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La strana parabola del Movimento Cinque Stelle: dal “Sistema Torino” al “Sistema Sacco”

La strana parabola del Movimento Cinque Stelle: dal “Sistema Torino” al “Sistema Sacco”

di Alberto Morano*

Dagli slogan urlati in campagna elettorale dal Movimento Cinque Stelle e dal candidato sindaco Appendino “Abbatteremo il Sistema Torino!” siamo passati alla dichiarazione dell’Assessore Sacco “Dobbiamo ricreare un Sistema Torino”.

In particolare l’assessore Sacco ha dichiarato pubblicamente: «Non è il momento di creare divisioni o contrapposizioni, bisogna guardare in faccia la realtà. La competizione si è spostata dal livello aziendale al livello di Città. Dobbiamo stare insieme, creare, o ricreare un “Sistema Torino” che vada tutto unito in una direzione».

Confesso che sono perplesso. Vorrei capire se l’assessore Sacco esprime la posizione della Giunta, del sindaco Appendino e del Movimento Cinque Stelle o parla a titolo personale nel tentativo di posizionarsi nello scacchiere della Città.

Perché se quanto affermato dall’assessore Sacco costituisce la nuova posizione del Movimento Cinque Stelle siamo in presenza di una inversione ad “U” i cui confini devono essere attentamente valutati.
Ma appare difficile credere che in solo anno e mezzo il Movimento Cinque Stelle abbia deciso di integrarsi nel tanto contestato “Sistema Torino”.
Il “Sistema Torino” sulla bocca di Sacco appare una scivolata semantica o una confessione.
Lui forse intendeva dire che dobbiamo fare squadra, ma ha usato un’immagine che ha cittadinanza nel giornalismo investigativo e nelle aule di tribunale.

Il “Sistema Torino” era (e tuttora è) un intreccio di favoritismi, clientelismi e nepotismo, una cupola parassitaria di interessi ristretti imposti alla Città, spesso ai danni di un sano clima di concorrenza e trasparenza del mercato e delle gestioni.
Dallo scandalo Csea al Grinzane, dagli affidamenti alle nomine di amici e parenti.
Questo è il “Sistema Torino” che Appendino – vincendo al secondo turno con molti voti non Cinque Stelle – ha avuto il mandato di e, a parole voleva, smantellare.

Non si trattava di sostituirlo in peggio, magari mettendosi lei a capo degli stessi nominati, rimasti al loro posto nonostante le bellicose dichiarazioni della vigilia.
Non vorrei che l’assessore Sacco, come ha confessato in un lapsus, cercasse di creare il “Sistema Sacco”.
Dovrebbe però spiegarlo al sindaco Appendino e ai militanti Cinque Stelle .
A Torino, per salvare la Città da un destino di decadenza, non serve un sistema, serve fare squadra in maniera virtuosa.

Occorre ripensare tutti assieme (Università, Politecnico, Unione Industriale, commercianti, corpi intermedi, politici) ad un progetto per la nostra Città individuando priorità ed obbiettivi che non potranno prescindere dalla necessità di rilanciare la presenza industriale a Torino favorendo l’approdo in Città di nuove realtà imprenditoriali.

Solo così si potrà combattere un lento declino che si alimenta e alimenta l’impoverimento e l’invecchiamento della Città.
Occorre un patto per Torino, ma chi lo propone deve essere credibile e questo patto deve essere il risultato di una approfondita analisi e di un serio dibattito fra tutti gli attori e le parti in causa e non può fondarsi su parole in libertà pronunciate da un assessore di una Giunta e di un movimento che hanno fatto dell’abbattimento del “Sistema Torino” il punto forte del loro programma.

*consigliere comunale

morano

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