Sei qui
Salotti buoni e professionisti: CasaPound non affascina solo le periferie

Salotti buoni e professionisti: CasaPound non affascina solo le periferie

di Andrea Doi

Non sarà per molti facile accettarlo ma è così. Il fascino di CasaPound ha colpito i cuori non solo nelle periferie, come si direbbe a Roma, dei borgatari o dei ragazzi casual delle curve, ma fa breccia anche nei salotti della borghesia e negli studi dei professionisti.
In tutta Italia, visto che gli ultimi sondaggi la danno vicino alla soglia minima per entrare in Parlamento, non sono pochi i delusi dei partiti tradizionali ad ammiccare verso CasaPound ed anche a Torino il suo nome sembra non essere più associato solo alla birreria, già Club di backgammon, “Asso di bastone”, ma continua ad allargare le fila dei suoi sostenitori. Insomma, mentre il centrosinistra si ricompatta dietro la parola antifascismo, colpevolmente dimenticata per un lungo periodo (in primis dal Partito Democratico), le “tartarughe” attirano sempre di più.
Dicevamo dei professionisti: tra le liste dei candidati di Cp Italia a Torino spunta anche il nome di Gino M.D. Arnone.
Classe 1984, avvocato associato del noto studio Ambrosio & Commodo. Dalla rassegna stampa al fondo del suo curriculum apprendiamo che si è occupato di casi importanti per l’opinione pubblica torinese: dal crollo al Liceo Darwin costato la vita allo studente Vito Scafidi alla tragedia della Thyssenkrupp. Ma anche altre battaglie che sembrerebbero ideologicamente più vicine alla sinistra, come le condizioni dei detenuti e il sovraffollamento delle carceri.

Schermata 2018-02-09 alle 17.17.21
Noti studi professionali e commercianti, dunque, a rinfoltire le schiere di un partito che prima sembrava contare più sui vip della tv, dall’ex gieffino, tragicamente morto anni fa, Pietro Taricone, alla soubrette di origine croata Nina Moric che porta avanti le idee di CasaPound dai suoi profili social. Sempre a Torino, poi, ha aperto mesi fa un negozio, in via Buozzi, quasi angolo via Roma: si tratta del marchio Pivert, in francese picchio, un volatile tra le cui varietà vi è quella dal piumaggio tricolore. Più italico di così.
Secondo inchieste giornalistiche degli ultimi mesi il marchio 100% made in Italy finanzierebbe CasaPound in tutta la penisola. Non solo. La sede centrale di Pivert e la rivista dell’estrema destra “Primato nazionale” davano come contatto lo stesso numero di telefono. Ufficialmente, hanno spiegato, è perchè per le loro comunicazioni si appoggiano allo stesso server di ufficio stampa. Eppure è innegabile che nel negozio di via Buozzi ci lavori Marco Racca, coordinatore piemontese di CP e anche lui candidato alle politiche.

pivert
Se poi uno conosce bene il logo di Pivert si accorge che il simbolino appare nei maglioni indossati da non pochi avvocati che si intravedono tra i corridoi del Palagiustizia. E così mentre infiamma la polemica sulla manifestazione per le foibe, che in verità da otto anni si svolge senza che nessuno, tranne i collettivi antifascisti antagonisti e anarchici, abbia mai detto mezza parola, CasaPound guarda avanti. Come detto, non solo alle periferie o agli stadi.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Print this pageEmail this to someoneShare on LinkedIn0

Related posts