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Caso Ream-Westinghouse, Natale coi Fiocchi e Piazza San Carlo: perchè la stella di Giordana non brilla più

Caso Ream-Westinghouse, Natale coi Fiocchi e Piazza San Carlo: perchè la stella di Giordana non brilla più

di Andrea Doi

A Torino pure i Turet sanno chi è Paolo Giordana, il Capo di Gabinetto della Città di Torino e il più fidato collaboratore di Chiara Appendino. Nonostante la sua età, 41 anni, ha una consolidata esperienza nella pubblica amministrazione torinese, avendo ricoperto il ruolo di collaboratore in staff dell’assessore al Bilancio Paolo Peveraro, durante il primo mandato di Sergio Chiamparino, e dell’assessore al Commercio Alessandro Altamura, nel secondo di Chiampa. È dipendente della Città di Torino dal 2011, anno in cui si è classificato tra i primi al concorso indetto sul finire del secondo mandato di Sergio Chiamparino. Il suo percorso di formazione è poi proseguito con un master alla scuola di Management, anch’esso superato a pieni voti con una tesi sulla riorganizzazione del Comune.

giordanatelefono

 

Percorso Politico

Il suo percorso politico è meno lineare della sua carriera all’interno di Palazzo Civico. Il suo esordio in Sala Rossa si deve a Ferdinando Ventriglia, capogruppo di Alleanza Nazionale dal 1997 al 2001, di cui è stato collaboratore esterno. Nel 2001 la prima virata quando nella giunta Chiamparino è collaboratore in staff di Paolo Peveraro, assessore al Bilancio che in epoca pre-olimpica gestiva la fase iniziale degli investimenti infrastrutturali affidandosi alla finanza derivata. Nel 2006 la sua esperienza in Comune prosegue con Alessandro Altamura, assessore al Commercio.

Giordana nel 2011 partecipa attivamente alla campagna elettorale di Piero Fassino contribuendo alla redazione del programma elettorale e rispondendo di pugno suo alle lettere dei cittadini. Fassino, però, non sembra fidarsi di lui e, terminata la campagna elettorale, non ritiene di inserirlo nel suo staff. Il feeling con Giordana non scatta neanche con i membri della Giunta che non gli trovano un posto nel loro staff, nemmeno dopo il rimpasto. Diventa comunque il braccio destro di quella che sarà in futuro il bersaglio preferito delle interpellanze pentastellate, Angela La Rotella.

Nella primavera del 2013, in occasione delle elezioni politiche, si avvicina a “Fare per Fermare il Declino”, la formazione di Oscar Giannino e Luigi Zingales che otterrà l’1,2% dei voti alla Camera dei Deputati e lo 0,9% dei voti al Senato della Repubblica. È al termine di questa esperienza negativa che Giordana “scopre” la giovane consigliera grillina Chiara Appendino e con lei inizia a progettare la sua vendetta personale e la clamorosa vittoria del Movimento 5 Stelle a Torino. Giordana in quegli anni è assegnato al servizio cultura sotto Francesco De Biase e ingaggia, attraverso Appendino, una guerra senza quartiere contro i suoi diretti superiori, anche loro colpevoli, a suo avviso, di averlo emarginato al terzo piano di via San Francesco da Paola.

I bersagli preferiti del sodalizio sono l’assessore Braccialarghe, il direttore Aldo Garbarini (ora destinato ad altro incarico in seguito alla riorganizzazione), la presidente della Fondazione per la Cultura Angela La Rotella. Non a caso uno dei punti cardine del programma elettorale del Movimento è un radicale ridisegno delle politiche culturali della Città che individua la Fondazione per la Cultura come bersaglio simbolico.

giordanappendino

Foto da Gabo su Torino

La Campagna Elettorale

La campagna elettorale, che porterà alla vittoria grillina,  è il capolavoro politico di Giordana. È inaugurata con le lettere di fine anno a Piero Fassino, che di fatto investono Chiara Appendino come il primo oppositore a discapito del più pacato Vittorio Bertola e prosegue con la pubblicazione di un libro di filosofia politica redatto a quattro mani con la prima cittadina. Lo stesso programma elettorale del Movimento sarà fortemente influenzato dal Giordana, tanto che la sua tesi di master sulla riorganizzazione comunale sarà inclusa in quel documento come uno dei punti qualificanti. Non solo. Giordana sceglie personalmente Luca Pasquaretta come capo ufficio stampa e partecipa ai colloqui di selezione dei futuri assessori. In quei mesi non fa mistero delle sue ambizioni, che poi puntualmente si avvereranno: «Il Movimento spazzerà via il Pd e io sarò il nuovo Capo di Gabinetto».

Un potere sconfinato

Ed è così: all’indomani della storica vittoria Paolo Giordana viene nominato Capo di Gabinetto, ma non basta a soddisfare la sua ambizione. Con un atto che anticipa la riorganizzazione dell’ente, già a settembre viene realizzata una piccola rivoluzione. La delibera numero 04272/004 conferisce al Paolo Giordana poteri pressoché sconfinati (LEGGI DELIBERA):

“La Sindaca ha conservato numerose e variegate deleghe e risulta necessario, per il miglior funzionamento della struttura, anticipare il processo di riorganizzazione, in itinere per tutta la struttura, unificando fin da subito gli uffici che se ne occupano, ora dipendenti da altre Direzioni, così da individuare un unico referente. Si ritiene necessario procedere all’istituzione di un Servizio affidato ad un Dirigente che raggruppi – oltre alle attività già esercitate dagli uffici di Gabinetto, dagli Uffici Stampa e del Portavoce – le attività precedentemente esercitate dal Servizio Relazioni Internazionali, Cooperazione e Pace, e le attività inerenti gli Eventi della Città e la relativa Comunicazione e promozione, oltre alle attività concernenti Look e sponsorizzazioni della Città, attualmente di competenza della Direzione Cultura Educazione e Gioventù, le attività relative alle Concessioni per occupazioni temporanee e alla Segreteria amministrativa del Tavolo Tecnico Manifestazioni, attualmente di competenza della Direzione di Staff Tributi e Catasto e le attività inerenti i new media e i portali precedentemente collocati alle dipendenze della Direzione Commercio, Lavoro, Innovazione e Sistema Informativo – Area Sistema Informativo”.

Il Servizio Gabinetto della sindaca così potenziato viene affidato a Paolo Lubbia, che insieme a Giuseppe Ferrari e allo stesso Giordana, andrà a formare la linea di comando della macchina comunale pentastellata. Di fatto la sindaca, attraverso il suo Capo di Gabinetto, controlla l’organizzazione di tutti gli eventi dalla Città, dalla comunicazione fino al suolo pubblico. Competenze così estese che hanno sestuplicato il personale a disposizione del gabinetto del sindaco (erano 25 ed ora sono più di 150) e hanno di fatto depauperato le deleghe tradizionalmente affidate all’assessore alla Cultura, che per alcuni diventa l’assessorato alle “fontane”.

Giordana, dunque, organizza, dispone, ordina e gestisce personale senza avere un ruolo preciso all’interno dell’organigramma della città. Essendo inquadrato come “Articolo 90” in staff alla Sindaca non ha potere di firma. Svolge di fatto il ruolo di direttore generale dell’Ente senza però dover firmare alcun atto, da qui la massima “sono tutti dirigenti con le firme degli altri”.

Padre-Paolo-Giordana

 

Paolo e Chiara: un rapporto strettissimo

La sindaca ha un rapporto così stretto con Giordana che a poche ore dalla sua vittoria i media parlano già di lui come “il vero sindaco”, la mente. Per i maligni “Paolo” le suggerirebbe in diretta via sms cosa rispondere durante le sedute del Consiglio Comunale. Le male lingue sostengono che l’iPhone di Madama Selfie sia una versione aggiornata dell’auricolare che utilizzava Gianni Boncompagni per telecomandare Ambra Angiolini ai tempi di “Non è la Rai”.

Appendino, inoltre, per parlargli, va nelle sue sontuose stanze. Infatti Giordana come “casa” non ha scelto il tradizionale ufficio riservato al Capo di Gabinetto, bensì un complesso di stanze al piano nobile del Palazzo, a voler sottolineare un il ruolo di primo piano. E così capita sovente di vedere “Chiara” fare la spola nel corridoio che conduce da “Paolo”. Giordana ha piazzato le sue “orecchie” in ogni assessorato e settore strategico. Ha amici all’interno degli staff a supporto degli assessori, i quali non avrebbero avuto voce in capitolo per la scelta dei propri collaboratori. È lui a decidere chi sono i “buoni” e chi i “cattivi” all’interno del Palazzo, è lui a scegliere chi tra i dirigenti va premiato o epurato o chi può avere accesso alla sindaca.

Negli ultimi mesi però lo strapotere di Giordana ha dato molto fastidio: al gruppo consiliare del M5s, alla Giunta e anche all’interno del cerchio magico della sindaca. Non sono mancati gli attriti con l’ufficio stampa e con il social media manager della sindaca Xavier Bellanca. Diversi anche i battibecchi con l’alta dirigenza del Comune, spesso bistrattata e sempre più insofferente verso la perentorietà delle sue direttive. Anche nella Torino che conta non mancano i giudizi negativi sul capo di Gabinetto. La Curia, con la quale in passato si è scontrato per una vicenda di spazi destinati alla Chiesa Protestante di cui è prete, non è mai stata entusiasta del suo “potere”. E gli stessi esponenti del Sistema Torino che hanno ben accolto Chiara Appendino (Evelina Cristillin su tutti) non risparmiano critiche e commenti poco entusiastici su Giordana.

Chiara Appendino neo sindaca di Torino alla presentazione di Torino Pride 2016

 

I quattro inciampi che non fanno più brillare la stella

1) Concorso di mobilità

Il capogruppo del Partito Democratico Stefano Lo Russo con un’interpellanza aveva sollevato il caso della strana delibera approvata a fine anno dalla Appendino, che non istituiva alcun concorso, ma preferiva avviare la procedura di mobilità da altri enti (LEGGI DELIBERA). L’esponente dei Dem in Sala Rossa sosteneva che: «Una delibera approvata “in via d’urgenza” che autorizza il Comune ad assumere personale, attingendo a graduatorie di altri enti pubblici invece che bandire concorsi in proprio. (…) Questo meccanismo potenzialmente potrebbe fare rientrare dalla finestra chi nel passato non era riuscito ad entrare dalla porta ed inoltre bloccherà i concorsi al Comune di Torino per un bel po’ di tempo».

Lo Russo alludeva alla possibilità che una procedura di mobilità per individuare parecchie decine di nuovi dirigenti avrebbe finito per “dragare” tutti i concorsi banditi da altri enti pubblici, atenei compresi. Se sono così tanti i posti banditi è, infatti, molto elevata la possibilità di rientrare per chi, magari già dipendente comunale, ha partecipato ad altri concorsi negli anni passati.

Infatti, è noto che il Politecnico di Torino ha aperta una graduatoria di soggetti idonei alla dirigenza, in un concorso bandito per un posto, che tuttora ha ancora dieci idonei che potrebbero essere chiamati da altri enti in mobilità a ricoprire incarichi dirigenziali. La lettura di questa graduatoria ci consegna una curiosità: l’ultimo idoneo nella lista è proprio Paolo Giordana.

Politecnico di Torino - Muzio 1951

2) Natale coi Fiocchi

Quello che doveva essere un successo diventa materiale per la magistratura. Il primo evento made in Cinque Stelle, ben presto si distingue in quanto disastro organizzativo. Un bando che Giordana conosce bene. La Confederazione Artigiani di Torino e Provincia, il CAT, si aggiudica il bando il 28 ottobre. Ma ha i requisiti? Nel capitolato del Comune si prevedeva, secondo la normativa in materia, che i concorrenti avessero almeno un triennio di esperienze simili, oltre ad altri requisiti tecnico-professionali, nonché quelli previsti dal nuovo Codice degli Appalti. Cat invece è nata pochi mesi prima dell’uscita del bando. Inoltre l’invito a manifestare interesse ammetteva a partecipare alla procedura soggetti come operatori economici, imprese e società. Il Cat è un’associazione.

Invece di cambiare l’invito, a procedura aperta vengono aggiunti nuovi soggetti. Infatti una prima versione viene annullata perché nella mail inviata dal Comune c’erano visibili tutti i partecipanti. Nella seconda versione appare la parola magica: “Sono ammessi a partecipare alla gara i soggetti, singoli o raggruppati, di cui all’art. 45 D.Lgs.50/2016 oltre alle associazioni culturali e alle associazioni sportive”. Il CAT quindi resta dentro. Pur senza esperienza. E vince.

Dietro a quella sigla, secondo il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito, che presenta un esposto in Procura, ci sarebbe Paolo Madoglio, che con l’associazione E20, collaborò nel novembre 2015 al mercatino Italo-Tedesco organizzato in Piazza Solferino. «Quel mercatino è stato sospeso per una truffa ai danni del Comune di Torino e i relativi atti sono alla Procura delle Repubblica», assicura Esposito. Ma che c’entrerebbe Madoglio con l’associazione di Selene Solinas? «In diversi incontri, compresi alcuni presso il Comune di Torino, Selene Solinas si è presentata accompagnata da vari collaboratori, tra cui Paolo Madoglio. Il Madoglio, oltre ad essere legale rappresentante della suddetta E20, lo è anche di un’altra associazione, che, casualmente, si chiama Cat Piemonte. La vincitrice del bando del Natale coi Fiocchi 2016 del Comune di Torino si chiama Cat Torino. Una casuale omonimia? A me sembra che Selene Solinas e Paolo Madoglio lavorino insieme…Magari mi sbaglio», afferma in quei giorni Esposito.

Madoglio inoltre sarebbe stato collegato agli stand che invasero via Garibaldi durante l’ostensione della Sindone e la visita del Papa. Stand che non facevano molti soldi con i rosari e immagini sacre al punto che pochi giorni dopo l’apertura tirarono fuori i palloncini di Peppa Pig!

L’organizzazione di Natale coi Fiocchi fa acqua da tutte le parti. Del “ricco” programma ben pochi eventi si svolgono realmente. Saltano concerti e iniziative, alcune bancarelle vengono smantellate in piazza Carlo Alberto perché non c’è l’autorizzazione della Soprintendenza. In corso Marconi non aprono neppure e al Parco Dora la casa di Babbo Natale non verrà mai costruita. Il 15 gennaio 2017 il Comune decide di chiedere a Cat un risarcimento di 50mila euro per inadempienze riscontrate.

Alla fine si scopre con non esiste un contratto tra Comune e il Cat, che intende chiedere all’amministrazione 100 mila euro, che serviranno in gran parte a risarcire i commercianti sfrattati in seguito agli sgomberi, che a loro volta hanno già chiesto i danni a Cat. «Il Comune ci ha inviato una lettera in cui ci accusa di inadempimenti e parla di “penali contrattuali”. Peccato che non esista nessun contratto tra Cat e il Comune», dice l’avvocato egli artigiani Andrea Gandino che aggiunge «Non è mai stata firmata nessuna carta. Il motivo credo sia fretta che ha avuto l’amministrazione nel chiudere il bando del Natale».

natalecoifiocchi

3) Debiti fuori bilancio Infrato e Caso Ream

Paolo Giordana non è solo factotum, ma anche assessore ombra al Bilancio. Ci sono atti che provano in modo inconfutabile che fu lui a gestire l’operazione Ream che ha generato il debito fuori bilancio di cinque milioni. Le carte – una mail del 22 novembre in particolare – dicono che fu sua la decisione di utilizzare interamente le risorse derivanti dalla cessione dell’area Westinghouse senza prevedere la restituzione della caparra.

E per sua indicazione e contrariamente alle indicazioni dei dirigenti i 19 milioni di euro incassati dalla città nell’operazione di cessione dell’area non vennero nemmeno utilizzati per coprire rata annuale di finanziamento della metropolitana. Inoltre, si deve a lui la strategia di attacco della maggioranza sui conti del passato. Nell’autunno 2016 scriveva sul suo profilo Facebook: “40 sul 2016 e 70 negli anni precedenti… e per ora siamo a quota -110 milioni di euro. Chissà cosa scopriremo ancora. Cosa ha fatto di male Torino per aver avuto un sindaco come Fassino? Me lo chiedevo 4 anni fa e ora ne ho la certezza”. Affermazioni, le sue, completamente smentite dalla Corte dei Conti nella sua recente pronuncia.

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4) Finale di Champions League in Piazza San Carlo

La recente riorganizzazione della Città, l’abbiamo visto, affida al servizio Gabinetto del Sindaco ampi poteri in tema di organizzazione dei grandi eventi. Dopo aver quasi sempre snobbato i diversi tavoli istituzionali che sovrintendono ai grandi eventi, tra tutti le diverse riunioni convocate dal Prefetto alla presenza del cerimoniale del Quirinale in occasione delle visite del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Torino, anche questa volta pare che il Capo di Gabinetto non abbia dedicato l’attenzione necessaria alla preparazione della serata per la finale di Champions League Juventus-Real Madrid. Giordana ha sì partecipato alle riunioni su Piazza San Carlo, ma non risulta alcun atto che porti la sua firma.

Del resto non potrebbe essere altrimenti: Giordana, anche se si muove come un dirigente di primo piano, ha un incarico di staff ed è una figura fiduciaria della sindaca. I documenti su piazza San Carlo, probabilmente portano la firma del dirigente del suo settore. E questo fatto pone un grande interrogativo sull’efficacia della riorganizzazione di Palazzo Civico che, come ampiamente annunciato su queste colonne, consente una concentrazione di potere larghissima senza che ad essa siano associati profili di responsabilità diretta.

La Digos ha acquisito tutta la documentazione relativa all’organizzazione di quella che sarà una terribile sera per i torinesi. Oltre 1500 i feriti di cui sette in gravi condizioni. La paura ha scatenato l’inferno, ma piazza San Carlo si dimostrata una trappola in pochi secondi. La magistratura sta indagando a 360 gradi, perché qualcuno ha delle imperdonabili colpe. Non solo Palazzo di Città.

piazzasancarlo

 

Quotazioni in discesa, ma…

Ed proprio la notte di Champions che diventa la classica goccia che fa traboccare il vaso. Il nome di Paolo Giordana finisce sulle pagine dei quotidiani, non più indulgenti come un tempo. Altro che stampella della sindaca! Potrebbe perdere pezzi del suo potere nelle prossime ore magari proprio per quanto concerne l’organizzazione di manifestazioni. Il Giordana che ama Bach, il Principe Eugenio di Savoia. Giordana a cui non dispiace essere definito un moderno Richelieu e che non l’avrebbe presa bene di essere paragonato al più “terribile” e volgare Rasputin sulle colonne di un quotidiano nazionale. Giordana diventato leggenda, che sposta le pedine a suo piacimento e che detta la linea. Giordana la cui chiesa è diventata un Sushi Bar. Giordana che non firma nulla, ma che per tutti è il vero sindaco e per qualcuno, anche tra le sue fila, resta la testa che deve cadere per quanto accaduto sabato in piazza San Carlo. Già, anche se c’è chi è pronto a scommettere che per salvare Chiara Appendino bisogna prima di tutto salvare la poltrona del suo maestro.

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