Il congresso regionale del Partito Democratico ci sarà. La data è fissata è quella del 16 dicembre. Lo ha deciso la direzione regionale Pd questa sera, in via Masserano a Torino, su proposta del coordinamento dei reggenti. Se cosi sarà, se non ci saranno cambiamenti dell’ultimo momento, le eventuali candidature per la segreteria regionale dovranno pervenire entro le ore 20 del 12 novembre.

Slitta invece alla direzione di lunedi prossimo la votazione del  regolamento congressuale che fisserà in maniera ufficiale le tappe e scadenze per presentare le candidature per  la segreteria regionale e la commissione di garanzia che dovrà gestire le procedure.

Il coordinamento ha valutato inoltre una clausola di salvaguardia: nel caso in cui il congresso nazionale dovesse essere fissato entro tempi brevi, si ipotizza entro le prime settimane di febbraio, allora la data del congresso regionale slitterà in modo da farla coincidere con quello nazionale, evitando così ai cittadini piemontesi una doppia votazione nel giro di pochi mesi.

Ma come arrivare preparati alla tappa congressuale piemontese? Questo il tema su cui i membri della direzione hanno dibattuto.

C’è chi, come il biellese Paolo Furia, entrato solo nelle scorse settimane nella classifica dei totonomi per la segreteria regionale, crede si debba puntare sulle federazioni dei diversi territori per darsi un metodo di lavoro credibile nella programmazione dei lavori che porteranno al congresso.  Invece c’è chi come l’onorevole Andrea Giorgis auspica un’assunzione di responsabilità nel mettere da parte i diversi pluralismi di corrente per arrivare a proposte condivise e  unita’nella scelta del futuro segretario regionale.
«Ma intanto – lascia intendere il segretario metropolitano del Pd, Mimmo Carretta – oggi occorre uscire  dall’immobilismo di questi ultimi sette mesi».

«Quello che fino ad oggi ha soffocato il partito è la melina che abbiamo mostrato all’esterno», precisa Carretta, che aggiunge: «Sono convinto che le preoccupazioni di chi faceva melina fossero fondate ma, per il bene del partito stesso, vanno accantonate.  Non dobbiamo aver paura di osare o temere di fare flop. La migliore unità credo possa arrivare nel momento in cui c’è un confronto congressuale che non possiamo più rimandare. Bene  quindi  la proposta un congresso subito, ma ora dobbiamo essere in grado di declinare meglio le tappe: ad esempio tempi e termini delle  candidtaure per la segreteria».
«Non torniamo nelle secche di chi decide di rinviare ancora, non è più accettabile, non è più tollerabile. Un partito che alla festa de l’unità richiama 25mila persone, dimostra di essere ancora vivo, di esistere e da questo dato di fatto bisogna ripartire e confrontarsi», conclude Mimmo Carretta.