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Lavolta: “Definiamo la ragione sociale del Pd”

Lavolta: “Definiamo la ragione sociale del Pd”

di Andrea Doi

In questi giorni frenetici per il Partito Democratico molte tesi e ipotesi sono state sollevate. Non solo a livello nazionale, ma anche territoriale.

Per capire cosa stia accadendo all’interno del centrosinistra, tra presunti lealisti e presunti scissionisti, abbiamo chiesto ad Enzo Lavolta, già assessore dell’Ambiente del Comune di Torino, oggi consigliere e vicepresidente del Consiglio comunale e esponente di spicco dei Dem, di illustrarci la sua opinione.

Enzo Lavolta, ci spieghi cosa sta succedendo nel Pd

Molti commentatori politici hanno parlato di confusione e di un partito alla sbando. Non nego che l’immagine trasmessa possa essere questa, ma un dato mi pare chiaro: sta emergendo con forza un’insofferenza alla concezione verticistica e leaderistica impressa in questi ultimi anni. Credo che un eventuale scissione, ipotesi che scongiuro in ogni senso, sia una responsabilità che nessun leader, nemmeno Renzi, possa e voglia assumersi. Quando torneremo a parlare di contenuti, e su quelli ci confronteremo anche duramente, il partito ritroverà la sua unità. Per il momento sento un gran dibattere di calendario e poco di piattaforma e proposta politica.

Si, ma il sostegno ad Emiliano? In questi giorni viene evidenziata la sua vicinanza al presidente pugliese. Addirittura il termine usato è “molto vicino”

Chiariamo una cosa: mi sto impegnando perché emerga una nuova agenda politica di contenuti forti, perché il partito torni ad esprimersi ancora attraverso i suoi circoli, i suoi militanti e la cittadinanza attiva, definendo così la propria “ragione sociale”. Se emergerà un candidato segretario in grado di farsi interprete e garante di queste esigenze, avrà il mio sostegno. Cosa apparentemente naturale, ma tutt’altro che scontata. In merito alla piattaforma “Prima il congresso”, oltre a richiedere maggiore attenzione per il confronto con i nostri elettori e militanti, l’altro quesito propone un congresso programmatico da tenersi prima delle elezioni per decidere strategie, alleanze ed agenda politica del partito.
Mi stupisce che non sia al momento una priorità per il nostro stesso segretario, che invece punta ad un congresso senza mettere in discussione la politica sin qui attuata. E poi ribadisco che la data delle elezioni deve coincidere con quella della fine della legislatura.

Come si pone davanti alla proposta del ministro Orlando di indire una conferenza programmatica prima del congresso? Ma non siete nella stessa corrente?

Pieno sostegno. Il ministro Orlando ha saggiamente messo in conto di sacrificare eventualmente l’unità della corrente che non quella del partito, facendosi garante, con la sua proposta, delle esigenze della minoranza. Ha mostrato di avere a cuore prima di tutto il Paese, parlando di contenuti, e poi il partito, cercando sintesi ed unità. Inoltre ritengo che fra le due posizioni sia possibile, persino agevole, trovare una sintesi: perché entrambe vogliono discutere di contenuti e farlo prima delle elezioni. Semaforo verde, dunque, ad una “conferenza programmatica pre-congressuale” che ci consenta di confrontarci e giungere ad un Congresso vero, che non si limiti ad essere strumento di legittimazione del leader. L’importante è che sia un appuntamento programmatico, che si torni a discutere di proposta politica. Non si tratta di assemblare proposte formulate da esperti, ma di interpretare e far proprie le esigenze reali del Paese, con lo sguardo rivolto alle possibili alleanze sociali che possono realizzarlo.

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