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Riorganizzazione: tutto cambia, perché nulla cambi davvero

Riorganizzazione: tutto cambia, perché nulla cambi davvero

di Andrea Doi

La Giunta Appendino ha approvato la delibera “Riorganizzazione della struttura amministrativa. Modificazioni regolamento di organizzazione ed oridinamento della dirigenza. Approvazione del testo concordato“.

12 direzioni: salta il criterio “un direttore – un assessore” annunciato a luglio.

Il titolo promette grandi cose, ma il contenuto – lo vedremo a breve – è piuttosto “di sistema”. Erano mesi che veniva sbandierata una riorganizzazione in pompa magna, ma quanto partorito ha ben altre caratteristiche. Innanzitutto rimangono (praticamente come prima) ben dodici “direzioni centrali”; nel documento programmatico dell’amministrazione grillina di luglio scorso si era detto che esse sarebbero corrisposte agli assessorati in modo da ”consentire il pieno raccordo tra indirizzo politico e azione amministrativa”. A quanto pare è prevalsa tutt’altra logica di potere, e prova ne è che, per esempio, una direzione unirà cultura, sport, tempo libero, sistema informativo e servizi civici. Siccome non esiste cotanto assessorato, altre devono essere state le logiche utilizzate.

Le dodici direzioni sono: 1) Servizi sociali; 2) Servizi educativi; 3) Commercio, lavoro, turismo, attività e produttive; 4) Cultura, sport, tempo libero, sistema informativo e servizi civici; 5) Ambiente, verde e Protezione Civile; 6) Infrastrutture e mobilità; 7) Servizi tecnici; 8) Urbanistica e territorio; 9) Risorse finanziarie; 10) Patrimonio, partecipate e appalti; 11) Organizzazione; 12) Decentramento, giovani e pari opportunità. Restano “da sole” Avvocatura, Gabinetto del Sindaco e Polizia Municipale, i tre protetti della sindaca Chiara Appendino.

Spiccano ben tre progetti speciali: Rom, Smart city e Piano Regolatore. Strano non si chiamino “tavoli”, locuzione preferita del dizionario partecipativo appendiniano!

I livelli organizzativi verticali restano tre, come prima. Al vertice c’è il direttore centrale, poi le direzioni di area, poi i dirigenti di settore.

Nuovi dirigenti tra pensionamenti e mobilità tra enti

Dopo questa delibera, il nucleo di valutazione del Comune disegnerà le quattro fasce retributive di inquadramento della dirigenza (come era prima) e si inzierà l’attribuzione dei posti. Qui inizia il bello, ovvero la procedura, simile a quella adottata dalla Regione Piemonte, per confermare o individuare i nomi nelle caselle organizzative. Ad oggi ci sono in servizio 95 dirigenti, mentre erano pochi più di 100 al cambio di sindaco e quasi 200 all’inizio delle legislatura Fassino. Ma tra pochi mesi, con altri 5 pensionamenti, saranno 90. Allora perché la riorganizzazione prevede ben 132 posti? A questa domanda al momento non ci sono riposte certe, ma si sono avanzate diverse ipotesi, alcune delle quali destinate ad aprire nuove polemiche.

Già il capogruppo del Partito Democratico Stefano Lo Russo con una interpellanza aveva sollevato il caso della strana delibera approvata a fine anno dalla Appendino, che non istituiva alcun concorso, ma preferiva avviare la procedura di mobilità da altri enti (qui la delibera).  Così allora il capogruppo dei democratici in Sala Rossa: «Una delibera approvata “in via d’urgenza” che autorizza il Comune ad assumere personale, attingendo a graduatorie di altri enti pubblici invece che bandire concorsi in proprio. (…) Questo meccanismo potenzialmente potrebbe fare rientrare dalla finestra chi nel passato non era riuscito ad entrare dalla porta ed inoltre bloccherà i concorsi al Comune di Torino per un bel pò di tempo».

Lo Russo alludeva alla possibilità che una procedura di mobilità per individuare parecchie decine di nuovi dirigenti avrebbe finito per “dragare” tutti i concorsi banditi da altri enti pubblici, atenei compresi. Se sono così tanti i posti banditi è, infatti, molto elevata la possibilità di rientrare per chi, magari già dipendente comunale, ha partecipato ad altri concorsi negli anni passati.

Si chiama “procedura pubblica”, ma alla fine decide la Sindaca

Il comunicato stampa ufficiale, definisce pomposamente “procedura pubblica” la modalità di assegnazione dei nomi alle caselle dei dirigenti. Ecco come funziona: in prima battuta si rendono note le caselle vuote, poi viene chiesto ai dirigenti di esprimere due preferenze con raccolta dei curricula (già tutti sul sito del Comune da sempre) e, dopo un colloquio con la Sindaca, quest’ultima decide.

Ovviamente si dirà che verranno prese in considerazione competenza, attitudine e capacità, ma non essendo questo un concorso pubblico in cui i criteri che valgono sono solo quelli oggettivi, alla fine deciderà la sindaca secondo il suo volere. Infatti l’articolo 20 del nuovo regolamento dice testuale “con provvedimento motivato del Sindaco al dirigente viene conferito specifico incarico dirigenziale”. Insomma, si spaccia per procedura pubblica una normalissima call interna.

Ecco il totonomi di una rivoluzione che si trasforma in restaurazione.

La “procedura pubblica” deve ancora partire eppure in molti a Palazzo Civico sono pronti a scommetere che andrà a finire così:

Giuseppe Ferrari a Cultura, Sport, Tempo libero, Sistema informativo e Servizi civici. 1 fisso.
Paolo Lubbia alle Risorse Finanziarie e ad interim al Gabinetto della Sindaca. 1 fisso.
Paola Virano al Commercio, lavoro, turismo, attività e produttive. 1 fisso.
Sandro Golzio all’Urbanistica. Doppia.
Antonino Calvano alle Partecipate, Patrimonio, Appalti. 1 fisso.
Roberto Bertasio alla Mobilità. 1 fisso.
Sergio Brero ai Servizi Tecnici. 1 fisso.
Claudio Lamberti all’Ambiente. Doppia.
Garbarini ai Servizi educativi, spogliati della Cultura. 1 fisso.

A questo punto restano i Servizi sociali, l’Organizzazione e il Decentramento. Chissà chi ci manderanno… Scommettiamo su uno scenario rivoluzionario: ai sociali resta la Lo Cascio, all’organizzazione resta Agagliati e al decentramento finirà Tornoni. Altri dirigenti di grado inferiore, tra i meno graditi al “Giordana pensiero”, sarebbero destinati alle Circoscrizioni.

Insomma, quella che viene chiamata riorganizzazione non è altro che un semplice rimpasto di nomi che, premierà i più vicini al nuovo potere del Sistema Torino a Cinque Stelle”.

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