Poco meno di un mese di vita e il murales dedicato a Giuseppe Prono, il più giovane partigiano di Montanaro,verrà in parte cancellato.
Lo scorso 23 maggio per iniziativa del Comitato “Restiamo Sani” sul muro della scuola Sandro Pertini di Montanaro, in provincia di Torino viene disegnato il murales da un’idea di uno dei fumettisti in più famosi attualmente in Italia, Zerocalcare, ovvero Michele Rech.
Arte per celebrare il 70esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo e ricordare Giuseppe Prono, fucilato a Ceres l’8 marzo del 1944.

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Un progetto autofinanziato e che ha preso vita grazie ai giovani di “Officina dei Malfattori” e alla Lista Civica “Montanaro Domani”. «L’idea di realizzare un murales è stata condivisa da tutti – raccontava a maggio Eugenio Borra di “Restiamo Sani” – è stato realizzato davanti a una scuola proprio perché è qua che crescono gli uomini di domani».
Ma come detto il disegno, il cui bozzetto era stato approvato dall’amministrazione comunale, verrà in parte distrutto.
Non piace al sindaco Giovanni Ponchia, quella stella.
Troppo ideologica, troppo rossa, forse, come qualche montanarese si era lamentato anche attraverso i social network, proprio con il primo cittadino, che su facebook aveva scritto: «Ho sbagliato. Io ho autorizzato in buona fede».
Lamentele e proteste che non erano state sollevate invece quando durante le cerimonie del Primo Maggio, giorno in cui a Montanaro si festeggia non solo i lavoratori ma anche la liberazione dai fascisti, si era presentato un uomo con indosso la felpa della X Mas, unità militare che aderì alla Repubblica di Salò e partecipò attivamente alla guerra contro i partigiani, uccidendo e torturando. La “Decima” del golpista Junio Valerio Borghese, per intenderci.
Non solo. Lo stesso uomo si presentò il giorno dei lavori per il murales con addosso una maglietta con la croce celtica, noto simbolo neofascista.

La scandalosa rossa stella…

Tornando alla stella rossa, che ha fatto andare su tutte le furie il sindaco, va ricordato che Prono, ben rappresentato nel graffito eseguito dagli artisti milanesi Volkswriterz, apparteneva alla “Brigata Garibaldi”. Di cui la stella era un simbolo, appunto.
«Il sindaco di Montanaro, quando giustifica la richiesta di cancellazione della stella adducendo di essere il sindaco di tutti i montanaresi, sbaglia – dicono dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Chivasso – Sbaglia perché non può cedere ai capricci di pochi nostalgici o di persone che, semplicemente, ignorano ciò che avvenne nel proprio territorio 70 anni fa».

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«Non si può cancellare la storia: il partigiano Giuseppe Prono apparteneva alla Brigata Garibaldi, da qui la stella rossa, ed è morto per essa e per la nostra libertà – continuano dall’Anpi – La maggior parte dei cittadini montanaresi apprezzano e condividono questo bellissimo omaggio ad un loro concittadino, e vogliono che rimanga così com’è: monito di speranza in un futuro migliore per le giovani generazioni».
«Non dimentichiamo che, quegli stessi cittadini, il 12 dicembre 2009 riempirono le piazze del paese contro il tentativo, da parte dell’amministrazione comunale di allora, di intitolare una via del paese al fascista Giorgio Almirante», concludono da Chivasso.

Ordinanza si, ordinanza no

«Pare che il sindaco all’inizio abbia pensato ad un’ordinanza, che imponesse il riprestino del bozzetto originale – ci racconta Michele Racco del comitato “Restiamo Sani” – Oggi quell’idea è stata superata. Il sindaco ora ci chiede di considerare l’opportunità entro agosto di provvedere al ripristino del disegno come era nel bozzetto volontariamente».
Tradotto il comune ha dato l’ultimatum: entro agosto la stella deve sparire, in quanto non era presente nella bozza originale del progetto.

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«Durante i lavori per il murales il vicesindaco Andrea Carinci, vista la stella, ci chiede spiegazioni – continua Racco – Dico a Carinci che era stata fatta per due motivi. Uno storico e uno di tipo artistico. Il primo per l’appartenenza di Prono alla Garibaldi, il secondo per motivi cromatici».
«Inoltre assicuriamo il vicesindaco che avremmo presentato una variante in corso d’opera. Insomma pensavamo che tutto si fosse risolto», conclude Michele Racco.

La variante in corso d’opera…

Inoltre Eugenio Borra, quando chiese l’autorizzazione per il murales avvisò il Comune che: «il disegno potrebbe subire delle piccole variazioni che non cambieranno le caratteristiche principali».

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La richiesta di variante in corso d’opera arriva il 26 maggio. Il comune la respinge.
«Constatato che il murales in oggetto non è ancora concluso – si legge – con la presente si comunica il diniego alla Variante in corso d’opera. Nel contempo si richiede che il murales sia terminato (ma il murales è finito, ndr) entro e non oltre il 1 agosto 2015».
Tra le motivazioni il sindaco mette proprio la stella rossa in quanto «a cinque punte, disegnata proprio a fianco di Giuseppe Prono, non si può definire come piccola variazione – scrive Ponchia – Inoltre non risulta coerente con il disegno realizzato da Zerocalcare e presente agli atti, sul quale è stata data la mia personale autorizzazione in quanto il disegno metteva al centro dell’immagine generale il viso di Giuseppe Prono. La versione che viene richiesta con comunicazione di variante in corso d’opera non è conforme a quanto da me visto sul disegno di Zerocalcare e cioè un ragazzo di 19 anni morto per la libertà con uno sguardo dolce e malinconico e soprattutto al centro della scena, senza simboli alcuni».

Caro Ingegnere ti scrivo

La vicenda arriva a Milano. A chi il murales lo ha realizzato con passione e amore. Ai componenti dei Volkswriterz non va di soprassedere. Così decidono di scrivere loro al sindaco di Montanaro,“in riferimento alle varianti che il bozzetto ha subito in corso d’opera”
«Non è la prima volta che portiamo il nostro contributo all’interno di iniziative che tengano vivo il ricordo della Resistenza – scrivono da Volkswriterz – e tutte le volte che ci siamo resi disponibili a ritrarre il volto di alcuni dei tanti partigiani a cui dobbiamo la nostra libertà, lo abbiamo sempre fatto umilmente, come si suol dire “in punta di piedi”, cercando di rispettare il più possibile la storia e la vita di chi volevamo ricordare, i suoi valori e le sue scelte».

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«Anche in questo caso abbiamo dipinto questo murales confrontandoci con i parenti di Giuseppe e di altri partigiani che lottarono in queste terre, con l’Anpi e con tutta la comunità del paese che ha contribuito a rendere quel sabato una bellissima giornata di festa e di condivisione di valori positivi, oltre che un doveroso esercizio di memoria».
«Se avessimo dovuto onorare il ricordo di un partigiano di un’altra delle diverse formazioni combattenti che si opposero al fascismo e ai nazisti occupanti avremmo utilizzato i simboli di tale formazione – evidenziano da Volkswriterz – Se questo paese è oggi una democrazia lo deve anche al sacrificio di tanti comunisti che lottarono durante la Resistenza, e quella stella rossa dovrebbe essere considerata con rispetto, a maggior ragione in tempi in cui abbiamo assistito a equiparazioni vergognose tra chi lottava dalla parte della libertà e chi uccideva e torturava in nome dell’odio».
«Il fatto di aver realizzato delle piccole varianti al bozzetto fa parte della normalità e della sensibilità che abbiamo anche noi come muralisti. la scelta di dare risalto alla stella rossa, oltre che per i motivi sopra citati, aveva il senso di bilanciare i colori del muro, creando un maggiore contrasto con il lato dove si vede il ragazzo sognare». «Su quel muro oltre al volto di Giuseppe, che abbiamo cercato di raffigurare fiero, e non malinconico, c’è il simbolo che portava con orgoglio, insieme ad un fazzoletto rosso al collo. un simbolo di cui oggi tutti noi dovremmo andare fieri. Lei compreso», concludono gli autori del murales.

Revisionismo travisato?

Siamo solo all’inizio di questa vicenda. Una stella rossa può fare così paura? A quanto pare a qualcuno si. Più di una croce celtica. Vogliamo ancora sperare che il tutto sia solo frutto di un rigido comportamento da burocrati.
Oppure che il primo cittadino sia così sensibile ai post di facebook da essersi fatto convincere. Tutto per lui sarebbe più facile se la stella sparisse da sola. Anche perché proprio mentre cade il 70esimo anniversario della Guerra di Liberazione avrebbe il sapore del revisionismo vedere qualcuno indossare pettorine gialle e cancellare l’opera. Magari tutto si potrebbe risolvere con una ripasso di storia. Ricordando che se si è sindaci liberi e democratici, e non federali con fez e camicia nera, e anche grazie ai partigiani comunisti della Brigata Garibaldi. Questo vale anche per il vicesindaco, nato a Roma, tifoso della Lazio, tanto da postare sul suo profilo Facebook la foto del vecchio simbolo della squadra con fascio littorio annesso (come mostriamo nella foto). Ma quello è “solo” calcio…

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A proposito di materie scolastiche e visto che parliamo di arte, ispirati dal nome della variegata lista civica da cui proviene l’ingegnere Giovanni Ponchia, “Salviamo Montanaro!” verrebbe da dire “Salviamo la stella!”. 
Quella di Giuseppe Prono.

 

Zerocalcare: “Quella stella rossa non tradisce il mio disegno”

La lettera integrale dei Volkswriterz al sindaco Ponchia

Leggi in pdf la lettera inviata a firma Sindaco Ing. Giovanni Ponchia

Leggi in pdf la documentazione per realizzare il murales