigliere “ortodosse” secondo gli osservatori di Palazzo, ha dato nientepopodimeno che ragione al consigliere della Lega sul merito della mozione che chiedeva di mantenere aperta la Fondazione per la Cultura, la stessa di cui la Appendino di opposizione chiedeva veementemente la chiusura. Il risultato è che la mozione rimarrà sospesa, in attesa di iniziare un percorso sulla riorganizzazione della Fondazione stessa. Rimane quindi salda al suo posto la discussa presidente della Fondazione Angela La Rotella, una delle figure più bersagliate dalla Appendino in versione Giovanna d’Arco, e la fondazione da lei guidata non solo non abbassa la saracinesca ma diventa addirittura più influente nel panorama culturale subalpino: l’ultimo compito assegnatole è l’organizzazione del Salone del Libro.

Ma la vera notizia è che è passata la linea dell’assessore-ombra alla cultura, Massimo Giovara, il quale già in sede di commissione aveva dettato la linea del dietrofront rispetto al programma che prevedeva la chiusura della Fondazione. Ridimensionata invece la consigliera Viviana Ferrero che aveva vivacemente ribadito, durante la stessa seduta, che la Fondazione andrebbe chiusa come votato d’altronde dalla maggioranza stessa nelle linee programmatiche della giunta. Visibilmente contrariata durante la discussione in aula, la consigliera è stata ridotta al silenzio, confermando la totale incapacità dell’ala ortodossa grillina ad imprimere una svolta all’andazzo “istituzionale” della giunta di Chiara Appendino. Ma più che il silenzio della consigliera, a colpire è stato soprattutto il silenzio dell’assessore alla Cultura, Francesca Leon. Pur essendo presente in aula, l’assessore non ha ritenuto opportuno esprimere il suo punto di vista o quello della giunta. Nei corridoi, a consiglio finito, si sussurrava che l’assessore Leon aveva appunto bisogno di un assessore ombra, perché è già ridotta all’ombra di se stessa, al semplice ruolo di “annunciatrice di eventi” che non osa nemmeno esprimersi su materie della propria delega in consiglio comunale.

Sul “commissariamento” dell’Assessore Leon si è espresso anche Luca Cassiani, l’ex-Presidente della commissione cultura targata PD con un lungo commento su Facebook in cui ha svelato i meccanismi che secondo lui hanno portato la Leon a fare l’assessore grillina dopo aver a lungo criticato i grillini: «Vedete è complicato spiegare come una ragazza normale, figlia della stagione del centrosinistra, con un papà importante e noto, diventi di punto in bianco assessore alla cultura della città di Torino. Ho il sospetto, più che la certezza, che ci sia stato lo zampino di più di un esponente del della sinistra torinese (Marco Grimaldi?) e anche qualche “meno male che c’è lei” tra i vecchi assessori e consiglieri. Personalmente anch’io mi ero illuso erroneamente che una competenza come la sua potesse aiutare una giunta davvero debole e politicamente scarsissima. Ed ho sbagliato. Lo dico: la stimavo e la credevo capace ed autonoma. È stato un grande bluff e si vede. È stato il vero capolavoro di Giordana (Ex-Capo di Gabinetto dell’Appendino, ndr) usare la Leon come foglia di fico o assessore alle fontane, per poi di fatto, tenere le scelte, le nomine e i rapporti che contano nella propria disponibilità ed in quella della sindaca».

Molto eloquente il passaggio sulle congiure di Palazzo scatenate dalle dimissioni dell’ex capo di Gabinetto: «Ovvio che ora tutto è palese: alla mancanza di spina dorsale e al silenzio sulle scelte fondamentali si è aggiunto il fatto che oramai i movimentisti, il gruppo storico del M5stelle hanno capito la manovra. Tardi direte voi. Embè ma questi so’ giovani della politica…Ci arrivano dopo un po’. La vecchia volpe Giordana se li mangia tutti. Anzi se li mangiava. Ora anche Viviana Ferrero alza la voce, chiede di rileggere e applicare il programma (vedi Fondazione per la cultura e l’ex odiatissma La Rotella simbolo del sistema Torino). Viviana ed i consiglieri più fedeli interpreti del grullismo subalpino chiedono scelte radicali ed in discontinuità con il sistema che solo a parole Chiarabella diceva di odiare. E vedono una totale, anzi peggiore, subordinazione a quel sistema che a tutti i costi volevano rivoluzionare». 

Aggiunge ancora Luca Cassiani: «Il consigliere Giovara non sta più al suo posto e chiede di contare di più: “commissaria” la Leon su molte scelte, “sceglie” il direttore del Jazz festival senza bando e lo individua nel suo collega di spettacoli Giorgio Li calzi, partecipa ad incontri da sempre riservati solo all’assessore, mi sfida in un bel dibattito pubblico sullo stato della cultura e si trova la Leon presente in sala tra il pubblico. I due fanno finta di andare d’accordo ma in realtà il buon Giovara prova a farla fuori e prenderne le deleghe. Senza le fontane però. Cioè solo cultura (tutta) e turismo (che devasterebbe perché inutile e dannoso). In tutto ciò si sente l’assenza dalla ribalta dell’ex vero Sindaco Mons. Giordana. Tale assenza politica favorisce manovre e guerre intestine a bassa frequenza. Quando il vero capo era lui questi erano tutti comprimari . Ora alzano la cresta. Ma ci sarebbero altri scenari da descrivere e le storie delle battaglie che si stanno consumando a palazzo civico .. -senza dimenticare i pessimi rapporti tra Leon e Parigi.. ma questa è un’altra storia che racconterò un’altra volta …».

Che dire? Aspettiamo con ansia la prossima puntata….

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