Non sono andate giù le parole pronunciate dal sindaco di Torino Piero Fassino, in visita istituzionale a New York, sul movimento che da vent’anni lotta contro la linea ad alta velocità Torino-Lione. Un giudizio con cui il primo cittadino ha bollato i No Tav come «estremisti e violenti».

Parole dure che oggi ricevono una risposta tra il serio e il faceto, da un assessore di Sant’Ambrogio in Val di Susa, Mauro Galliano, che si rivolge direttamente a Fassino: «Ho letto le sue parole pronunciate da New York in merito al movimento No Tav. Io molto più sommessamente le rispondo da Sant’Ambrogio di Torino dove sono Amministratore».

«E’ molto grave che un politico della sua statura (fisica) – spiega l’amministratore valsusino – continui a screditare e generalizzare milioni di persone che in tutta Italia simpatizzano e solidarizzano con il movimento No Tav riconducendo il tutto alle azioni violente, nella maggioranza dei casi né rivendicate né attribuite al movimento, senza mai essere capace di entrare nel merito del problema con dati e numeri».

Non usa mezzi termini Galliano nella sua risposta, dura come dure sono state le parole di Fassino: «E’ come se un politico della mia statura (1 metro e 80, quindi molto più basso di lei) sostenesse che il suo partito ha subito un cambiamento dopo che si è accorto di “avere una banca” o più recentemente di avere una nota esponente invischiata negli scandali legati al Tav o di tesserare indiscriminatamente a destra e a manca per far cambiare rotta».

Ovviamente i riferimenti, per nulla velati, sono allo scandalo della Banca Monte dei Paschi di Siena, a quello dell’ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, la società delle Ferrovie che opera nel ramo dell’Alta Velocità, accusata dalla procura di Firenze di corruzione, abuso d’ufficio e associazione per delinquere, e anche alla “generosità” del tesseramento nel Partito Democratico in queste ultime settimane di pre-Congresso.

Un ragionamento che vuole far comprendere al primo cittadino del capoluogo piemontese quanto siano state infelici le sue esternazioni in merito alla lotta pacifica che un’intera valle.

E infatti Galliano chiude il sue pensiero dicendo: «O credo che solo una piccola minoranza insignificante del partito democratico ha voluto, goduto e subito in silenzio questi “cambiamenti”. Il resto è fatto da molte persone per bene che si dannano l’ anima dalla sera alla mattina».

Brutta piega e strada sbagliata l’aveva definita Fassino la strada “violenta”, secondo lui, intrapresa dai No Tav: «Ognuno è libero di scegliersi la propria “brutta piega” o “strada sbagliata” che vuole. Dal mio punto di vista la brutta piega e la strada sbagliata la stanno percorrendo chi come lei è tra i principali responsabili del dirottamento di denaro pubblico a favore del Tav o dell’acquisto dei cacciabombardieri sottraendolo alla sicurezza nelle scuole, alla ricostruzione delle aree terremotate, alla messa in sicurezza del territorio e alla prevenzione dalle calamità, alla sanità, alla ricerca, al trasporto pubblico ecc.». E chi si oppone alla Torino-Lione, dicono dalla Val di Susa, chiede proprio questo: che i soldi non vengano sprecati per costruire quella che è stata definita la grande opera inutile invece di investire utilmente il denaro pubblico nella sanità, nei trasporti, nel riassetto idorgeologico, nella ristrutturazione di quegli edifici, come gli istituti scolastici, che cadono a pezzi.

Galliano chiude poi con un invito al presidente dell’Anci, gli chiede di sposare fino in fondo la causa del Sì al Tav, candidandosi a sindaco in qualche comune della Val di Susa: «Se ritiene che il Tav rappresenta la salvezza del Piemonte e dell’Italia intera, per il bene di tutti, sacrifichi la sua carriera e il suo prestigio da Sindaco di Torino e presidente dell’Anci. Una sua vittoria in qualche comune (ora no tav) sarebbe un bel colpo mediatico e darebbe una bella spinta in avanti al progetto. Se proprio ci tiene! Metta però subito in conto che non farà più le trasferte a New York!».

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