di Andrea Doi

Dopo aver letto la relazione dei Revisori dei Conti sul bilancio 2017, suonano ancor più minacciose e azzardate le dichiarazioni rilasciate dalla Sindaca Appendino (in versione assessore alla Polizia Municipale) in commissione consigliare. “Faremo più multe”, tuonava a Palazzo Civico.

I Revisori dei Conti hanno espresso un durissimo giudizio sul primo bilancio preventivo a Cinque Stelle. I tre custodi dei conti hanno espresso numerose riserve sulla manovra rilevando, sul punto, che “nonostante l’utilizzo delle sanzioni del codice della strada sia consentito dalla legge, sarebbe preferibile destinare tali entrate a spese di analoga natura, di carettare non ripetitivo”.

E ancora “evitare la registrazione di impegni di spesa ove non si siano verificate tutte le condizioni per poter accertare le entrate previste, compresa l’esigibilità. Qualora non dovessero realizzarsi tutte le entrate L’ente dovrà procedere alla cancellazione dello stanziamento di spesa…” E dire che da giorni il mantra dell’assessore Rolando era stato “abbiamo fatto un bilancio basato su entrate certe”.

10 milioni di multe in più nel solo 2017: ma quante di queste verranno effettivamente incassate?

Trattare l’argomento multe è molto complesso, ma frequentando le commissioni consiliari e leggendo i documenti di bilancio abbiamo imparato ad orientarci. Innanzitutto, abbiamo appreso che sono di due tipi: quelle legate al codice della strada e quelle legate a sanzioni ai regolamenti comunali.

La giunta Fassino iscriveva poco meno di 100 milioni di multe da codice della strada e meno di cinque da regolamenti. Nel 2017 il Bilancio previsionale di Appendino ne ha previsti 109 per codice della strada e circa 4 per altre sanzioni da regolamenti. Un incremento di ben 10 milioni di euro che ha insospettito non poco i revisori.

È utile ricordare anche che nel 2016, a novembre, la giunta Appendino aveva già aumentato la previsione già di altri 5 milioni, dimenticando che ogni milione di entrata deve essere compensato per almeno il 50% da un fondo obbligatorio per il rischio morosità. E infatti, a fine anno si è trovata con le casse vuote. Casse in senso stretto, ovvero senza soldi. Non basta iscrivere le multe a bilancio, occorre anche sapere che solo una parte di queste verranno riscosse all’interno dell’esercizio finanziario.

Come se non bastasse pare che le multe iscritte a bilancio non siano soltanto quelle “fatte“ strettamente nell’anno, ma quelle che completano l’iter per essere avviate a riscossione. Insomma, non sembrerebbe esserci correlazione diretta e immediata tra vigili che multano e dati economici. Se, come dice il Csa, c’è stato un flop nel secondo semestre 2016 sulle multe fatte, a dispetto delle roboanti dichiarazione della sindaca, questo avrà effetto anche sul 2017 e ricadrà proprio sul primo bilancio Cinque Stelle del 2017.

Cortocircuito da riscossione, previsioni monter e incassi incerti.

Tutti questi elementi confermano il sospetto che tanta enfasi sulle future multe – e sulla ormai famosa campagna contro la malasosta – sia in realtà un modo per giustificare le previsioni “monster” fatte nel bilancio pentastellato. E i revisori hanno proprio messo il dito nella piaga.

Il problema principale sulle multe è la bassa percentuale di riscossione, superata in negativo solo dalla tassa rifiuti degli ambulanti. Se quindi, di battaglia alla legalità si volesse davvero parlare, occorrerebbe rendere effettiva la sanzione e quindi riscuoterla. Ma come farà Madama Selfie a farsi riprendere mentre riscuote la tassa rifiuti o le multe dai suoi elettori, quando in campagna elettorale nella sede del suo comitato aveva ospitato un servizio anti riscossione per debitori (sullo stile di quello anti Equitalia)?

Contraddizioni tra promesse e realtà? Certo. Ma anche l’inizio di un avvitamento su se stessi. Davvero qualcuno pensa che si possa reggere lo sviluppo di una città con le entrate da sanzioni?

Se tanto ci da tanto, entrate per definizioni “incerte”, significano prospettive molto incerte per lo sviluppo della città stessa.