Il tema della sicurezza reale e percepita dai cittadini è stato al centro del dibattito e, soprattutto, dell’analisi politica che ha visto protagonista, alla Festa de l’Unità , l’ex ministro Marco Minniti, sul palco a Torino insieme al già senatore Dem Stefano Esposito, per un incontro moderato da Sara Collicelli.

L’uomo del decreto sicurezza contestato a destra e a sinistra, non ha rimpianti. Anzi. «Rifarei esattamente ciò che ho fatto perché non ho visto effetti terribili da quel decreto. Unico effetto terribile è la perdita delle elezioni. C’è stato uno spostamento degli elettori dal Pd ai Cinque Stelle, verso le forze “antisistema” che hanno raggiunto il 55 per cento dell’elettorato, oggi al 65 per cento. Abbiamo perso per tante ragioni, ma non dobbiamo rimanere imprigionati dal fatto che noi del Pd abbiamo tentato di esprimere la realtà mentre gli altri, oggi al governo, hanno dato voce alla percezione».

Minniti non nasconde le difficoltà: «Sono cresciuti due grandi sentimenti in questi anni nel nostro Paese: la rabbia e la paura, entrambe profondi. È con questi sentimenti che ci siamo incontrati poco. L’esito del risultato elettorale è una rottura sentimentale tra il Paese e il Partito Democratico e non una rottura di carattere programmatico. Non è un problema di comunicazione alla rabbia delle persone abbiamo risposto con i numeri e le statistiche. Avremmo dovuto entrare più in empatia con quei sentimenti. Chi oggi ha paura ed è arrabbiato sono i ceti più deboli e soli del paese e a loro dobbiamo parlare proprio con l’obiettivo di liberarli delle loro paure, al contrario dei nazionalpopulisti che vogliono tenerli inchiodati alla loro rabbia. Oltre a tornare in piazza, dobbiamo rimettere in campo una capacità più capillare di stare in mezzo alle persone nei quartieri, per le strade».

Ma è possibile, secondo l’ex ministro ripartire, proprio parlando di sicurezza, facendo in modo che non sia la destra di Matteo Salvini a cavalcare e strumentalizzare i disagi e la percezione dei cittadini, in particolare quelli delle periferie: «Per essere presi sul serio dobbiamo dobbiamo intenderci su cosa sia la sicurezza, il modo più semplice è definirla come “bene comune”. Un bene fruibile nel momento in cui una persona si rapporta ad un’altra. I nazionalpopilisti la intendono solo come ordine pubblico e per loro è possibile uno scambio tra sicurezza e libertà per noi questo scambio è inaccettabile perché metterebbe a rischio la democrazia. Questo differenzia destra e sinistra. Tagliare fondi alle periferie è un attentato alla sicurezza dei cittadini».

«Obiettivo della destra è che la gente si chiuda in casa e lasci fare al “capitano”. Noi siamo per I cittadini e non per I capitani. Qui a Torino dieci anni fa firmammo uno dei primi patti per la sicurezza, ricordo l’emozione quando consegnamo le macchine alla polizia comprate con le risorse del Comune a guida Chiamparino. Cosi si fa politica effettiva sulla sicurezza. C’è una gigantesca contraddizione con cui dobbiamo fare i conti: occuparsi di sicurezza vuol dire occuparsi delle questioni dei cittadini senza mettere in discussione I principi di libertà..se non lo facciano rinunciamo al nostro ruolo storico e politico. I sindaci, in questo, devono essere considerati alleati perché conoscono i territori».

Anche per quanto riguarda l’immigrazione per Minniti la realtà è molto differente da quanto viene spesso urlato dalla propaganda di governo. «Non esiste una drammatica emergenza. I flussi sono sotto controllo da molti mesi e quando da maggio questa maggioranza è subentrata i flussi erano ridotti già dell’80 per cento. Ma questo governo ha tutto l’interesse a tenere viva la rabbia e la paura, strategia della tensione comunicativa ecco perché si parla di emergenza. 

«Sulla Diciotti si trattava di una nave della guardia costiera italiana, corpo militare dello Stato la cui funzione principale è il salvataggio in mare. Quei militari che hanno salvato i 177 migranti hanno fatto il loro dovere. Eppure si è bloccata la nave non perché ci sia il problema di come accogliere I migranti ma perché bisogna trattare con l’Europa ottenendo ciò che diplomaticamente non siamo riusciti ad ottenere. In nome di una trattativa diplomatica abbiamo preso in ostaggio militari e migranti».

«Il capolavoro del mio successore è che abbia individuato come alleato Orban, da poco sanzionato dal Parlamento europeo perché in Ungheria si sta perdendo la democrazia. Durante Il mio ministero abbiamo portato a termine undicimila ricollocazioni verso altri paesi europei, di questi l’Ungheria ne ha presi zero. Abbiamo affidato oggi le pecore al lupo».

E ancora: immigrati usati come scusa per rompere con l’Europa, il vero obiettivo di Salvini e Di Maio, sostiene Minniti: «I due capi in testa al governo utilizzano oggi l’immigrazione come elemento divisivo con l’Europa, non ci sono riusciti con l’euro, ma I mercati internazionali ci avrebbero punito mentre l’immigrazione ha stesso effetto divisivo ma non esiste lo spread immigrazione. Loro collasseranno quando li batteremo politicamente questi sul potere non litigano trovano sempre la soluzione e puntano non sulla capacità delle persone, ma sulla fedeltà».

Se dimenticare che: «se l’Europa si sfascia l’Italia sarà più sola e da sola sul terreno della crescita e del lavoro non ce la farà».

«L’Europa delle piccole patrie ci affosserà – aggiunge Minniti – Noi vogliamo difendere i valori di fondo dell’europeismo, ma per farlo dobbiamo cambiarla. Noi siamo il Paese del manifesto di Ventotene contro i nazionalpopulisti, non basta più l’Europa dei conti in regola, ma c’è bisogno che tenga insieme I conti e le politiche sociali. Occorre reinvestire sul progetto degli stati uniti d’Europa».

Se non abbiano chiaro perché abbiano perso avremo difficoltà a reagire. Dobbiamo rimettere in campo una capacità più capillare oltre alle manifestazioni di piazza. Nei quartieri, per le strade». A fine dell’incontro Minniti parla del suo decreto, come detto mal visto anche a sinistra. «Queste norme introducono nuove disposizioni che sono state molto criticate soprattutto dalla sinistra. Il primo, per esempio, introduce il cosiddetto “DASPO urbano”, simile al provvedimento con cui viene vietato l’ingresso negli stadi ai tifosi violenti».

«Il secondo riguarda invece la gestione dei migranti, prevede l’apertura di nuovi CIE (i centri di identificazione ed espulsione degli stranieri irregolari) e procedure più rapide per l’espulsione degli immigrati irregolari, ed è quello che ha ricevuto più attenzioni da giornali ed esperti di immigrazione».

La Festa de L’Unità non si è chiusa per Marco Minniti con un solo incontro. Infatti l’ex ministro ha partecipato ad un secondo dibattito, moderato da Maria Teresa Martinengo sul palco con il senatore Mauro Maria Marino, il deputato Andrea Giorgis, l’ex assessore di Torino Ilda Curti,il portavoce della comunità islamica Delle Alpi Brahim Baya e quello dell’associazione culturale islamica San Salvario Walid Dannawi, dove si è parlato ancora di migrazione.

«Le cronache degli ultimi mesi raccontano di un ripetersi di aggressioni e atti di discriminazione nei confronti di persone di colore e stranieri. Anche se non per tutte è stato accertato un movente razzista o xenofobo, si avverte che qualcosa è cambiato e che la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare. Prima che sia troppo tardi occorre reagire», ha spiegato Andrea Giorgis.

Per il senatore Pd Mauro Maria Marino: «ragionare in termini seri e costruttivi su temi come integrazione e sicurezza. Ci vuole uno sforzo culturale per promuovere il dialogo contrapponendolo a chi parla alla pancia della gente e scommette sulla paura per scopi elettorali».