Nessun conflitto tra avversari politici ma la richiesta di rispettare i principi costituzionali e il potere che la Carta attribuisce alle Regioni. È il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino a spiegare le motivazioni del ricorso alla Corte Costituzionale che l’ente da lui presieduto farà contro il Decreto Sicurezza voluto da Salvini.

Dell’argomento si è discusso durante la seduta del Consiglio regionale e alcuni consiglieri della minoranza hanno colto l’occasione per ipotizzare che dietro la mossa della giunta ci fosse un mirato obbiettivo politico. «Qualcuno ci accusa di agire spinti da motivi da campagna elettorale: chiunque abbia visto quanto è accaduto a Ciampino ieri si è fatto un’idea, e qui la chiudiamo» afferma Chiamparino spazzando via così i dubbi sollevati.

«Noi facciamo un ricorso sul conflitto di attribuzione dei poteri: riteniamo che il Governo con questo disegno di legge, in quanto determina effetti su politiche di cui siamo titolari, non abbia rispettato i poteri che la Costituzione attribuisce alle Regioni – prosegue Chiamparino – ho ritenuto importante sollevare il tema, perché lo ritengo di grande rilievo. Mi auguro altri lo facciano su argomenti più generali, che riguardano i principi di fondo di questo decreto».

Il governatore del Piemonte è poi entrato nel merito del dl Sicurezza con alcuni esempi: «In materia di sanità il punto è che venendo meno il diritto alla protezione per ragioni umanitarie, alcuni rischiano di non vedersi rinnovato il permesso di soggiorno. Si verrà così a creare un esercito di invisibili, e questo potrebbe obbligare la Regione a prendere misure straordinarie per garantire diritti della persona che stanno sopra a tutto, come appunto tutele minime se uno si ammala. C’è poi il tema del lavoro. – ha proseguito – Non sono pochi i profughi con permesso soggiorno per ragioni umanitarie che si sono inseriti nel mondo lavorativo e che passerebbero dalla trasparenza a nero. Questo è un argomento che riguarda la nostra economia e anche la stessa sicurezza».

Non sono mancate le polemiche con il capogruppo del Movimento 5 stelle Davide Bono, particolarmente attento a sottolineare le misure di protezione presenti in Italia. «Io rispetto la paura ma non la alimento, è vero, abito in centro ma nei quartieri periferici ci vado forse più di quanto ci vada il capogruppo del Movimento 5 Stelle. E soprattutto non ci vado per farmi i filmatini da mettere in rete. Facendo il sindaco ho imparato che le paure vanno rispettate e che le istituzioni devono dare una mano per gestirle, non certo per alimentarle».